Il discorso di Spello che ha lanciato lo slogan elettorale di Veltroni "Si può fare" ha un precedente, e non appartiene a Obama. Guardate il video.
12 febbraio 2008
Frankenstein o Partito democratico?
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11 febbraio 2008
Cattive notizie per Obama?
Edwards aveva promesso di annunciare il suo endorsement per uno dei due candidati dopo il Supermartedì del 5 febbraio. Giovedì ha discusso con Hillary Clinton, oggi doveva incontrare Barack Obama. L'appuntamento è stato annullato. Edwards controlla 26 delegati già eletti, e gode di un buon seguito in alcuni stati. Buone notizie per Hillary dopo tanti guai?
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La conta dei delegati: un terno al lotto collettivo

I media americani e mondiali non erano più abituati a una corsa per la nomination così serrata, per questo stanno dando i numeri. Osservate qui la conta dei delegati vista dalle televisioni più importanti degli Stati uniti:
NBC: Obama 943, Clinton 895ABC: Clinton 1.127, Obama 1.110
CBS: Obama 1.134, Clinton 1.131
CNN: Clinton 1.148, Obama 1.121
Solo la Nbc conta i delegati effettivamente conquistati fino a ora (per questo vi consigliamo di tenerla come punto di riferimento), gli altri si basano su calcoli riguardanti le dichiarazioni di voto dei quasi 800 superdelegati ammessi alla convention per diritto. Circa 300 sembrano aver dichiarato il proprio voto, mentre gli altri aspettano di osservare l'evoluzione della competizione tra Clinton e Obama. Quindi la cosa più seria è attenersi ai numeri reali, come fa la Nbc. Ma persino in quel caso si tratta di un misto di dati reali e proiezioni (in realtà i delegati dei caucus devono ancora essere formalmente eletti: ciò avviene in una convention statale che non fornisce, di solito, alcuna sorpresa). Intanto, nelle primarie di domani Obama è dato in forte vantaggio sia in Maryland che in Virginia: vincendo con un margine ampio sarebbe primo in qualsiasi classifica.
Che notizie arrivano in Italia? Se prendete il sito "Repubblica.it" (o di chiunque altro) vi renderete conto che si prende il dato di una fonte (in questo caso la Cnn), lo si "cucina" e lo si ripropone aviarato e senza spiegazioni. Good Job!
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Aggiornamenti dai campi di gioco/2
Se volete seguire la questione dei possibili brogli nelle primarie repubblicane dello stato di Washington guardate Talking Points Memo, che sta osservando con attenzione l'evolvere della situazione. McCain è stato dichiarato vincitore dal partito, Huckabee contesta. Vedremo se diventerà un caso.
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Aggiornamenti dai campi di gioco
I risultati delle primarie del week-end sono noti: Obama - Clinton 4 - 0 e Huckabee - McCain 2 - 1. Per Obama, Washington, Maine, Louisiana e Nebraska; per Huckabee Kansas e Louisiana; per McCain, Washington; per la Clinton il licenziamento della manager della sua campagna elettorale, Patti Solis Doyle (insomma, esonerata l'allenatrice: la nuova manager è una vecchia conoscenza dei tempi della presidenza di Bill. Continua l'operazione "usato sicuro").
Come al solito Obama va molto bene nei caucus, mentre nello stato di Washington potrebbero esserci stati brogli che hanno favorito McCain. Nebbia sul conteggio generale dei delegati: alcuni media danno in vantaggio la Clinton (il dato lo riporta la sempre inaffidabile "Repubblica": quando capiranno che Veltroni cerca di copiare Obama lo cambieranno); per la Nbc il primo posto è di Obama. Non guasterebbe la presenza dei supervisori Osce, che Washington vorrebbe mandare alle elezioni russe invece di badare a casa propria. Domani Washington D.C., Maryland e Virginia.
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9 febbraio 2008
Da oggi a martedì sette Stati al voto
Ci risiamo, una nuova tornata, nuovi vincitori, nuova disputa su chi è in testa nella corsa per i delegati. Tra sabato e martedì si tengono primarie e caucus in Lousiana, Nebraska, Washington, Virginia, Kansas (Rep.), Maine (Dem), Virgin Islands (Dem), Washington D.C. Finora obama ha vinto nei caucus e in Lousiana è favorito. Washington e Virginia diventano dunque i territori di conquista. Alla fine della tre giorni Obama potrebbe essere in vantaggio. Clinton aspetta i turni successivi, in Stati dove la favorita è lei. L'ombra di Michigan e Florida, con i loro delegati non ammessi alla convention e quella di una decisione presa dai superdelegati aumenta la tensione e le discussioni.
