28 agosto 2009

Il miglior discorso di Ted Kennedy

Lo trovate qui, su Americanrhetoric.com.

E' il discorso alla Convention democratica di New York del 1980, lo speechwriter era Bob Shrum. Comincia così:

“sono qui questa sera non per presentarmi come candidato ma per sostenere una causa. Vi chiedo di rinnovare l’impegno del partito democratico per la giustizia economica. Vi sto chiedendo di rinnovare il nostro impegno per garantire una prosperità duratura e giusta (...). La nostra causa è stata, fin dai tempi di Thomas Jefferson, la causa delle persone comuni, donne e uomini. Il nostro impegno è stato, fin dai giorni di Andrew Jackson, per quelli che egli chiamava gli umili membri della nostra società – i contadini, gli operai, chi lavora. Su queste fondamenta abbiamo definito i nostri valori, le nostre politiche e abbeverato la nostra fede”

27 agosto 2009

Un mese di tempo per il processo di pace

Questa faccia non si trova molto spesso sui nostri giornali: è quella di Salam Fayyad, primo ministro dell'ANP, o meglio dell'autorità che governa oggi la Cisgiordania, perchè Gaza è nelle mani di Hamas. Secondo il New York Times, Fayyad avrebbe preparato un piano per arrivare concretamente ad uno stato palestinese entro due anni. Secondo il Guardian invece, tra poco meno di un mese Obama farà un grande discorso sul processo di pace in cui, affiancato da Netanyahu e Abu Mazen, dirà alcune cose: gli israeliani fermano parzialmente la costruzione degli insediamenti; gli arabi stabiliscono timide relazioni commerciali con Israele; si fissa un'agenda di due anni per i colloqui di pace. Il discorso ci sarà o all'Onu oppure al G-20.
Il tutto sarebbe parte di uno scambio con Netanyahu sulla politica iraniana: le concessioni sugli insediamenti sarebbero la contropartita per un nuovo giro di sanzioni più dure contro Teheran. Netanyahu sembra che si sia mostrato più aperto nella tappa londinese, parte del suo viaggio in Europa.
Sembra però la ricetta per il prossimo fallimento: Russia e Cina non aderiranno alle sanzioni contro l'Iran; Netanyahu non propone un vero blocco ma cerca di far passare la linea della necessità di avallare la "crescita naturale" degli insediamenti; i palestinesi non possono accettare, nell'anno elettorale, l'ennesimo "processo" che non porta mai alla pace. D'altronde anche Bush aveva promesso entro il 2005 lo stato palestinese, poi aveva spostato la scadenza al 2008. Forse a decidere veramente saranno i gesti sul terreno: il processo avviato da Fayyad e magari avallato dalla "nuova guardia" di Fatah da una parte, la costruzione degli insediamenti dall'altra. E in mezzo la politica mediorientale di Obama a pezzi.

26 agosto 2009

Il video-ritratto alla Denver Convention

Un po' retorico, ma si nota l'accento, anche la, sulla sanità e sulla partecipazione.

Kennedy, il discorso alla Convention di Denver

Ecco l'ultimo discorso importante del senatore. Un oratore niente male

La riforma sanitaria perde un paladino: è morto Ted Kennedy


Era una notizia annunciata, da quando prima dell'estate scorsa era stato trasportato d'urgenza da Martha's vineyard all'ospedale e gli era stato diagniosticato un cancro al cervello. Dopo esser riuscito a vedere Barack Obama alla Casa Bianca, il leone Kennedy non ha fatto in tempo a vedere approvata la legge per la quale si è battuto negli ultimi decenni. A 77 anni, l'ultimo dei tre fratelli Kennedy, l'unico ad essere arrivato in fondo alla vita in maniera naturale, è morto. La sua ultima grande mossa politica era stata quella di schierare la famiglia dietro al futuro presidente nel mezzo delle durissime primarie democratiche. Non aveva spostato masse, era considerato un liberal, uno di quelli che non piace alla base democratica con la quale Obama aveva difficoltà, ma aveva contribuito a creare l'aura presidenziale al senatore afroamericano. I ritratti fioccheranno, ma siamo ancora alle prime cose uscite. I fratelli, l'incidente d'auto di Chappadiqquick, l'isoletta d fronte a Martha's vineyard, 1969 in cui morì la sua segretaria, le battaglie da senatore, la sanità, il tentativo di scrivere una legge sull'immigrazione bipartisan con John McCain, l'investitura di Obama e la lotta contro il cancro. Qui lo speciale del Boston Globe, il quotidiano del suo Massachussets, ecco il ritratto Bbc, con le reazioni e qualche link e sette pagine di ritratto del New York Times. La lunghezza degli articoli, segnala che i coccodrilli, come si chiamano in gergo gli obituaries, erano già pronti. Chi scrive ha la fortuna di aver visto uno dei comizi per Obama in New Jersey. C'era Robert De Niro, roba forte.
Chi sarà il nuovo senatore? Uno di famiglia? La prossima, cinica, domanda è questa.

