5 dicembre 2008

"Il partito di Obama" e la riforma della sanità

L'espressione che vedete tra virgolette nel titolo non è nostra ma della politologa Nadia Urbinati. Noi però come tutti i sapientoni l'avevamo detto già: Obama non butterà via la straordinaria mobilitazione e partecipazione che lo ha portato alla Casa Bianca. E infatti oggi il Washington Post ci racconta di come il vero mentore del nuovo presidente, Tom Daschle, stia mobilitando migliaia di sostenitori nel paese per riformare la sanità. A tutti viene inviata una mail chiedendogli cosa vorrebbero cambiare del sistema sanitario, se hanno da raccontare una storia, se vogliono fare delle proposte. Poi Daschle li incontra, ci parla, sente le proposte e si fa un'idea. Ascolta insomma, quello che il nostro centrosinistra fa solo quando non ha proprio nulla di dire. Il 13 e 14 dicembre in America tutti quelli che hanno partecipato alla campagna di Obama si incontreranno nelle case per decidere di come "portare il cambiamento a Washington e nelle proprie comunità". Da noi si discuterà, forse, ancora di PD del nord e, ahimè, di "questione morale nel PD". Stiamo per scrivere il capitolo del nostro libro intitolato "Maccaroni", in cui si parla del malato processo di americanizzazione della nostra politica. Se avete suggerimenti scrivete un commento qui sotto..

7 commenti:

Jay ha detto...

Ma "ascoltare" è un po' poco.. che vuol dire? come parteciperanno al processo decisionale? con dei tavoli, dei rappresentanti di gruppi di interesse "buoni" dentro l'amministrazione.. Se è solo ascoltare manca ancora un po', la partecipazione vera è un'altra cosa: e non dite la solita solfa che "tanto è molto più dell'Italia..", non cavatevela così..

Italy2008 ha detto...

Hai ragione non caviamocela così e "manca ancora un po'" per definirla vera partecipazione. Il rischio che tutta questa operazione sia solo la nuova forma del plebiscitarismo è molto forte: il Re che chiama le sue truppe per sbarazzarsi dei corpi intermedi. Ma, e lo ripeto, è già meglio del plebiscitarismo all'italiana, dove il Re ti chiama ogni tot anni solo a mettere una scheda nell'urna ed è già un tentativo di dare nuove forme alla politica per uscire dalla crisi.

Ethos ha detto...

Ipse dixit, e ripetuto anche ieri in un approfondimento promosso da Codice Internet [www.codiceinternet.it/profiles/blogs/ci-vediamo-giovedi-4-dicembre#comments].

Il dream team di Obama è dislocato nel giacimento di 300.000 curriculum pervenuti dal sistema di social networking già all’opera, anche a supporto del transition team: un focus group che pesa, potenzialmente, l'1per mille della popolazione USA.

Sono pronto ad una scommessa: il nuovo think thank presidenziale emergerà dalla connessione di queste energie grassroot. 8.000 entreranno direttamente nell’Amministrazione. Gli altri saranno allertati per valutare, integrare, sondare politiche e soluzioni. Con le logiche proprie del knowledge management applicate all’economia della conoscenza, per spinta dall’ecosistema delle reti.

Comincia ad accadere.

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Anonimo ha detto...

Perche non:)

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