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8 febbraio 2008
Democratici divisi o no? La fine dell'onda lunga reaganiana?

Secondo Matt Bai del domenicale di NYT la maratona per la nomination democratica non dividerà l'elettorato del partito. Secondo Richard Adams del Guardian, numeri alla mano la candidatura alla presidenza si decide inevitabilmente nei corridoi della convention di agosto. Con conseguenze sulla tenuta della baracca. I numeri delle primarie segnalano il ritorno della politica progressista? David Frum lancia l'allarme sul Financial Times. L'onda lunga cominciata con l'elezione di Reagan governatore della California (e non interrotta da Clinton) è alla fine? L'autore, che lavora all'American Enterprise Institute, non ne sarebbe contento.
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Non è solo un duello di personalità…
Hillary e Obama rappresentano due segmenti diversi dell'elettorato democratico, uno più "professionale-progressista-alto reddito" (che vota Obama) e uno più "femminile-moderato-conservatore" che vota Hillary. Per la prima volta, queste due subcoalizioni si cristallizzano durante le primarie attorno a candidati alternativi, all'incirca della stessa forza, e questo comporta seri rischi di rottura nel partito e nell'elettorato.
Su America2008 un intervento di Fabrizio Tonello
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"Yes, We Can": Da Dolores Huerta a Ceppaloni
Lo slogan "Yes, We Can" sbarca nell'Italia di Ceppaloni. Parole e linguaggi trasmigrano e mutano di senso. Obama ha tradotto in inglese e fatto suo lo slogan "Si, se puede", lanciato da Dolores Huerta nel 1972 durante il digiuno di protesta di Cesar Chavez, allora a capo della lotta contadina degli ispanici della California e icona dei chicanos. "Si, se puede" è anche il motto del sindacato fondato da Chavez e Huerta, lo United Farm Workers. Obama ha fatto suo lo slogan un paio di anni fa: "Yes, We Can" era il nome di un programma di educazione politica per giovani neri. 20 persone da formare come organizzatori di campagne elettorali, con particolare riguardo a quelle nei ghetti neri, dove serve un grosso sforzo per portare le persone a registrarsi nelle liste elettorali. "Yes, We Can" si è trasformato, quindi, in un videoclip che ha musicato il discorso del New Hempshire di Obama. Il video, infarcito di celebrità, ha fatto il giro del mondo. E lo slogan, alla fine, è arrivato in Italia.
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7 febbraio 2008
Anche Romney scende, il GOP si ricompatta?
L'idea di poter unire le falangi del partito dietro una sola campagna, quella di John McCain, sembra solleticare i repubblicani, che vedono la corsa per l'altro campo allungarsi all'infinito. Ieri Mitt Romney ha sospeso la sua campagna. Sospendere vuol dire mantenere i delegati alla convention ma smettere di correre. L'ho fatto per non indebolire il partito. I repubblicani sono svelti ad azzaccare le mosse giuste. Stanno uscendo con un candidato difficile per Clinton e si preparano prima a farlo correre. A quando il ritiro di Huckabee e l'annuncio di una coalizione con McCain?
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Edwards, Napolitano, Clark o Webb? Qualche idea per il vice
Due elenchi di vice presidenti possibili. Famosi e sconosciuti, i punti di forza e le debolezze di ciascuno. Uno di Chris Cilizza, l'altro del New York Times. Il secondo è un infografica, bisogna cercarselo nella pagina della politica del sito del Nyt.
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Le (qualche) analisi post voto

Chi ha vinto e perché? Tutti concordano nel dire nessuno. Obama rosicchia tra i maschi bianchi, Clinton stravince tra le donne bianche, si tiene i latinos e così via. La base democratica tradizionale e l'apparato locale degli Stati blu è con l'ex first lady e si è visto. Obama ha una campagna capace di penetrare dove ha spazio e modo di farlo (caucus e Stati medi o piccoli, esclusi Georgia e Illinois). E di guadagnare più delegati della sua concorrente, mantenendo più che aperta la corsa. Sui soldi, poi, il senatore dell'Illinois è nettamente più forte. Quello che nessuno sa è se il momentun (come si dice) che aveva generato dal trionfo in South Carolina in poi è destinato a durare quanto serve. Nei prossimi giorni sono caucus e Stati dove, tutti scrivono, Obama ha buone possibilità (Politico per tutti), che non sia un gioco dei media per vendere copie, contatti e pubblicità? Qui un'intervista a John Roos, politologo già direttore di campagne elettorali, comparsa su Liberazione sui pericoli di divisione nella base democratica (e altro). L'analisi di Mark Schmitt su American Prospect vale la pena.
