Qui la notizia sul New York Times. E' stato ucciso un simbolo, un nemico giurato degli anti- abortisti, George Tiller. Un personaggio controverso che era già stato gambizzato nella sua città - Wichita, Kansas - nel 1993. Un personaggio discusso perché nella sua clinica potevano abortire donne alla 28 settimana di gravidanza (in Kansas basta il consenso di due medici per procedere all'aborto, nel caso essi concordino sulla presenza di rischi gravi per la salute della donna); nella stessa clinica i feti potevano essere battezzati prima di un vero e proprio servizio funebre. Sono solo le tre le cliniche Usa dove è possibile abortire in uno stato così avanzato della gravidanza.
E' un fatto di enorme gravità. Tiller era stato scagionato dall'ennesimo processo contro di lui pochi giorni fa, e forse qualcuno ha pensato bene di "farsi giustizia". Tiller è stato ucciso mentre entrava nella chiesa luterana alla quale apparteneva: il colpevole è ricercato dalla polizia locale e da quella federale.
UPGRADE: il presunto colpevole è stato catturato, nelle prossime ore si avrà maggiore chiarezza sul movente. E forse toglieremo il punto interrogativo dal titolo.
31 maggio 2009
Torna l'omicidio politico negli Usa? ucciso medico abortista
Pubblicato da
America2008
alle
21:09
0
commenti
Etichette: aborto, omicidio politico, tiller
La dura vita del Presidente: quanti amici tengono famiglia..
Obama non si sottrae a questa legge del lobbismo, nonostante le promesse di campagna elettorale. Certo, assume anche molti politici e accademici competenti, che rappresenteranno gli Usa all'estero. Dei 18 nuovi ambasciatori che si sposteranno in capitali piuttosto importanti - Nuova Delhi, Pechino, Parigi, Londra, Tokyo... - solo cinque sono diplomatici di carriera. Un grosso finanziatore di Obama, Charles Rivkin, andrà a Parigi.
Ha raccolto per la campagna elettorale del Presidente 800 mila dollari, altri 300 mila per pagare la cerimonia di insediamento di Obama. In realtà, per noi comuni mortali, il suo merito principale è quello di aver guidato la società che creò i Muppets. E questo ce lo rende molto simpatico (qui il link all'articolo del NYT che approfondisce questa storia).
Pubblicato da
America2008
alle
13:14
3
commenti
Etichette: lobby, politica estera
La Timeline della crisi globale dell'economia, quella di oggi e degli ultimi 200 anni
CFR.org - Timeline: Global Economy in Crisis
Come sono bravi gli americani a fare queste cose.. Uno quasi si disinteressa del contenuto quanto è
piacevole la forma. In questo la grafica animata è del Council on Foreign Relations.
Shared via AddThis
Pubblicato da
America2008
alle
12:34
0
commenti
Etichette: crisi economica
29 maggio 2009
E se il dialogo fallisse?
Pubblicato da
mattia toaldo
alle
09:05
0
commenti
Etichette: Medio Oriente, politica estera
28 maggio 2009
Storia di una vittoria
Questo post è dedicato a tutti quelli che non credono che le cose possano cambiare, soprattutto quando la situazione è disperata. Grazie ad Alessandro Coppola raccontiamo una vicenda che si ambienta a Baltimora, qui accanto vedete una foto di uno dei quartieri più degradati (ne parliamo anche nel libro). E' la storia di un gruppo di lavoratori di una ditta di pulizie in subappalto, come ce ne sono tante anche nelle nostre città. Gente che non aveva diritto alla pausa pranzo e ai quali la società diceva di mangiare dai sacchi della spazzatura che essi stessi raccoglievano. Guadagnavano la bellezza di 4 dollari e 50 l'ora, una miseria. Grazie all'impegno di una fondazione privata si è lavorato alla creazione di giovani leader sindacali che hanno creato United Workers, che poi è entrato nella confederazione Afl-Cio. Con il loro duro lavoro hanno convinto la città che era una vergogna chea) che il lavoro non fosse retribuito (a volte non ricevevano lo stipendio)
b) che ciò accadesse in un luogo finanziato con soldi pubblici
E se pensate che questo riguardi solo l'America, fatevi un giro nel settore pubblico italiano e cioè nel più grande datore di lavoro precario del Paese. Alla fine hanno vinto: lo stato del Maryland ha stabilito che chiunque lavori per il settore pubblico deve guadagnare un salario minimo all'ora. Non vogliamo anticiparvi come hanno fatto perchè la storia è proprio commovente.
Pubblicato da
mattia toaldo
alle
15:47
0
commenti
Etichette: sindacati
Su Israele una sola voce a Washington
Se Bibi Netanyahu contava di usare divisioni in seno all'amministrazione per svicolare dalla pressione alla quale il suo governo è sottoposto, forse ha sbagliato indirizzo. Stanotte italiana anche Hillary Clinton ha spiegato a Israele che le colonie vanno fermate. E' la prima volta da molto tempo che viene detto in maniera tanto chiara: la nostra posizione è che ci deve essere uno stop agli insediamenti. Non un qualce stop a qualche tipo di insediamenti, ma a tutti. Ma forse è solo un modo per aiutare Mahmoud Abbas, che di guai con Hamas ne ha parecchi ed è più debole che mai, che è atteso nella capitale Usa per una visita ufficiale.