25 agosto 2009

Sanità, la guerra degli spot


Il primo è quello nel quale un'ambulanza cerca di attraversare la città, bloccata a ogni svolta da qualche macchinone nero. L'ambulanza è la riforma, i Suv con i vetri oscurati, gli special interests. Ecco un link a una pagina di Time dalla quale guardare dieci spot a favore e contro la riforma. Cliccando su next, si vede il successivo (d'accordo, è una spiegazione inutile).

Lezioni americane di mobilitazione progressista

Domani, e fino all'8 settembre, scendono in piazza i favorevoli alla riforma sanitaria: la versione forte, quella che include una polizza assicurativa pubblica. La mobilitazione è promossa, oltrechè da "Organizing for America" anche dalla grande campagna "Health Care for America Now" che mette insieme le due grandi centrali sindacali, le organizzazioni delle donne, quelle dei latinos e degli afroamericani nonchè il Center for American Progress, il grande think tank progressista. La lotta è contro i repubblicani ma anche contro i democratici conservatori, guardate lo spot che li prende di mira: in maniera populista ma forse efficace mostra come alcuni membri del Congresso, a causa di finanziamenti delle lobby che vengono quantificati al centesimo, si muovano contro la maggioranza della popolazione americana. Nel frattempo questa parte della coalizione democratica (in termini italiani diremmo che è l'ala sinistra) sembra aver trovato un leader naturale in Howard Dean: l'ex segretario del partito ha detto chiaro e tondo che rinunciare all'opzione pubblica è sbagliato. L'obiettivo è essere però il "centro" della coalizione: non contro il presidente ma contro quelli che vorrebbero "dirottarne" il programma. Infine, Paul Krugman scrive chiaro e tondo che serve una battaglia culturale contro gli zombie reaganiani. Anche qui, con argomenti di buon senso e con prove empiriche non con fumosa letteratura politica. Non sappiamo se vinceranno ma sappiamo che stanno combattendo al contrario di ciò che è successo da noi troppe volte: ci sono leader di partito che parlano chiaramente al momento della decisione, non 10 anni dopo; ci sono intellettuali che scrivono in maniera comprensibile e forniscono armi a chi fa politica sul terreno; c'è una coalizione ampia che raggruppa tutti i soggetti sociali a favore di una riforma; si mettono in campo tutti i mezzi di pressione sulla maggioranza parlamentare. Si parla al paese di una cosa concreta, non si rappresenta un mal di pancia per mostrare che si esiste. Avremo qualcosa da imparare?

24 agosto 2009

I grattacapi del Grande Medio Oriente

Le cose non vanno tanto bene in Afghanistan che rischia di essere per Obama quello che il Vietnam fu per Johnson secondo un articolo del Corriere della Sera che riprende il New York Times. Certo, puntare su questa guerra potrebbe non essere stata una gran furbata da parte del presidente, ma era common sense anche nei think tank progressisti come si vede da questo articolo di Korb, del Center for American Progress. Ma non finisce qui: a gennaio si potrebbe tenere un referendum in Iraq che chieda il ritiro immediato del contingente americano. Tecnicamente, il quesito proporrebbe di stracciare l'accordo sullo status delle forze americane nel paese, rendendo la loro presenza illegale. Non un bel modo di realizzare quel ritiro che il presidente aveva proposto in campagna elettorale. Infine, ma potremmo continuare, c'è l'Iran: Khamenei potrebbe non essere interessato a perseguire il dialogo sul nucleare con Washington. Gli americani tra l'altro potrebbero essere indeboliti nella loro strategia da una benevolenza russo-cinese verso Ahmadinejad combinata con la scarsa voglia degli europei di applicare le sanzioni con un loro grande partner commerciale quale l'Iran è. Su tutta la politica mediorientale di Obama aleggia lo spettro del fallimento, ma potrebbe ancora provare a venirne fuori con un primo accordo sul processo di pace che dia a tutti l'illusione che le cose stanno migliorando e che sia merito suo. Sarebbe poco, ma sarebbe già un po' meglio per lui di quanto non faccia presagire la situazione attuale.