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6 febbraio 2008
Giorni tristi alla Casa bianca
Liz Cheney, figlia del vice-presidente americano Dick Cheney ed ex-consigliere di Powell e Rice al Dipartimento di stato, non mostra entusiasmo per il buon risultato di John McCain: la sua nomination sarebbe un "giorno triste" per tutto il partito repubblicano.
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In gita al PD (quello italiano)
Domani due fieri rappresentanti di questo blog vanno alla sede nazionale del PD a Roma - alle 15, Via Sant'Andrea delle Fratte 16 - dove interverranno in un seminario di analisi del voto del Big Tuesday. L'iniziativa è organizzata con il Centro per la Riforma dello Stato e l'Osservatorio Geopolitico sulle Elites Contemporanee. Da Turigliatto a Fisichella, si offre a tutti lo stesso servizio. Contattateci numerosi.
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Occhio alle mappe
Questa non è la mappa delle elezioni di martedì ma quella delle presidenziali del 2004 in cui i democratici vinsero nei grandi stati della costa e dei grandi laghi e persero nel resto degli Stati Uniti. Il confronto con la mappa dei risultati del supermartedì mostra come in molti casi gli stati blu a maggioranza democratica abbiano preferito l'usato sicuro di Hillary Clinton mentre in quelli rossi dove aveva vinto Bush ora ha prevalso Obama.
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Guardiamo avanti...
Ricapitoliamo: per i democratici valga il post qui sopra e quello qui sotto. Per i repubblicani McCain è decisamente in testa, mentre Huckabee va forte al sud: insieme sarebbero il ticket repubblicano ideale. In West Virginia McCain ha fatto spostare i suoi voti sul candidato degli evangelici contro Romney e Huckabee ha vinto: che l'avversione a Romney possa essere la base di un dialogo? Per i dati un occhio sempre a Politico.com.
Prossime tappe di rilievo: 12 febbraio, le primarie del Potomac; 4 marzo (prima era questo il vero Big Tuesday) Ohio e Texas. Ecco l'elenco:
9 Febbraio: Louisiana, Kansas (R).
10 Febbraio: Maine (D).
12 Febbraio: Distretto di Columbia, Maryland, Virginia.
19 Febbraio: Hawaii (D), Washington, Wisconsin.
4 Marzo: Ohio, Rhode Island, Texas, Vermont.
8 Marzo: Wyoming (D).
11 Marzo: Mississippi.
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Hillary nei grandi Stati, Obama bene ovunque
California, New York, New Jersey e un altro drappello. Hillary Clinton ha pescato quasi tutti i jolly del Supermartedì e può guardare con più calma al domani. Tra gli Stati grandi Obama stravince dove doveva (Illinois, Georgia) ma non riesce in nessun colpaccio. Il senatore di "change e hope" raccoglie consensi in un numero tale di Stati a nord, ovest e sud da poter dire di essere ancora in corsa. Torna ad essere l'inseguitore ed ha ancora soldi e qualche numero dalla sua. Clinoton ha preceduto Obama di un'ora, salendo sul palco e parlando da presidente. Qualche asprezza in entrambi i discorsi, Hillary più maligna ("Quando se ne vanno le telecamere il presidente resta solo e deve sapere cosa fare") e Obama aggressivo con l'obbiettivo di mobilitare la massa di volontari da cui dipende. Il sito più agile da consultare è probabilmente quello del Politico
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McCain molto forte, i value voters con Huckabee
California e New York più diverse vittorie sparse portano il senatore dell'Arizona a essere il front runner più credibile. L'evangelico ex governatore si prende il Sud e quasi cancella Romney dalla cartina. McCain corteggia Huckabee nella prima uscita. Le talk radio conservatrici tra gli sconfitti della coailizione repubblicana.
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5 febbraio 2008
Il Supertuesday ai seggi

La parata dei Giants si è mescolata con i volantinatori delle campagne di Hillary e Barack a New York. Dal Paese arrivano notizie di partecipazione alta e tempo incerto. E come sempre ci sono guai ai seggi (abbiamo notizia di un isolato scomparso dalle liste a Brooklyn). Niente di intenzionale, non è la Florida del 2000 o l'Ohio del 2004. Per chi stanno votando e per cosa gli americani? Sul sito del New York Times ve lo raccontano loro con decine di interviste registrate davanti ai seggi in tutto il Paese - qualcuno spieghi ai media italiani come si costruisce un sito di notizie e approfondimenti vivace.