Pubblicato da
America2008
alle
09:26
0
commenti
Etichette: Clinton, israele, Medio Oriente, politica estera
27 maggio 2009
La coppia che scoppia
Non tanto tempo fa gli Usa ed Israele erano una coppia perfetta, altro che Silvio e Veronica. Ora le cose sono cambiate: Obama ha grandi progetti per il Medio Oriente e Netanyahu si sente trascurato. La scorsa settimana si sono visti alla Casa Bianca, avrete già letto com'è andata. Quello che conta però è il cambiamento di clima nell'establishment di politica estera: in pochi a Washington sono ancora disposti a sopportare l'eccezionalità israeliana mandando in rovina il ruolo americano nella regione. Steven Cook, del think tank bipartisan Council on Foreign Relations, spiega perchè le posizioni di Netanyahu possono far deragliare il piano di Obama: non parla ancora di Stato palestinese; vuole una scadenza per i colloqui con l'Iran, cosa che li farebbe fallire da subito; "punisce" (parole testuali) la popolazione di Gaza. Se pensate che sia troppo duro, guardate cosa dicono gli altri. Cominciamo da chi è sempre stato parecchio filo-israeliano: Martin Indyk è passato dalla lobby AIPAC al think tank bipartisan Brookings. Ora scrive che Netanyahu - sugli insediamenti e sui colloqui con la Siria - sta mettendo Obama in una posizione impossibile. Conclude piuttosto duramente: "Non è il modo di costruire una nuova relazione Israelo-Americana basata sulla pace". Richard Murphy invece faceva l'Assistente Segretario di Stato, udite udite, con l'amministrazione Reagan. Senza troppi giri di parole ha detto già alcuni mesi fa che "è inevitabile" che si parli con Hamas. E non lo dice solo lui.
Pubblicato da
mattia toaldo
alle
16:33
0
commenti
Etichette: Medio Oriente
Obama presenta Sonia Sotomayor agli americani
E' arrivato via e-mail da Organizing for America. Dura quattro minuti.
Pubblicato da
America2008
alle
01:55
0
commenti
La Sotomayor alla Corte Suprema. Obama sposa di nuovo un'idea con la tattica politica
L'idea di Obama è chiara: va alla Corte Suprema una donna che sa che effetto ha la legge sulla vita delle persone. Ha dichiarato che avrebbe cercato un profilo del genere, lo ha trovato. Per di più è la prima ispanica ad arrivare in quella posizione. E' una donna del "popolo" (viene dalla parte peggiore del Bronx, ha una storia familiare piuttosto difficile alle spalle) ma è anche una moderata, è considerata una centrista, però è una nemica dei repubblicani più conservatori, su alcuni specifici temi ha un profilo decisamente progressista. Comunque, una mezza rivoluzione.
E a Obama cosa ne viene in termini di "politica-politicista"? 1) da oggi si parla di lei, il caos di Guantanamo va in secondo piano (Obama stava perdendo ai punti con Cheney e con i suoi sotenitori liberal); 2) i repubblicani dovranno condurre una resistenza molto accorta: gli ispanici non li votano più e certo non li aiuterà attaccare il primo giudice della Corte Suprema che parla spagnolo. Lo faranno, è la trappola perfetta che permetterà a Obama di continuare ad avere ancora più consensi nella comunità che cresce più velocemente di tutte, e negli Stati chiave. Bingo
Pubblicato da
America2008
alle
01:25
0
commenti
Etichette: corte suprema, partito repubblicano, senato, sonia sotomayor
America2008. Back in town
Cari tutti/e,
dopo quasi un mese di silenzio e un lavoro a singhiozzo riprendiamo appieno le nostre attività. Il libro è andato benissimo, oltre ogni aspettativa. Non vogliamo esagerare nelle autocelebrazioni, ma le reazioni che abbiamo avuto a questo testo ci hanno convinto a continuare il lavoro. Adesso è più complicato: ne succedono troppe in Italia per non stare molto più attenti al cortile di casa nostra.. E comunque parleremo un po' di più anche di quello che accade da noi
La partita McCain - Bush era una faccenda più semplice, un "prodotto" più accattivante per tutti: una comunicazione seria su quello che sta accadendo ora è cosa ben più complessa, più faticosa da costruire e da seguire per chi ci legge, ma vale veramente la pena proseguire perché l'America di oggi non è per niente un posto banale.
Il nostro pensiero è sostenuto da tesi - speriamo - forti e ragionate, da un modo di pensare all'America del quale abbiamo dato conto nel libro: da quella base ripartiamo. Buona lettura.
Pubblicato da
America2008
alle
00:53
2
commenti
Etichette: america, blog Obama, come cambia l'america
5 maggio 2009
Tutti parlano di Chrysler, e noi parliamo di città senza auto
Prima, leggete la nota di Alessandro Coppola, da Manhattan, su spazio urbano e mezzi di trasporto. Un diario da leggere.
Pubblicato da
America2008
alle
09:22
1 commenti
Etichette: città, crisi auto
29 aprile 2009
100 giorni e 60 senatori
Oggi sono 100 giorni che Barack Obama è alla presidenza. Un inizio impegnativo sia per i problemi che ha dovuto affrontare sia per le iniziative messe in campo: il pacchetto di stimolo dell'economia, l'estensione dell'assicurazione sanitaria ai bambini poveri, l'equiparazione salariale tra donne e uomini, l'inizio della discussione sul servizio sanitario universale solo per citare alcune misure e trascurando del tutto la politica estera che merita un discorso a parte. Ecco la sintesi -analisi del Washington Post, che in un altro articolo spiega come sia stata proprio la battaglia sullo stimolo fiscale a determinare la strategia del presidente: ha capito che non poteva contare sul consenso bipartisan dei repubblicani e che era il momento di fare come aveva fatto nella campagna e cioè puntare direttamente a costruire consenso nel Paese. Poi, certo, all'epoca aiutò parecchio il voto di un senatore repubblicano della Pennsylvania: un tale Arlen Specter (nella foto) che votò a favore facendo infuriare il suo partito. Da ieri questo uomo è proprio passato tra le fila dei democratici, rendendone a prova di ostruzionismo la maggioranza in senato. Una sveglia per i repubblicani, che secondo Dan Balz dovrebbero ora rendersi conto che stanno diventando un partito puramente conservatore e solo del sud del Paese. La stessa preoccupazione che mostra il Wall Street Journal, vicino proprio ai repubblicani, che spiega come nelle elezioni del senato del 2010 potrebbe andare anche peggio: molti dei seggi in palio sono in stati dove i democratici sono andati molto bene nel 2008. Si calcola un'avanzata di un paio di seggi, anche nel caso la situazione economica non migliori.