Ancora Hitler/Obama

In un "Town Hall meeting" nel suo collegio elettorale il deputato americano Barney Frank risponde nell'unico modo plausibile a una donna che paragona Obama a Hitler (sempre a proposito del tema della riforma sanitaria): "ma lei da quale pianeta arriva"?

“The Paranoid Style in American Politics”

Il libro fondamentale dello storico americano Richard Hofstadter citato nell'articolo dell'Economist del quale si dà conto nel post precedente. E' un testo del 1964 scritto all'alba della nascita del nuovo conservatorismo - isterico e populista - che all'epoca venne rappresentato da Barry Goldwater. Il libro illustra quale ruolo le teorie della cospirazione - e in particolare quelle formulate dalla destra americana - abbiano avuto nella storia del paese. Un evergreen.


In questo link trovate un estratto del testo pubblicato su Harper (dove apparve per la prima volta).

Il dibattito sulla riforma sanitaria e la costernazione inglese

Ripartiamo dal tema caldo dell'estate, la riforma sanitaria. Come ai tempi dello scandalo dello swiftboating del 2004 (la campagna Bush vs Kerry) i gruppi conservatori hanno lanciato la loro campagna di disinformazione sulla riforma. Lexington sull'Economist e Michael Tomasky sul Guardian appaiono costernati dal comportamento di alcuni cittadini dell'ex colonia di sua Maestà. Ecco i motivi del disagio dell'Economist, in un articolo dal titolo "Still crazy after all these years":

- il movimento dei "birthers", che continua a contestare l'autenticità del certificato di nascita di Barack Obama, sostenendo che non sia nato su suolo americano (la Costituzione impedisce ai naturalizzati di divenire Presidente). Un sondaggio dell'Economist mostra che il 26% dei repubblicani crede che Obama sia nato all'estero; il movimento dei birthers sostiene si tratti di una cospirazione socialista;

- i gruppi che protestano contro la riforma sanitaria assumono toni sempre più estremi, mentre i gruppi armati di "patrioti" aumentano in numero e consistenza in tutta l'America. Il paragone tra Hitler e Obama (sempre a causa della proposta di Riforma sanitaria) è all'ordine del giorno.

E il refrain su Hitler arriva al delirio nel video proposto da Tomasky (direttore di Guardian America) sul suo blog. A Las Vegas, in un meeting pubblico, un cittadino israeliano racconta ai giornalisti come la sanità pubblica del suo paese funzioni ottimamente, in special modo per quel che riguarda le cure dei vecchi soldati (si intuisce che questo signore è rimasto colpito dai veterani americani che finiscono in mezzo a una strada senza casa e senza aiuto). Non cita mai Obama o i democratici o la riforma, parla solo del suo paese. A un certo punto arriva una signora che lo paragona a Hitler e a Obama: immaginate la reazione...

La cosa più divertente è il modo costernato e quasi rassegnato con il quale Tomasky racconta la vicenda (Sono Pazzi Questi Americani), aggiungendo particolari interessanti. Intervistata a sua volta, la signora si presenta come una conservatrice cristiana; lei ha un'assicurazione sanitaria, suo marito no. Tomasky, sempre più abbattuto, si chiede come possa una persona del genere essere contro la riforma di Obama. Lo zoccolo duro della follia.

Ecco i link. qui Tomasky e qui l'articolo di Lexington.

