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Oggi l'inviato di Obama per il Medio Oriente George Mitchell si è incontrato con il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Come ci spiega Ha'aretz
per ora non ci sono passi in avanti: Netanyahu non vuole accettare di congelare gli insediamenti e i palestinesi pongono questa questione come pregiudiziale. L'amministrazione Obama ha ribaltato la situazione di qualche anno fa quando era il mancato riconoscimento di Israele da parte di Hamas ad impedire i colloqui. Perchè, al fondo, la questione è questa: se Netanyahu non vuole fermare le colonie è perchè non crede che uno Stato palestinese possa portare sicurezza ad Israele. Il New York Times oggi ha un editoriale molto chiaro:
si sta sprecando una finestra d'opportunità sia da parte israeliana che da parte araba dove nè i sauditi nè gli egiziani fanno pressioni perchè i governi filo-occidentali della regione aprano allo Stato ebraico con gesti simbolici. Sull'Iran, dall'altro lato, Time ci racconta come l'amministrazione potrebbe stare per entrare in
un cul-de-sac: minacciando le sanzioni inasprirebbe la reazione iraniana, ma in mancanza di risultati i colloqui a cui Teheran si è dichiarata aperta finirebbero per indebolire l'amministrazione sul fronte interno. Meno male per il presidente che, come ci racconta il New York Times Magazine,
la lobby filo-israeliana sta cambiando: un po' meno ideologia e una generazione meno condizionata dall'olocausto forse porterà a scelte meno autolesioniste. Per il momento però, l'ora della verità si avvicina e non sembra una buona verità per l'amministrazione.
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