Pubblicato da
mattia toaldo
alle
08:46
0
commenti
Etichette: partito democratico, partito repubblicano
26 aprile 2009
Nella giusta direzione?
Pubblicato da
mattia toaldo
alle
13:51
0
commenti
Etichette: Sondaggi
19 aprile 2009
Sull'Iran il Mit va oltre Obama
Pubblicato da
America2008
alle
14:46
0
commenti
Etichette: iran, think-tanks
18 aprile 2009
Si cambia anche con l'America Latina
Almeno così sembra di capire. Già al G20 il duetto con Lula c'era stato. Adesso, al Vertice delle Americhe, oltre alla stretta di mano che vedete qua sotto - destinata a creare un finimondo repubblicano - c'è anche l'apertura nei confronti di Cuba. Del resto, e a prescindere da come la si pensi sulla vicenda castrista, se un Paese ha rapporti con Pechino e l'Arabia Saudita, riesce davvero difficile capire perché non dovrebbe averli con la Havana. Obama ha parlato di fresh start, nuovo inizio, nei rapporti con la isla. E proprio ieri Raul Castro aveva finalmente cambiato tono, dicendo di essere disposto a parlare di tutto con Washington. Il fresh start potrebbe aiutare il potere cubano e regalare un successo a Obama. Funzionerà una politica estera fatta di mani tese? All'Iran, alla Cina, a Cuba? Tutti fronti aperti che potrebbero bruciare le dita del presidente o farlo crescere immensamente. Qui la cronaca del Nyt e qui una lunga analisi del Washington Post sui fallimenti della politica cubana degli States (una frase usata ieri da Hillary Clinton). E per finire, sulla pagina degli approfondimenti del Truman project, trovate in testa un rapportino sui rapporti americano cubani.
Pubblicato da
America2008
alle
10:06
1 commenti
Etichette: amministrazione Obama, cuba, politica estera
14 aprile 2009
Fine dell'ossessione cubana
Come sempre ricordiamo Obama è il presidente del dopo guerra fredda, l'unico ad aver passato la maggior parte della sua vita da adulto senza Muro di Berlino (anzi, nel libro lo definiamo il Presidente del "dopo dopoguerra", qualcosa di ancora diverso). La sua strategia pubblica sembra essere quella di non lasciare tregua alla stampa e all'opinione pubblica, sempre all'offensiva. E ora tocca a Cuba dove, come saprete, l'amministrazione intende rendere più facile recarsi per chi parte dagli Usa e inviare oggetti ai propri parenti.Da tempo si dice che le nuove generazioni di cubano-americani (quelle nate negli Usa) sono meno ossessionate dall'anticastrismo dei loro genitori, ma adesso persino la Cuban American National Foundation è d'accordo con le misure proposte da Obama. Sono i più anticastristi di tutti, ma a quanto pare è finito il tabù: l'idea probabilmente è quella, con il tempo, di correre a ricomprarsi Cuba prima che lo facciano gli europei, i canadesi, i cinesi e i messicani, che hanno già un bel vantaggio (insomma, il 2008 ci dice che in Florida non si vincono più le elezioni con l'anticastrismo, e che l'anticomunismo è un'ossessione ormai solo italiana).
Su Stratfor un'articolata interpretazione storica e geopolitica dell'evoluzione dei rapporti tra cubani e americani.
Pubblicato da
America2008
alle
09:32
2
commenti
Etichette: cuba, florida, politica estera
7 aprile 2009
Gates taglia i sistemi d'arma. Guai con i lobbisti del Congresso
Robert Gates, Segretario alla Difesa degli ultimi mesi di Bush e, oggi, di Obama è un acceso sostenitore di una strategia militare diversa da quella che ha informato la guerra in Iraq. E quindi ripensa la spesa militare. Via l’F22 Raptor fighter, via i Future combat systems, e il Multiple kill vehicle, la nave Class destroyer e l’elicottero presidenziale. Colpiti e affondate la Lockheed, la Boeing, Northrop Grunman e General Dynamics.
E poi tagli all’uso indiscriminato di contractors e subcontractors, cresciuti fino al 39 per cento dal 2001 ad oggi. Gates prevede un ritorno al livello pre 11 settembre. Tagli per 39mila persone in cinque anni, una parte dei quali (20mila) verranno assunti direttamente dal Pentagono. Tra i tagli previsti c’è anche il nuovo elicottero presidenziale nel quale è impegnata anche AgustaWestland società di Finmeccanica.
I tagli di Gates si sono abbattuti anche su altri programmi, come lo scudo antimissile.
Le lobby affilano i denti e diversi congressisti autorevoli molto amici dell'industria aerospaziale hanno protestato - ad esempio il senatore Liebermann e il deputato Murtha, avversario della guerra in Iraq e campione assoluto del Pork barrel spending. Lo scontro sarà duro e qualcosa l'amministrazione si rimangerà. Gates ha dichiarato: «Tutti cominceranno a parlare di pericoli per il Paese causati dai tagli. Sono gli stessi che ci richiamano al rigore fiscale. E' questione di scelte». Oltre ai congressisti stipendiaiti dalle lobby protestano anche quei deputati e senatori che vengono da Stati particolarmente beneficiati in termin occupazionali da queste imprese. I tagli, ha spiegato Gates, sono anche investimenti in sistemi d’arma necessari a fare la guerra in Afghanistan. Niente pacifismo, ma tagli agli sprechi fatti per sovvenzionare l’apparato militare industriale.