America2008, back in town

8 agosto 2009

Prima di andare in vacanza

No, non andiamo alle Maldive tranquilli. E non ci allontaneremo per molto. Come avevamo scritto qui stiamo preparando un sito nuovo e bello per l'autunno. Prima di dedicarci a questa fatica però ci faremo qualche giorno di vacanza, ci si vede un po' dopo ferragosto. Intanto però vi lasciamo con una notizia relativamente positiva: l'economia americana sta precipitando di meno ultimamente. Cioè si sono persi meno posti di lavoro rispetto ai mesi precedenti, ma Robert Reich calcola che al momento un quinto della forza lavoro americana lavori meno di quanto vorrebbe oppure non lavori affatto. E, prevede, molti dei posti di lavoro persi non torneranno più. Magari ne sorgeranno di nuovi, ma non torneremo più all'economia pre-crisi. Per certi aspetti, siamo ottimisti, potrebbe essere un vantaggio. Buone vacanze intanto e buone città libere dalle auto per chi rimane.

7 agosto 2009

Giochi sporchi sulla sanità

Tranquilli, non stiamo parlando dello scandalo pugliese per quanto ci siano elementi in comune come la volontà di fare i quattrini sulla salute della gente: da noi con la corruzione, in America attraverso l'uso disinvolto di metodi assolutamente legali di pressione sulla politica basati sul denaro. Come racconta il premio nobel Paul Krugman l'offensiva delle lobby e dei repubblicani contro il piano sanitario di Obama sta dispiegando tutta la sua potenza di fuoco. Finti camioncini girano con slogan contro la riforma e gruppi di protesta piuttosto violenti interrompono le assemblee dei Congressmen democratici sulla riforma. Sì perchè ad agosto il Congresso è chiuso e lì al contrario che da noi i parlamentari si confrontano con chi li ha eletti. Da noi, al massimo, si fanno "intervistare" da qualche giornalista di fronte ad un pubblico che non può intervenire - parliamo delle feste del PD, non del PdL. Secondo Krugman dietro a queste folle impazzite ci sono da una parte alcune lobby molto chiare (e con a capo gente piuttosto discussa) e dall'altra quello stesso sentimento di paura razziale che faceva gridare "kill him" durante i comizi di McCain. Secondo Robert Reich non andrà come nel 1994: la riforma ha troppo "momentum", troppa forza per essere fermata. Però la "campagna d'agosto" fatta di minacce fisiche e spot aggressivi rischia di diluire i contenuti della riforma: meno gente coperta e meno riduzione dei costi. Col rischio di produrre un boomerang per l'amministrazione. Insomma, non sarà come le punture Pic.

6 agosto 2009

Lezioni sulla crisi

Chi se la sta cavando meglio nell'attuale crisi economica? Meglio sentire l'opinione di uno dei pochi che l'avevano prevista come Roubini. Su Forbes fa un'analisi di una serie di paesi che se la stanno cavando e trae alcune conclusioni: va meglio quando c'era una precedente chiusura alla globalizzazione finanziaria, laddove la domanda interna aveva un ruolo più pronunciato e dove si sono messe in campo delle misure anticicliche sia sul piano fiscale che monetario. L'Italia ha la prima caratteristica ma manca totalmente delle ultime due. Per salvarsi nel lungo periodo, Roubini dice bisogna fare delle riforme strutturali che stimolino il consumo senza provocare nuovo indebitamento come negli anni passati.

5 agosto 2009

Happy Birthday Mr. President

Ieri era il compleanno di Obama, i leader democratici gli hanno portato una torta al cioccolato. Lui ha espresso un desiderio: portare a casa la riforma sanitaria. Ha detto che bisognerebbe cercare il compromesso con i repubblicani ma senza andare oltre la metà di settembre. Un po' come con gli iraniani che tra l'altro ieri hanno proclamato ufficialmente Ahmadinejad presidente. Se Obama continuerà a trattare con lui vorrà dire che la politica della promozione della democrazia e dell' interventismo liberal sarà quantomeno sospesa. In Afghanistan i talebani continuano ad attaccare Kabul, chissà se la guerra di Obama sarà anche il suo primo fallimento oppure se questo titolo spetterà alla riforma sanitaria. Intanto buon compleanno.

