2 novembre 2008

La città del vento aspetta


Ogni vetrina del centro è addobbata con qualche decorazione che ricorda di votare. E' così anche altrove, ma qui di più. Le grandi catene commerciali non si espongono, ma strizzao l'occhio al candidato che piace ai giovani. Altre, quelle più alternative per modo di dire ci mettono la faccia e dicono con chi stanno. Come trovate scritto in un paio di post precedenti, downtown la presenza della campagna Obama non si vede troppo. Non è questo il posto per spendere soldi inutilmente. A giudicare dalla quantità di gente melmessa che si vede chiedere l'elemosina in centro, c'è ancora molto bisogno di idee e di community organizers. Forse è un'impressione ma i drop out in in giro sembrano più che in altre grandi città americane. Chicago avrebbe quasi tre milioni di abitanti, ma arrivando in macchina si entra in una fitta rete di autostrade molto prima di entrare nella ciità vera e propria e l'area metropolitana di abitanti ne ha circa 9 milioni. Si notano la presenza italiana, quela nord europea e quella afroamericana più che a New York, "corrotta" dal via vai di ogni sorta. Sembra, nonostante i condomini di lusso che spuntanto come funghi sulla riva del lago, coprendosi la vista a vicenda, di vedere qualcosa che somiglia più all'America che immaginiamo quando andiamo al cinema. Che c'entra questo con quanto - forse, e sottolineo forse - sta per succedere in città tra due giorni? Assolutamente nulla. Una cosa: oggi alla chiesa che fu del reverendo Wright, il pastore non ha menzionato Obama. Si respirava un'aria elettrica, dal pulpito il reverendo Moss ha chiesto: "Siete andati a votare?", ha invitato a farlo, ma niente comizi. E bocche cucite a fine messa.

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