Pubblicato da
America2008
alle
17:31
0
commenti
Etichette: crisi economica, spesa militare
4 aprile 2009
Laggiù in Iowa
Mentre Barack Obama è in giro per l'Europa il suo Paese continua a cambiare. L'Iowa, che fu cruciale nella sua ascesa politica quando gli consegnò la maggioranza dei voti nelle primarie di poco più di un anno fa, ha legalizzato i matrimoni tra omosessuali. Ha deciso la corte suprema dello stato dicendo che il parlamento locale ha escluso da un diritto fondamentale una classe di cittadini senza una giustificazione costituzionalmente fondata. Dopo il Connecticut e il Massachussets l'Iowa è il terzo stato a legalizzare le nozze gay, presto potrebbe essere seguito dal Vermont. Un successo di cui il movimento gay aveva bisogno dopo la sconfitta nel referendum in California dove, anche grazie al voto delle minoranze, erano stati bocciati i matrimoni omosessuali. L'Iowa poi sarà il primo Stato a votare nelle primarie repubblicane per il 2012: ecco un'analisi su come questa questione potrebbe influenzare la gara.
Pubblicato da
mattia toaldo
alle
18:26
9
commenti
Etichette: partito repubblicano
G20, le conferenze stampa, l'Italia (e i suoi media)
Il G20 è passato, aspetteremo settembre per capire se si faranno o meno passi in avanti su molti dei temi su cui si sono fatte timide scelte - un esempio che non implica scelte politiche: i soldi per l'Fmi, tranne gli Sdr di cui parliamo un paio di post sotto, vanno decisi dai Parlamenti. Quanto ci metterano a votare?
Nella foga dell'altra sera c'è un particolare non inutile che va raccontato. Quello delle due ore di cnferenza stampa dei leader. Per Obama c'era la fila. Coloro tra i giornalisti che non lavorano sull'America erano ansiosi di vedere la star. Sarko pure ha fatto il pieno. Interesting enough, il presidente francese ha fornito molti particolari sulle trattative. Lo ha fatto, forse, per vendere la sua vittoria, ma per chi fa questo mestiere, uno che ti racconta delle cose è più utile di chi sta abbottonato.
Mentre tutti si sperticavano a spiegare alla loro stampa quali passi in avanti si sono fatti al G20 e l'importanza di aver deciso qualcosa in tanti - il vero successo del vertice è proprio questa novità - Silvio Berlusconi raccontava che l'Italia è stata cruciale per inserire la clausola sociale. Andatela a cercare nelle cronache di qualsiasi giornale del mondo. Non la troverete. Non perché non ci sia, ma perché è inutile: si dice che la preoccupazione dei venti è per le famiglie che lavorano e che la ripresa deve essere anche pe loro. Fondamentale no?
La preoccupazione della stampa italiana? Prima domanda: Tutti scherzano sulla sua foto con il pollice in su, ci parli della diplomazia della pacca sulla spalla. E poi lo sconforto per aver capito che a La Maddalena non succederà nulla. Preoccupatevi, il Paese perde punti ogni giorno. Al G20, se non per le gaffes, è stato come non esserci (o quasi)
Pubblicato da
America2008
alle
10:43
1 commenti
Etichette: Berlusconi, G20, Obama
2 aprile 2009
G20, Obama, il comunicato finale e qualche perplessità
Obama non è il vincitore di questo vertice, il vincitore è Sarko. Eppure, nella conferenza stampa il presudente Usa ha saputo spiegare bene alcune cose, fare annunci e portare a casa un successo coi media (ma questa è un'abitudine). Obama ha spiegato che stavolta si è discusso animatamente e si è cercato un accordo, come aveva detto avrebbe cercato di fare coi repubblicani a casa. Questa è la vera grande novità di questo G20, con la conferenza stampa che comincia in ritardo perché si mette a punto un comunicato dove ci sono dei contenuti. Lotta ai paradisi fiscali, regole per gli hedge funds e per gli stipendi dei manager, più soldi all'Fmi. Certo, una velina che circola da queste parti dice che l'elenco dei paradisi cattivi, in questo momento comprende solo tre Paesi (Uruguay, Filippine, Costarica, non i più importanti, anzi). Vedremo come si procederà: il G20 si riconvoca, probabilmente per settembre a New York per verificare i pasi in avanti fatti. Domani rassegne stampa e riflessioni finali. Qui il testo finale del G20, è la pagina dello speciale Bbc, come sempre c'e un sacco di commenti, analisi e dati.
Pubblicato da
America2008
alle
20:48
0
commenti
Etichette: crisi economica, G20, Obama
G20, Cosa sono i soldi in più all'Fmi
Sembra di capire che la grossa novità della giornata sarà una ricapitalizzazione degli Sdr (la cifra circola, ma me la sono persa). L'aumento degli Sdr, gli special drawing rights ha un significato interessante: fa tornare il Fondo monetario alle origini. Gli Sdr infatti sono una quota dei fondi che ciascun Paese membro ha diritto a ritirare, come fosse un bancomat. Ciascun Paese ha una quota X che può prelevare per un periodo breve - una crisi, appunto - se trova qualcun altro che nelle proprie casse nazionali ha fondi a volontà ed è disposto a versare la quota che il primo intende ritirare. Una forma di solidarietà finanziaria multilaterale. Quando il Fmi fu pensato, a Bretton Woods, in tempi di crisi diversi a questi ma altrettanto difficili, doveva servire come banchiere dotato di diversi strumenti di intervento utili a soccorrere economie in crisi. Nel tempo, strumenti finanziari diversi sono stati reati per rispondere a diversi tipi di crisi (monetarie, fluttuazione dei prezzi delle materie prime, momentanei eccessi di deficit). L'Sdr è appunto uno di questi strumenti creato nel 1967. La situazione è tale che anche grandi Paesi che non ricorrono al Fmi dai tempi della ricostruzione post guerra mondiale, rischiano di essere costretti a farlo. E che pochi Paesi, la Cina prima e sopra di parecchio a tutti, potrebbero decidere di mettere a disposizione i loro forzieri per garantire prelievi Sdr a chi ne avesse bisogno. L'aumento, più che consistente della quota Sdr, insomma, significa un immissione di soldi freschi nel sistema internazionale senza bisogno che le Banche centrali si trovino costrette a stampare soldi. Questa è una misura keynesiana. Non è ancora chiaro se, come e perché, paesi con un surplus di moneta nei forzieri si siano detti disponibili a dare soldi così.