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4 febbraio 2008
Oh my god, è arrivato il Supertuesday

Mancano circa dodici ore all'apertura dei primi seggi. Clinton-Obama e McCain-Romney: non c'è nessun vincitore davvero certo. E pensare che la Florida si trova senza delegati democratici per aver scelto di spostare indietro le sue primarie. "Mai un voto come questo" è la lettura data da un bel pezzone della vigilia scritto dal direttore dell'edizione americana del Guardian Michael Tomasky. Ecco lo speciale Cnn dove seguire l'arrivo dei dati in tempo reale dalla notte di martedì (nella sera della South Carolina anche quello di Politico non era niente male). E per finire una scheda con qualche dato generale sulle corse più importanti.
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Repubblicani, il voto religioso resta diviso
Ecco i risultati di un'indagine del Pew research centre alla vigilia del voto. I primi due candidati a beneficiare del voto dei value voters sembrano essere John McCain e Mike Huckabee. I due hanno il 34% ciascuno. Mitt Romney, che crede che il diavolo sia fratello di Gesù e per questo fa fatica a convincere gli evangelici resta indietro al 17. La differenza con l'ultimo rilevamento è che sia McCain che Romney fanno passi avanti, mentre Huckabee resta fermo. Il suo 24% potrebbe comunque pesare in diversi Stati a maggioritario secco.
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Robert De Niro con Obama in New Jersey, primo sorpasso nei sondaggi nazionali
Niente di meglio che un attore italo-americano e un vecchio senatore irlandese per scaldare i cuori dell'elettorato di New Jersey e New York, ricco di nuovi arrivati, certo, ma tradizionalmente composto dalle comunità europee sbarcate sotto la statua della libertà all'inizio del secolo scorso. E' il giorno dopo il superbowl, nevica e invece dei soliti 20mila ci sono solo 3-4mila persone. In sala, nel palazzetto dello sport dei New Jersey Nets, anche l'ex governatore (irlandese) Codey e il sindaco nero di Newark, Corey Booker. Un politico stile Obama che ha vinto promettendo di risollevare le sorti di una delle città più pericolose del Paese (105 omicidi) che trova enormi difficoltà. Persino il New Jersey è diventato incerto. In un suo sondaggio Cnn regala due punti di vantaggio al senatore più amato del momento a livello nazionale. Nella media delle ultime cinque rilevazioni Hillary resta in testa di due punti pur avendo perso quasi tutto il vantaggio di un mese fa.
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La famiglia è importante/2
E' vero: se Hillary Clinton diventerà presidente nel 2012 saranno 24 anni che alla Casa Bianca c'è o un Bush o un Clinton. Ma la politica americana è da sempre una questione di famiglia. Se i casi delle dinastie Roosevelt o Kennedy sono troppo poco basti pensare che il 10% degli attuali parlamentari è parente di ex-parlamentari e che dei 10.000 parlamentari di tutti i tempi il 17% poteva essere ricondotto a 700 famiglie-chiave.
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Amigosdeobama.com
I supporter musicali di Obama impazzano in rete. Il remix del suo discorso "Yes, We Can", curato dal figlio di Bob Dylan e interpretato da star di ogni sorta, ha già fatto il giro del mondo; per il pubblico ispano-americano della California il reggaeton del sito amigosdeobama.com. Imperdibile per il testo e per il mini video-romanzo di una ragazza ispanica, Gaby, che passa dall'indifferenza alla militanza per Obama a seguito di un dramma familiare.
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3 febbraio 2008
Sondaggi impazziti/4
Ora Obama è in vantaggio in California, i due sono a tre punti a livello nazionale e negli scontri diretti con gli avversari Obama batte McCain che batte Clinton. Quanti numeri vedremo ancora nei prossimi due giorni?
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Le talk radio contro McCain
Se John McCain è il candidato pericoloso per i democratici e sente la marea dalla sua parte, ha molti problemi in casa. Rush Limbaugh, forse il più popolare di tutti, Ann Coulter e molti altri commentatori e conduttori di quelle talk radio che hanno fatto la fortuna di Bush, sono schierati con Mitt Romney e, soprattutto fanno una campagna aggressiva contro quel liberale pericoloso del senatore dell'Arizona. E intanto il miliardario mormone ha vinto il caucus del Maine (è il terzo di fila).