4 agosto 2009

E' estate, in Medio Oriente

Stagione di possibili guerre putroppo, raramente di vacanze. Fatah, il Movimento di Liberazione della Palestina fondato da Arafat, tiene oggi il suo congresso: è il primo da tantissimi anni e potrebbe essere l'occasione per dare una prospettiva politica al partito, moribondo da quando il suo fondatore è passato a miglior vita. La notizia però è che il documento politico non esclude ancora il ricorso alla lotta armata e non si parla di abolire la clausola favorevole alla distruzione dello Stato di Israele. Un modo per non cedere le carte migliori prima del negoziato. Sull'altro lato non ci sono notizie migliori per Obama. Yossi Alpher, uno degli analisti israeliani più acuti ed equilibrati, scrive sul Jerusalem Post che Netanyahu farebbe bene a concedere qualcosa al presidente americano sulla questione degli insediamenti: non ha senso continuare a costruirne dentro Gerusalemme se il risultato è che poi lo Stato ebraico si ritroverà al suo interno centinaia di migliaia di abitanti arabi della città piuttosto risentiti. Difficile che venga ascoltato. L'amministrazione nel frattempo continua a premere su entrambe le parti per arrivare ad un compromesso: aperture diplomatiche arabe in cambio di uno stop agli insediamenti. Un po' più in là del Medio Oriente, in Afghanistan, la notte di Kabul è stata interrotta da un bombardamento talebano: è il primo da parecchi anni e fa parte della campagna elettorale dei fondamentalisti. Se questa doveva essere la "guerra di Obama", beh, non sta andando splendidamente.

1 agosto 2009

Agosto, sito mio non ti conosco

Sembra che i deputati democratici abbiano trovato un accordo accettabile e plausibile sulla riforma sanitaria. Da oggi l'amministrazione Obama si riunisce per due giorni a discutere del futuro. La riforma e la ripresa sono passi imprescindibili per pensare alla energy bill e ad altre cose innovative. Servirebbe come il pane il change a Washington e nei suoi corridoi, ma non sembrano tempi questi. Noi, a meno di colpi di scena clamorosi, ci riposiamo un po' anche noi, fa troppo calde per stare davanti a un computer. Per settembre potremmo avere grandi progetti (magari sarà ottobre, o novembre?).

31 luglio 2009

Una birra in compagnia...rassegna Usa del mattino


Una rapida scorsa ai siti che portano le notizie della notte americana.
1. Cominciamo con l'hangover da summit della birra. Il professor Gates e il sergente Crowley che lo ha arrestato davanti a casa sua, seduti nel giardino delle rose con il presidente e Joe Biden, che è alla casa Bianca perché è uno navigato e per piacere a quelli come Crowley. Il summit era un tentativo di lavorare simbolicamente a un America post-razziale e di riparare alla gaffe fatta da Obama quando si è scagliato contro la polizia. Politico sostiene sia stato un successo. The Nation propone una lettura più seriosa sul tema dei rapporti razziali. Speriamo non abbiano bevuto troppo. Qui Politico racconta cosa ha detto Crowley alla fine dell'incontro. Sono parole intelligenti (le avà scrite Axelrod?), i due si incontreranno ancora. Potere del luppolo.
2. Una curiosità: Politico racconta che la scorsa settimana quattro amministratori delegati di quattro gruppi industriali sono stati a pranzo alla Casa Bianca. Lo staff ha preso le loro carte di credito e ha fatto loro pagare il pranzo. Non male, è per evitare conflitti di interesse, dicono. Il cerimoniale non sarà contento, non è consuetudine
3. New York Times e Washington Post stamane e probabilmente solo per qualche ora, aprono con la stessa notizia - un caso raro. Il fondo pensato per finanziare il passaggio da auto inquinanti a quelle un po' meno inquinanti (la rottamazione, la chiamiamo noi) ha già esaurito le risorse a disposizione. Segno di un successo, molte auto verrano comprate tutte assieme dando un po' di respiro all'economia (non necessariamente alle big three, ma sicuramente al settore auto, che sia GM o Toyota, che le auto che vende in Us le produce negli Stati del Sud). Segno di un problema: il programma sta avendo successo e sarebbe impopolare sospenderlo. Inoltra la legge è in vigore e chi, in questi giorni, compra e vende usando i benefici deve vedersi garantito il bonus.
4. Due importanti notizie economiche. La prima è la solita: le compagnie di Wall street che hanno ricevuto soldi pubblici, hanno speso dollari in bonus. Per la precisione, nove banche che hanno ricevuto soldi, hanno distribuito a 5mila loro dirigenti bonus da un milione l'uno di media. Quando si dice la meritocrazia. La notizia l'ha diffusa Andrew Cuomo, attorney general dello Stato di new York e (you betcha) destinato a un futuro politico. La seconda è che AIG, nonostante i soldi pubblici ha ancora parecchi guai. Perché, perché le singole compagnie parte del gruppo, per anni hanno gonfiato i bilanci facendo affari con le loro omologhe AIG. Una bomba a orologeria questa delle assicurazioni?
Quando si dice che Washington a bisogno di una riforma e che la politica è spesso una cosa sporca. La Camera dei rappresentanti ha approvato il bilancio della Difesa. Ricordate gli F-22? Bene quelli non ci sono nemmeno nel testo approvato ieri. Un emendamento del molto onorevole John Murtha, potente deputato della Pennsylvania, maestro del pork barrel spending (La pratica di inserire nelle leggi spese inutili e/o nascoste) e tra i più feroci oppositori della guerra in Iraq, ha inserito nella legge di spesa una serie di sistemi d'arma che il Pentagono vuole smettere di comprare. Ovvero, a prescindere dall'idea che ciascuno ha delle spese militari, a Washington, queste sono anche inutili e non in linea con le idee della Difesa. Perché? Perché quegli elicotteri si producono nel mio Stato e quei missili nel tuo e assieme facciamo la maggioranza. Obama aveva promesso il veto sulle spese militari inutili (in realtà sull'F-22). Vedremo.
Sanità, difficoltà nei sondaggi, primi sei mesi di attività. Domani e per due giorni l'amministrazione si incontra per un summit di lavoro che guarderà al passato e penserà il futuro. Servono idee, certezze e qualche trovata geniale.
Altre segnalazioni: un lungo pezzo di The Nation sul sogno infranto californiano, l'annuncio di una nuova strategia afghana in preparazione da parte del generale McChrystal (dal Washington Post, c'è bisogno di registrarsi, credo), un commento da The New Republic, mensile liberal, sulle scelte di Obama fino ad ora.