Gli altri aumenti di capitale per il Fondo monetario sono più facili da spiegare. C'è un fondo per i Paesi a medio reddito - molti est europei, la Turchia, il Sud Africa, ecc. - che si trovano in cattive acque e potrebbero essere costretti a ricorrere all'aiuto del Fmi. I soldi sono parecchi, ma, e questo è un problema, i Paesi in difficoltà sono molti di più. Il secondo problema è che essendo così tanti i Paesi in difficoltà, non ce ne sono disposti a contribuire all'Fmi con cifre più sostanziose. La terza parte dei soldi sono per i poveri, c'è un aumento, non cambia molto. I contributi al commercio interneazionale (fondi che garantiscono gli investimenti, ecc.) aumentano anche quelli. Noente di nuovo, succede quando gli scambi calano e viceversa.
Pubblicato da
America2008
alle
15:22
0
commenti
Etichette: crisi economica, G20
G20, qualche novità francese?
Gli sherpa francesi sono scesi in sala stampa in forze: sembra che ci siano novità. Potrebbe essere un gioco per mostrare di non avere perso, oppure i 20 stanno discutendo per davvero. Si stanno facendo passi in avanti su ciascuno dei punti cruciali che abbiamo posto ieri. Sulla lista dei paradisi fiscali si litiga, su hedge funds e altro ci sarebbero passi in avanti. È una questione "molto complicata", hanno detto i francesi . Francia e Germania, in questo sono sostenute dal Brasile e da altri paesi, vogliono la lista. La discussione, hanno sottolineato ancora le stesse fonti, si concentra su questioni come i criteri in base ai quali deve essere compilata e chi debba procedere alla redazione.
Pubblicato da
America2008
alle
13:06
0
commenti
Etichette: crisi economica, G20
G20, l'unico accordo sembra sull'Fmi
Il ministro delle Finanze (un sottosegretario) britannico Timms ha appena tenuto una conferenza stampa. Ha insistito molto sull'aumento dei fondi al Fondo monetario e sull'accesso per tutti a questi soldi. Segno che nel comunicato non ci sarà molto altro di sostanzioso. Si sottolineerà l'importanza della trasparenza per i paradisi fiscali e della fine del segreto bancario, ma non ci saranno elenchi di Paesi che non rispettano gli standard. "Stiamo discutendo sul timing di questo elenco e sulle eventuali sanzioni". Non stavolta. Berlusconi si frega le mani, un G8 inutile si potrebbe trasformare in un passaggio importante. Le cose rimandate oggi, potrebbero arrivare sul tavolo alla Maddalena.
Pubblicato da
America2008
alle
12:25
0
commenti
Etichette: crisi economica, G20
Parte il vertice G20, aspettatevi poche sorprese
Un viaggio estenuante, due autobus, tre controlli e il tutto per cosa? Per arrivare in una specie di gigantesco hangar sul cui lato campeggiano le 20 bandiere dei grandi, percorso da serpenti di tavoli pieni di persone incollate allo schermo del computer. I grandi? Sono non lontano da qua, li vediamo nei grandi schermi muti (o quasi). Di quando in quando entra qualche sherpa delle delegazioni a parlare con i suoi giornalisti (non gli italiani, non hanno nulla da dire, credo).
Quanto al vertice, salvo colpi di scena, non ci sarà molto nel comunicato finale. Molti soldi all'Fmi, qualcosa sulla sua riforma, poco su riforme e stimolo, poco sui paradisi fiscali.
A dopo
Pubblicato da
America2008
alle
11:51
0
commenti
1 aprile 2009
Il regalo a sua maestà
Obama ha regalato a Elisabetta un I pod con le foto della sua ultima visita negli States. Addio vecchi dipinti inutili, welcome pubblicità al made in Usa
Pubblicato da
America2008
alle
19:13
0
commenti
G20, proteste (quasi) calme, sarko-merkel danno l'ultimatum (in diretta su questo blog)
Dopo aver passato un paio d'ore chiusi dalla polizia nella piazza antistante alla Bank of England, eccoci a scrivere. La polizia britannica è democratica e non ti fa passare nemmeno se hai la tessera stampa. Le manifestazioni sono state moderatamente tranquille (fino alle 17, quando scriviamo).
Ieri sul Financial Times parlavano il premier indiano Singh quello giapponese Aso. Il giorno prima Merkel. Quando si dice un quotidiano pesante.
Merkel e Sarko tengono una conferenza stampa. "Una sola voce, dice sarko in diretta su questo blog, a Washington abbiamo parlato di principi, a Londra vogliamo risultati. La crisi è economica ma nasce dalla finanza e per questo vogliamo regole: non ci sarà fiducia senza nuove regole. Questo è l'obbiettivo, non ce n'è un altro". Sui paradisi fiscali: nessuno può dire che i paradisi fiscali sono normali, non dobbiamo attaccarli domani, ma vogliamo la tracciabilità dei soldi, da dove viene, che passaggi fa e dove finisce. E' molto chiaro.
"Gli hedge funds devono essere registrati e controllati, ma nessuna istituzione finanziaria può essere fuori controllo".
Sempre sarko, che fa la parte del leone, "il comunicato finale lo mettiamo insieme domani, altrimenti perché ci dovremmo riunire domani?". Su Obama: io ho fiducia in lui, ma se vuole change, facciamolo, colpiamo i paradisi fiscali. Merkel su trattative tra regole in cambio di stimolo: non c'è horse trading, non siamo al mercato, abbiamo posizioni chiare e una cosa non esclude l'altra. Ma non scambiando una cosa per l'altra.
E qui finisce la conferenza stampa, tutti vanno a cena da Sua Maestà. Il messaggio è chiaro: il capitalismo centro-europeo, regolato e interventista, chiede il conto a quello anglosassone. A cui, a dire il vero, si è molto avvicinato negli ultimi decenni.