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I giovani al voto? Ultimo appello su Mtv/Myspace
Qualche domanda, Chris Cilizza del Washington Post a fare da ospite e i candidati rimasti in corsa a rispondere alle domande. Per i repubblicani solo Ron Paul e Mike Huckabee, che hanno un problema di visibilità e che, con argomenti diversi, possono provare a corteggiare l'elettorato giovanile. Tutto da seguire on-line. Un gruppo ha seguito il dibattito e dato voti, risposto a domande in tempo reale. Dopodomani questo è un altro (l'ennesimo) gruppo che potrebbe fare la diferenza. I “Closing arguments" sono qua, un pezzo del Post che riepiloga la storia delle campagne on-line da Howard Dean in poi qua
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Per sempre nel vostro guardaroba
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Sondaggi impazziti/3
Una delle più celebri società che opera nel settore dei sondaggi d'opinione, la Pew Research Center, pubblica i risultati di una sua ricerca attraverso la quale intende dimostrare che le survey condotte intervistando i possessori di telefono fisso - escludendo quindi chi utilizza solo il telefono cellulare - funzionano benissimo lo stesso. Se nel bel mezzo di un'infuocata campagna elettorale si sono sentiti in dovere di scrivere questo testo, significa che gli errori cominciano a pesare.
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2 febbraio 2008
Cerca i dollari
Il blog Huffington Post, grazie a Google Map, vi fornisce la mappa dei finanziamenti ai candidati per le primarie contea per contea, strada per strada, nome per nome. In questo modo gli Stati uniti, visti dall'alto, sono a macchie blu e rosse che ci ricordano la geografia politica del paese. Ovviamente c'è una parte, immancabile, dedicata all'endorsement dei Vip.
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Un'ipotesi su John McCain: se fosse il Sarkozy yankee?

Dentro e contro, come Sarkozy. Così è McCain per l'establishment conservatore di Washington. Dall'altra parte il parricida Nicholas, per vincere, ha massacrato il "suo" presidente Chirac. McCain odia Bush, anche se nel 2004 sancirono una tregua e sono d'accordo sul surge e le politiche sull'immigrazione. Forse ai repubblicani per vincere serve questo: uno che rompa col passato recente per far apparire nuovo persino un candidato del Gop. In realtà McCain è solo un repubblicano all'antica, che non appartiene alla corrente del conservatorismo mannaro di moda negli ultimi tre decenni.
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It's the Economy, Stupid!/2 - Obama vuol ridare un pò di soldi indietro..
Lunga intervista di Obama al New York Times: primo obiettivo del prossimo presidente la redistribuzione del reddito ("closing income gap", dice Obama). Negli anni '90 l'amministrazione Clinton è riuscita a tenere i conti a posto ma non ha saputo affrontare il problema dei redditi: per il senatore, i processi di globalizzazione dell'economia e di innovazione tecnologica non sono stati governati in modo da poter evitare l'approfondirsi delle diseguaglianze. Obama tenta così di rappresentare una Clinton ostaggio degli interessi del Big Business, in sintonia con le preoccupazioni sul futuro economico di molti elettori del partito democratico. Ed è un modo per strizzare l'occhio ai sostenitori di John Edwards.
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It's the Economy, Stupid!/1 - Gli americani non ce la fanno a tenersi la casa
I democratici sono andati forte nei sondaggi puntando sulla questione irachena. Adesso siamo di nuovo all'economia, come nelle elezioni del 1992. Per tenere d'occhio il tema non scordate i blog di Paul Krugman e di Robert Reich, due star della rete (oltre che tante altre cose ben più importanti). Un esempio del fallimento del progetto della "Ownership Society" di Bush: la percentuale di famiglie americane che posseggono una casa è tornata a essere la stessa del 2001, ed è destinata a scendere ancora. Il dato è riportato dal blog Calculated Risk.
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1 febbraio 2008
MoveOn e Seiu California scelgono Obama
La quantità di endorsements che piove sul senatore dell'Illinois contribuisce a rendere la corsa del supermartedì incerta nonostante i sondaggi (che vedono il vantaggio di Clinton assottigliarsi ma non scomparire). Dopo l'appoggio dell'ex presidente della Fed Paul Volcker, sono arrivati quelli di MoveOn - il referendum on-line ha regalato il 70% per Obama - e del Seiu della California. Il Seiu è il sindacato dei servizi, in grande crescita conta 650mila iscritti nello Stato e fino al suo ritiro ha sostenuto John Edwards. Le due organizzazioni di base possono servire a Obama per attrarre il voto latino e quello dei liberal nelle città.