30 luglio 2009

Sanità: appuntamento a settembre

I democratici hanno trovato un compromesso sia con la loro ala conservatrice (i blue dogs) che con i repubblicani moderati per discutere la riforma sanitaria a settembre. Una prima sconfitta per il presidente che avrebbe voluto che il primo voto dell'assemblea ci fosse già prima delle vacanze. E non a torto: come ci spiega il New York Times, i fautori dello status quo hanno già speso una somma ingente in spot televisivi conquistando una porzione di opinione pubblica non trascurabile. Usano la paura dei già-assicurati di perdere il proprio dottore ed il proprio livello di assistenza in cambio di tasse più alte. Starà al presidente, e al suo partito, contrastare questa campagna e coniugare i vari elementi all'interno della propria coalizione.
Al momento sembra che ci sia un primo compromesso (troppo moderato per l'ala liberal dei democratici) su un piano che costerebbe relativamente poco, darebbe meno sussidi ai poveri per farsi l'assicurazione, costringerebbe meno società a farla per i propri dipendenti e ammorbidirebbe l'entrata sul mercato dell'assicurazione pubblica.
Un cammino complicato quello di Obama: deve far passare il piano attraverso le forche caudine dei repubblicani e dei democratici conservatori ma allo stesso tempo la riforma deve produrre dei cambiamenti tangibili per la sua base sociale. Altrimenti il rischio è quello di spaventare e compattare i nemici senza dare nulla di concreto ai propri sostenitori. Una strategia che il centrosinistra italiano conosce bene: se fate mente locale ricorderete il destino delle "lenzuolate" - solo 3 estati fa, ma sembra un decennio.

29 luglio 2009

Caos afghano, due segnalazioni

Il dibattito italo-afghano è quel che è. Politica interna di bassa lega. Non si parla di che succede, non sappiamo cosa, né come. Ogni tanto vediamo delle immagini di una bara che torna e in altri casi ci mostrano soldati che danno caramelle o inaugurano scuole. Non esattamente informazione di guerra. Il generale Fabio Mini fa eccezione, ecco un'intervista a Liberazione. Ed ecco un quadro della situazione afghana costruito cercando qua e la tra i rapporti pubblicati dai think-tanks.