Obama ha visto Brown, Medvedev e Hu. Il tentativo è quello di trovare una via d'uscita da un mezzo fallimento del vertice. Regolatori (Berlino e parigi) contro stimolatori (Usa e Uk), con Cina che fa l'arbitro e gli altri schierati in maniera sparsa sui vari temi (il Giappone è pro stimolo, Aso lo dice su FT). Il problema è che, come scrive Wolfe sul FT di ieri, è il mercato globale ad essere sbilanciato. Chi ha speso troppo, spende per rilanciare l'economia attraverso i consumi, chi avrebbe un mercato interno da stimolare, spera nel rilancio dei consumi di chi ha speso troppo (e scommette sul non ritorno del protezionismo). Così chi dorme su un surplus enorme (Cina, ma anche Germania) desidera continuare ad accumulare, mentre chi è dentro a una voragine di debito ne produce di nuovo. Il problema è il sistema, ma il sistema non si riforma in dodici ore. Sono tempi duri ma interessanti. L'assente più grande, l'attore minore per eccellenza di questo vertice, resta l'Italia di Berlusconi. Il Paese perde peso a prescindere da Silvio, ma lui non fa niente per impedirlo (e ci fa perdere anche il poco prestigio che abbiamo).
Pubblicato da
America2008
alle
17:40
0
commenti
Etichette: amministrazione Obama, crisi economica, europa, G20, Obama
31 marzo 2009
Tutti a Londra, con lo spettro del fallimento sulla testa
Le venti delegazioni dei grandi del mondo sono in rotta verso Londra. BO e Michelle sono partiti da un paio d'ore. E' la prima volta del presidente Usa all'estero (escluso un passaggio in Canada). Sarà una vetrina-test importante per verificare a che punto è la leadership americana nel mondo. L'uomo sotto esame, chissà perché poi, ma anche la presenza glamour sarà quella del presidente Usa.
Il G20 è convocato per riscrivere le regole della finanza, rilanciare l'economia, aiutare i Paesi in grande difficoltà. Ci sono rischi di default di Paesi medio grandi e occidentali cresciuti grazie a delocalizzazioni ed export di cui non si sente troppo parlare. Se ne uscirà con qualche accordo sulle regole, nessuno sullo stimolo economico e un nuovo appuntamento (scommettiamo?). L'altra nota importante è che questa crisi, e l'appuntamento londinese come catalizzatore del processo, chiarirano una volta per tutte che nel mondo le potenze politico-economiche sono molte. In queste settimane il Brasile ha giocato alla brasiliana. E la Cina non è stata a guardare. Dal punto di vista geopolitico prenderà forma, forse, il G2,
La miglior guida per il G20 è quella proposta dalla Bbc, qui delle divertenti e serie domande e risposte dal Guardian. Qui il comunicato finale in bozza ottenuto dal Financial Times: ci sono delle novità sulle regole, poco sullo stimolo, qualcosa sugli impegni verso i poveri. Chi cerca aggiornamenti rapidi e precisi utilizzi Bbcnews. Per una diretta (se ci saranno novità clamorose), per le proteste, il clima, tornate a trovarci. Tra tre ore si parte.
Pubblicato da
America2008
alle
15:29
1 commenti
Etichette: crisi economica, G20, Obama
27 marzo 2009
Cala l'immigrazione negli States
La crisi toglie un altro argomento alla destra repubblicana, quella più xenofoba e senza idee. Il bollettio del Labor statistics ci racconta che dal 2006 la popolazione immigrata è stabile - dopo una crescita ininterrotta di anni. La disoccupazione tra i foregin born, i nati all'estero, è pure in aumento. Non è il muro con il Messico, che non c'era e che, semmai, impedisce l'ingresso degli undocumented workers, gli irregolari. E' la crisi. Stime indicano che anche il flusso migratorio irregolare è in declino. Anche la domanda informale di lavoro è quindi in calo. Insomma: l'immigrazione la fa il mercato del lavoro, non c'è nessuna invasione in atto. Non negli Stati Uniti e non in Europa. Quando la domanda non tira, cala anche il flusso migratorio. Non è che si interrompa del tutto, la mano invisibile dle mercato non esiste, ma una reazione alla domanda c'è.
Pubblicato da
America2008
alle
11:18
0
commenti
Etichette: immigrazione, latinos
25 marzo 2009
Il nuovo tono di Obama e lo scontro in Congresso
Il New York Times di stamane racconta la conferenza stampa di ieri (qui video e trascrizione). La conferenza di Obama, si spiega, torna a un tono lasciato andare da qualche tempo, quello del professore che spiega la situazione, prendendo sul serio i cittadini. Un elenco di cose e un messaggio di speranza e, soprattutto, una lezione sulla necessità di uscire dal ciclo economico delle bolle che si gonfiano ed esplodono. Il possibile scontro ideologico e con le lobby è proprio questo. E su questo Obama potrebbe avere difficoltà in Congresso con i repubblicani (che promettono battaglia) e con alcuni dei suoi. Questa settimana comincia il dibattito parlamentare sul budget e Obama insiste che il budget che promette spese gigantesche è inseparabile dalla ripresa.
Pubblicato da
America2008
alle
09:23
0
commenti
Etichette: amministrazione Obama, crisi economica
23 marzo 2009
Il piano Geithner piace a Wall Street e non ai liberal
Ecco il piano Geithner in pillole. Difficile da capire, a dire la verità. Bisognerà leggerlo. Ecco l'articolo delllo stesso Segretario al Tesoro sul Wall Street Journal. Le borse stanno correndo verso l'alto, segno che il piano piace alla finanza. Ecco il commento-analisi di Robert Peston della Bbc e il domande e risposte dal sito del gigante britannico pubblico della notizia. Paul Krugman continua a sparare sul piano, sostenendo che non funzionerà e che somiglia troppo al business as usual di Wall Street. Secondo il premio Nobel, il piano non funzionerà e servirebbe una soluzione svedese alla crisi del credito. Per finire un fantastico grafico dal Financial Times (è a pagamento, ma se cercate il titolo dell'articolo via google...): nel 1999 tra le prime dieci banche del mondo ce n'erano sette statunitensi, due britanniche, una giapponese e una svizzera. Oggi le americane sono tre, resta una giapponese, una sola britannica, una canadese, una spagnola. Le prime tre? Sono cinesi.