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Sondaggi impazziti/2
Diverse ragioni - a detta dei sondaggisti - che rendono le primarie 2008 difficii da leggere. La prima è che le rilevazioni vengono fatte sui telefoni fissi, così si tagliano molti poveri e molti giovani. Il campo republicano era, fino alla Florida, affollato, bastava un exploit di Ron Paul il libertario, o una resurrezione di Giuliani e il risultato dello Stato cambiava (le pimarie del G.O.P. sono spesso a maggioriatario secco). La partecipazione, alle primarie democratiche: i sondaggisti usano modelli basati sui risultati delle ultime competizioni econ il boom del voto giovanile ovunque e nero (per ora in South Carolina), i modelli rischiano di non funzionare. In South Carolina la vittoria di Obama era prevista, ma nessuno si sognava di sparare cifre tanto alte.
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Un super ticket democratico?
Il più lungo applauso della serata - Stevie Wonder si è alzato e con lui molti altri - è venuto quando il conduttore ha posto la domanda “Mai considerata l'ipotesi di presentarvi assieme?"
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Duello senza brividi a Hollywood

Sorrisi all'ultimo incontro prima del voto del 5 febbraio. Clinton e Obama hanno parlato di momento storico per il loro partito. Hanno attaccato Bush, sono stati puntuali sulla Sanità per bacchettarsi su guerra e immigrazione. Obama era meno ispirato del solito per mostrarsi solido e credibile, Clinton meno arrogante per mostrare di non essere la persona dei due meno adatta a vincere contro McCain - e per far dimenticare il fango tirato fuori da suo marito in South Carolina. Per ciascuno dei candidati democratici il duello Tv non era il luogo dove tentare di emergere negli Stati che vanno al voto. La frase migliore è di Obama quando, rispondendo a Clinton sull'Iraq spiega: “Il problema non è essere preparati dal primo giorno di presidenza, ma avere ragione"
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Sondaggi impazziti/1
Ted Kennedy appoggia Obama. Il Massacchusets è il suo feudo, nel quale la Clinton dominava nei sondaggi. Logica vorrebbe una netta risalita di Obama dopo l'endorsement dei Kennedy. Il blog Talking Point Memo è andato a verificare, per scoprire che secondo la Rasmussen il distacco è ormai di soli sei punti percentuale, per SurveyUSA di 24 (!). Tra un poll e l'altro una differenza difficile da spiegare. I sondaggi per le primarie sono i più complicati da condurre, ma nel mondo dei polls le cose funzionano in un modo strano. Forse si tratta di un'industria con un eccesso di pubblicità ingannevole, oppure queste elezioni sono qualcosa di inedito. Non si capisce più chi va a votare e chi no, mentre la volatilità elettorale fa venire il mal di testa ai sondaggisti.
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La famiglia è importante/1
Il tema riaffiora sempre: è la questione dinastica. Se la Clinton diventasse presidente, la Casa bianca diverrebbe un'impresa a gestione familiare. I Bush e i Clinton se la spartirebbero per 28 anni consecutivi. Hillary se la cava dicendo che per rimettere a posto la Casa bianca dopo un Bush ci vuole un Clinton. Questa volta ne parla il columnist del New York Times Nicholas Kristof. In sostanza: con che faccia la democrazia dinastica americana dovrebbe dire ai pakistani o ai russi come si deve governare un popolo? Intanto, chi se ne va dalla Casa bianca può lasciare pigiama e spazzolino: non si sa mai.
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Parla Karl Rove
Karl Rove è stato l'artefice di tutte le vittorie elettorali di George W. Bush, dal Texas alla Casa bianca. Oggi analizza la campagna elettorale dalle pagine del Wall Street Journal: la novità è l'eclissi della tv e il ritorno del ruolo delle reti sociali. Il lavoro dello spin doctor è sempre più complesso, troppi mezzi e modalità di comunicazione: blog, tv, tv via cavo, siti di informazione, YouTube, il passaparola.. Il messaggio tv si perde in un mare troppo grande. Di vecchio la necessità di fare del candidato il broker di una massa consistente di interessi che attraversano il partito. Huckabee, per esempio, è rimasto solo il candidato dei religiosi: troppo poco per farcela, nonostante il loro peso tra i repubblicani.
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