28 luglio 2009

Un esercito di volontari

Non sono quelli di Obama, che pure sta mobilitando come può la sua base per promuovere e vendere al Paese la riforma sanitaria (MoveOn manda una mail al giorno, qui lo spot che l'organizzazione di pressione e mobilitazione politica ha prodotto). Si tratta invece dei volontari che donano ore al loro quartiere, città, comunità. Un rapporto pubblicato ieri mostra (qui la sintesi del Washington Post) che, nonostante la crisi, nel 2008 il volontariato è in aumento rispetto al 2007. L'aumento più importante viene dai giovani (+400mila). Un bene per il presidente, che tra le cose alte di cui spesso parla, mette la partecipazione alla cosa pubblica.

27 luglio 2009

Afghanistan, qualche segnalazione

Newsweek fa un doppio colpo. Intervista il Mullah Baradar, numero due e comandante sul campo dei talebani. Ecco un ritratto del Mullah da Newsweek e un articolo più breve (ma in italiano) di Maurizio Molinari. Sempre dal settimanale diretto da Fareed Zakaria, un ritratto di Richard Holbrooke del plenipotenziario di Obama nella regione. Da Mother Jones un divertente (si fa per dire) elenco dei signori della guerra che combattono contro gli Usa, già finanziati da Washington nella gurra contro l'Urss (ok, ok, lo sapevamo già). Da l'Espresso - per tornare al dibattito italiano - il video con il commento dell'ex generale Fabio Mini sulla missione italiana (sul sito non trovo un ottimo articolo dello stesso Mini pubblicato nell'ultimo numero).

Riecco il G2

Non ci si fa in tempo a concentrare su una cosa - la riforma sanitaria, Pelosi ripete che proverà a farla passare - che boom, ci sono novità su altri fronti. Migliorano le relazioni tra Siria e Usa, con l'inviato Mitchell che chiede a Damasco di essere coinvolta appieno nei colloqui di pace per il Medio oriente (oggi è a Tel Aviv). E soprattutto, a Washington, Obama si incontra con il vicepremier cinese Wang Qishan. In due giorni si parlerà di tutto, dalla Corea nucleare, all'ambiente. Il centro, del quale magari non sapremo tutto e subito, sarà l'economia. Gli Usa sono vitali per l'export cinese e la Cina è essenziale per sostenere il debito americano e per rifornire i consumatori Usa di merci a buon mercato (che con la crisi sono più important che mai). Robert Reich, nel suo Supercapitalism ha dedicato un passaggio interessante al consumo cinese a poco prezzo. Obama, nel suo discorso, ha spiegato quanto importante sia la Cina per gli Usa in un mondo senza frontiere come il nostro e così avevano fatto, in un articolo congiunto, il Segretario al Tesoro Geithner e Hillary Clinton. Il primo parla correntemente cinese - come il segretario al commercio, Gary Locke, americano-cinese di terza generazione. Nel loro articolo, i due pezzi da novanta dell'amministrazione spiegano che rispondere alla crisi, al riscaldamento globale e pensare un ordine mondiale sicuro sono le priorità per i due giganti. Una parola....

So long, Sarah...

Si è dimessa la donna che doveva salvare il partito repubblicano. Non è ancora ben chiaro perché, ma non è affatto detto che Sarh Palin sia pronta per un futuro politico di primo piano. Palin non è più governatore dell'Alaska, le alci hanno un brivido lungo la schiena. Ecco il video del discorso d'addio, nel quale Sarah distribuisce un poco di patriottismo sul grande Paese e se la prende con quei rompiballe dei media.
Deve essere per colpa dei media, che da quando ha annunciato di lasciare la carica di governatore, Palin è crollata nei consensi. Un futuro plausibile? Lo stesso dell'evangelico dalla battuta facile, Mike Huckabee, che conduce una trasmissione su Foxnews. Attenzione, però, Mike è spigliato e spiritoso. Palin, ogni volta che non l'hanno preparata, non ha funzionato molto bene.

Che impatto avrebbe la riforma?

Per gli appassoniati del tema, ecco un fantastico grafico del New York Times. Si capisce molto bene cosa succede a chi. Il Nyt, che come giornale fa un lavoro neutro, sottolineando anche le difficoltà di Obama in questa fase, sta spingendo la riforma. O meglio, come il presidente, fa un lavoro pedagogico, smonta le leggende messe in giro dalla parte estrema della destra. Lo ha fatto domenica con un editoriale lungo che, in sostanza, era la spiega scritta del grafico qui sopra. Il problema cruciale, quello vero, resta quello dei finanziamenti: quanti soldi si risparmiano e quanti ne servono.