Pubblicato da
America2008
alle
16:47
0
commenti
Etichette: amministrazione Obama, banche, crisi economica, geithner
Indiscrezioni dal Guardian: il nuovo piano di Obama per l'Afghanistan
L'obiettivo è indebolire il presidente Karzai - che presumibilmente vincerà le elezioni generali di agosto - affiancandogli un primo ministro e distribuendo fondi direttamente ai 34 governatori provinciali del paese e ai 396 responsabili di distretto, a fronte di un rinnovato impegno euro-americano per la ricostruzione delle infrastrutture del paese. Karzai sta già dichiarando battaglia sui giornali del proprio paese, ci sarà da divertirsi.
E' importante tenere a mente che a questo summit parteciperè anche Teheran, che incontrerà gli americani per la prima volta in forma ufficiale dopo il famoso video agli iraniani inviato da Obama. Allo stesso tempo gli americani premeranno perché cambi l'attitudine del Pakistan - o meglio, di una parte dei poteri del paese - verso i talebani. Ovviamente l'altro punto all'ordine del giorno è "l'afganizzazione" del conflitto, da ricercare attraverso l'aumento vertiginoso delle truppe dell'esercito afgano, che dovrebbero passare da 65 mila a 230 mila. Le parole più sinistre, che ricordano i tempi della ricerca della "vietnamizzazione" del conflitto.
Pubblicato da
America2008
alle
08:57
0
commenti
Etichette: Afghanistan, iran, Karzai, Nato, Pakistan
21 marzo 2009
Krugman contro Geithner: i nodi arrivano al pettine
Le idee degli zombie, coloro che pensano che non ci sia nulla di sbagliato nel nostro sistema finanziario, hanno vinto. Così il premio Nobel per l'economia ed editorialista del NYT sul suo blog. Dopo aver visto i dettagli del piano di riforma della finanza e del credito che verrà presentato la prossima settimana, Krugman protesta con forza. La speranza dell'economista liberal è che ci sia ancora qualcosa da fare. Nel suo blog, Robert Reich, professore a Berkeley ed ex Segretario al lavoro nei primi due anni di Clinton, spiega che il bailout non sta funzionando come dovrebbe (ovvero, le banche non hanno ripreso a prestare i soldi, che è il vero motivo per cui noi tutti e non solo azionisti e manager si devono preoccupare quando un sistema finanziario e creditizio collassa). Qui il blog di Reich, per leggere bisogna far scorrere i post, è un blog piuttosto primitivo. E per finire, ecco un commento-analisi sull'operato di Geithner sul Financial Times. Lui e Bernanke, più di altri, sono i registi di questa crisi. Non è chiaro se agiscano d'accordo, se e quale scontro sia in atto (non a noi, almeno, sepolti dal lavoro e senza abbastanza tempo per leggere). Di certo, Geithner è sotto attacco da parte dell'ala liberal vicina all'amministrazione.
Pubblicato da
America2008
alle
18:55
0
commenti
Etichette: amministrazione Obama, crisi economica, economia
20 marzo 2009
AIG, la crisi di credibilità della finanza (e i pomodori di Moveon)
Come forse saprete, il Congresso ha approvato alla velocità della luce una legge che tassa del 90 per cento i bonus delle imprese che ricevono soldi pubblici per essere salvate. Una mossa che più populista non si potrebbe, ma tutto sommato giusta. L'amministrazione Obama continua ad avere il problema di pompare soldi per salvare il settore del credito e non può permettere che i manager gli tirino certi scherzi. Il Segretario al Tesoro Geithner è sotto pressione, l'amico di Wall street è lui e contro di lui si scaglieranno i repubblicani (e forse anche la sinistra). Ieri anche il capo della Fed Bernanke ha chiesto alle banche e alle compagnie finanziarie di ripensare il modo in cui premiano i propri dirigenti. Non è un segreto che tra le cause del comportamento irresponsabile delle finanziarie, delle banche di investimenti eccetera, ci sia proprio il premiare i profitti e i dividendi a breve termine. Più mi fai guadagnare quest'anno, più guadagnerai. A prescindere dal valore reale degli investimenti. Se poi hai comprato solo mondezza, è un problema futuro. Ecco, Bernanke ha provato a dire: pagateli bene per costruire aziende solide. E MoveOn, che sta cercando di far crescere lo sdegno contro AIG - più sdegno = più regole approvate dal Congresso - mette online un giochino stupido e didattico: tira anche tu i pomodori sulla sede AIG e impara alcune informazioni base su come si sono comportati i suoi manager.
Pubblicato da
America2008
alle
19:39
0
commenti
Etichette: amministrazione Obama, crisi economica
Oltre l'Iran
Pubblicato da
America2008
alle
13:36
0
commenti
Etichette: iran, iraq, israele, Medio Oriente
Addio Khomeini, Obama parla all'Iran
Un messaggio alla politica e al popolo iraniani, grande tempismo (a giugno si vota e il fronte riformista è più compatto che in passato), grande studio del messaggio - sottotitoli in farsi, così che tutti possano capire il messaggio - e la fine del gelo cominciato con l'occupazione dell'ambasciata Usa che costò il posto a Jimmy Carter nel 1980. Anche in politica estera, i passi sono clamorosi e importanti. Ecco il videomessaggio da Bbcnews. A tra poco con le reazioni e il caso AIG.
