22 novembre 2008

Perché Hillary? Qualche risposta (e molte domande)

La discussione su Hillary Clinton va avanti da una settimana. Sembra di essere tornati ai giorni delle primarie. Chi la odia, chi la ama, chi non capisce. Noi siamo più o meno tra questi. Una spiegazione buona è quella della necessità di costruire un'amministrazione mostruosamente solida per provare a ridefinire l'America del XXI secolo. Una cattiva è che per farsi eleggere Obama ha fatto troppi accordi e oggi paga le cambiali. La verità sarà nel mezzo. Certo, senza Clinton e con un paio di suoi uomini al posto dela senatrice e di se stesso, il Senato sarà più facile da gestire. Nei giorni scorsi sono stati usati fiumi di inchiostro, vediamo i commenti di oggi. Cominciamo con le notizie dal Washington Post: il senso è, per la politica estera un'amministrazione centrista e pragmatica. Di solito in America, sono queste quelle che hanno funzionato. Di questi tempi pragmatismo dovrebbe essere dialogo, diplomazia, nuovi rapporti con le grandi potenze emergenti. Vedremo.
Ecco una spiegazione elogiativa da Time: c'è lo stile Lincoln dietro alla scelta. Addio alle divisioni, in tempi bui come questi. Non è d'accordo il Times di Londra, che come gli inglesi, è più cinico e ci ricorda che i Clinton non sono esattamente oggetti poco ingombranti. Averli nell'amministrazione farà ombra al presidente? Michael Tomasky del Guardian, evidentemente deluso, ci ricorda che uno dei temi principali di scontro tra Obama e Clinton fu proprio la politica estera. Il Washington Independent si chiede: chi piazzerà Hillary nei posti chiave? Costruirà una sua casamatta o lavorerà per l'amministrazione? Ecco un Tom Engelhardt sdegnato (da The Nation). John Nichols, dallo stesso sito esprime qualcosa di simile al nostro punto di vista: Clinton è esperta, capace, conosciuta e rispettata dai leaders del mondo, ma né lei, né Obama devono dimenticare chi ha avuto il mandato a governare e perché. E' Obama ad aver vinto, non Hillary e non John McCain.