Pubblicato da
America2008
alle
13:26
0
commenti
Etichette: iran, Obama, politica estera
15 marzo 2009
Mercoledì saremo a Genova
"Come cambia l'America" sbarca a Genova. Mercoledì 18 alle 16 all'Aula Magna della Facoltà di Scienze della F ormazione in corso Podestà 2. Alessandro Dal Lago e Salvatore Palidda, Professori di Sociologia presso l'Università di Genova, sono così gentili da discuterne con noi.
Pubblicato da
America2008
alle
18:54
0
commenti
Etichette: come cambia l'america, diletti, mazzonis, Obama, toaldo
14 marzo 2009
Rush diventa ricco, i democratici e la deriva repubblicana
Beh, a dire il vero il signor Limbaugh era già benestante. Ma le sue entrate, da quando Obama è alla Casa Bianca, sono cresciute di parecchio. Il re del talk show radiofonico e ultraconservatore viene più seguito che mai. Il picco è anche il frutto della strategia democratica che punta a sostenere che Limbaugh è il nuovo vero capo del Grand Old Party. Una furbata messa a punto da James Carville, lo stratega di Bill Clinton diventato famoso per aver coniato la formula It's the economy stupid, spiegando ai suoi che il futuro presidente avrebbe potuto vincere grazie all'insistenza su quei temi anziché sulla politica estera. Carville è nasty, è uno di quelli che ha sostenuto Hillary e l'ha spinta verso i colpi bassi che non hanno funzionato contro Obama. Ma per fare a pugni con i repubblicani incattiviti è la persona adatta. L'idea di Carville è piaciuta a Rahm Emmanuel - anche lui non una mammoletta, lo chiamano Rahmbo - e, si dice, sia stata autorizzata anche da Axelrod. Il tutto sembra funzionare. Tanto più che i repubblicani, dopo aver eletto Steele come loro leader sono pentiti. Limbaugh galvanizza i suoi, ma è difficile pensare che farà crescere la base repubblicana.
Pubblicato da
America2008
alle
10:28
0
commenti
Etichette: coalizione conservatrice, partito repubblicano
13 marzo 2009
Notiziario del mattino: i repubblicani si suicidano e altre storielle
1. Il governatore del Texas Rick Perry ha deciso che il suo Stato rifiuta i soldi del pacchetto di stimolo. Non ha intenzione di aumentare i sussidi ai disoccupati, lui. Due le possibilità: è un deficiente, nel suo Stato non ci sono disoccupati bianchi che votano per lui. Con l'arrivo della crisi, probabilmente se ne pentirà.
2. Il dibattito sui media sull'agenda liberale di Obama si infiamma. C'è chi spinge per questa, gongolando sorpreso da un presidente che si aspettava centrista e chi lancia i suoi strali quotidiani. Ecco qualche esempio: Michael Gerson si chiede, che fine abbia fatto il centrismo del presidente, questo spinge un'agenda di sinistra in tempi estremi così che nessuno se ne possa accorgere. Walter Shapiro su New Republic ritiene invece che sia giunta l'ora del Big governement.
3. Da the Atlantic un articolo sul mutamento di attitudine nei confronti del governo da parte degli americani. Non socialismo, ma cambio di attitudine. E' scritto dal direttore e da un vice del Pew research centre, è un'opinione, ma si regge sul lavoro di questo supercentro (molto serio) di sondaggi e ricerche.
4. Stesso argomento: il Centre for american progress sostiene che c'è un America progressista che nasce e cresce. Qui il link all'articolo di Ruy Texeira, sulla pagina i link al rapporto che spiega perché (le attitudini degli americani su molte questioni sono cambiate: lo dice anche il Pew e lo ricorda il libro dei curatori di questo blog, che oggi presentano il libro a benevento e ieri erano a Napoli).
5. Per finire una bella notizia da The Guardian: un ordine firmato da Obama rende quasi impossibile produrre cluster bombs.
Pubblicato da
America2008
alle
10:09
0
commenti
Etichette: agenda, amministrazione Obama, come cambia l'america
9 marzo 2009
Finisci una guerra, iniziane un'altra
Noi ve ne parlammo già a settembre del 2008, ma sulla stampa italiana è uscito poco: zitti, zitti gli USA avevano cominciato ad allargare il conflitto dall'Afghanistan al Pakistan. Sul sito del Center for American Progress, uno dei think tank progressisti più influenti a Washington oggi, c'è una bella mappa che fa vedere dove e quando hanno colpito i droni senza piloti americani. Spuntano due notizie non da poco: i raid sono cominciati con Bush ma continuano con Obama; a fronte di 12 (dodici) leader di al Qa'ida uccisi ci sarebbero tra le 400 e le 500 vittime civili, non proprio un'operazione di pubbliche relazioni riuscita. Hamilton e Baker (quelli che con la loro commissione fecero cambiare il vento in senso realista durante l'amministrazione Bush) hanno detto chiaramente che va bene ritirarsi dall'Iraq ma bisogna anche "limitare gli obiettivi nazionali" in Afghanistan: si può evitare che diventi un rifugio per i leader terroristi ma non si può pensare di democratizzare il paese. A proposito di democrazia, Roger Cohen plaude all'iniziativa britannica che ha "sdoganato" Hizbullah perchè "è un fenomeno politico e fa parte del tessuto del paese". Si chiede Cohen: allora perchè non sdoganare anche Hamas che ha vinto le elezioni? L'articolo va letto anche solo per capire quanto in là si è spinta la riflessione a Washington: certi giudizi su Israele e certe proposte sul Medio Oriente 2-3 anni fa semplicemente non si potevano scrivere. E in Italia ancora non si possono dire. Non del tutto però: leggetevi cosa si sono detti all'università della Nato a Roma gli espertoni di Medio Oriente di tutto il mondo: approccio integrato alla regione; aiuto dei turchi e degli alleati nella regione per bilanciare la potenza israeliana; costringere Netanyahu a fare la pace così come Baker fece con Shamir. Chissà cosa ne direbbe Fassino.
Pubblicato da
America2008
alle
21:20
0
commenti
Etichette: Afghanistan, Medio Oriente, Pakistan