24 luglio 2009

Ancora sanità, parla Krugman

Ecco l'articolo di Krugman, spesso critico con le politiche finanziarie di Obama. Mentre tutti dicono che la conferenza stampa del presidente non è stata particolarmente efficace (vedi il post precedente), il premio Nobel per l'economia spiega che, secondo lui, Obama ha detto quanto c'era da dire: costi e solidarietà. Già, Krugman ricorda che il predecessore di Obama un tempo spiegava che in America “c'è la sanità, basta andare al Pronto soccorso" e che sotto la sua presidenza - i repubblicani, da Reagan in poi, promettono sempre meno stato ma fanno immancabilmente aumentare il deficit - i costi di Medicare sono schizzati alle stelle.

23 luglio 2009

Obama prova a vendere la sanità (di nuovo)

La conferenza stampa di stanotte (qui l'analisi del NYT, sulla pagina c'è anche il video) è cominciata spiegando le cose fatte, cercando di vendere il recovery act, ammettendo che le nuove assunzioni saranno l'ultima cosa che arriverà - e ricordando che che l'economia americana aveva perso di competitività prima della crisi e non produceva più ricchezza per i più da tempo.
Poi Obama è passato alla Sanità parlando dei costi: sono troppo alti e ogni giorno 14mila americani perdono la propria assicurazione. Il presidente ha poi provato a vendere la parte di riforma sulla quale c'è accordo, ripetendo le stesse cose dette due giorni prima. Il rischio è quello di mostrare la momentanea debolezza. Politico sostiene - e forse non a torto - che stavolta Obama ha volato troppo basso: la sua abilità, nei momenti duri, è di fare uno scatto in più e volare alto. Stavolta forse non è andata così: Politico nota che la risposta sull'arresto del professore afroamericano è molto migliore. In effetti, lo abbiamo già scritto, le riforme difficili (sanità, pensioni, scuola) sono difficili da trasmettere e da capire per il pubblico. Un buon passaggio: “Capisco che la gente sia scettica, non ha visto granché uscire da Washington per aiutarli. Si dice: preferisco questo diavolo che conosco, che non quello di cui non so nulla“. Un altro: spingo con tanta forza perché ricevo lettere tutti i giorni di gente in difficoltà...in un Paese come il nostro questo non è giusto e poi la default position determina inerzia.
Lo scontro in Senato va avanti, Pelosi rischia un po' la figura di quella che procede senza mediare (“se non si vota non si va in vacanza"), facendo infuriare gli avversari e i non amici del proprio partito. I senatori mediano all'infinito e questo dev'essere uno dei motivi per cui l'ultimo sondaggio AP vede Obama in calo e le Camere rimanere ferme intorno al 30 per cento del consenso (come prima del voto di novembre). Per Obama una buona notizia, premere sul Congresso può servire. Certo, lo strano della politica Usa - e anche nostrana - è che il Congresso entità astratta è impopolare, ma io elettore voto il mio senatore o deputato come se l'incapacità di fare del Parlamento non dipendesse anche da lui/lei. Qui un pezzo di Matt Bai dal NYT magazine sulla palude politica nella quale Obama si muove (e di come lo scaltro Rahm Emmanuel sia l'uomo per attraversarla)
Fatto: cinque milioni di americani hanno perso l'assicurazione dall'inizio della crisi (ecco la rilevazione Gallup). Piccolo problema: i non assicurati sono più ispanici e afroamericani (16% degli americani, solo 11,6% dei bianchi). Eppure, come notate dal cartoon qui accanto, c'è chi alimenta paure sulla sanità pubblica. Chi non lo ha fatto rilegga Zucconi (il link due o tre post qui sotto)

22 luglio 2009

Riforma sanitaria, Obama ancora in Tv

Difficile situazione per bama, costretto ieri a fare una nuova comparsa televisiva in forma di conferenza stampa per difendere il suo operato. Rahm Emmanuel spiega che si tratta di un “riepilogo dei sei mesi passati", la verità è che il presidente è in difficoltà. Come dice il Nyt cedere e rmandare a dopo l'estate o provare a forzare? Vedremo. In ogni caso, stasera alle 8 eastern time c'è la conferenza stampa. Politico pone dieci domande interessanti (un repilogo non gentile).

Curiosità estive (si fa per dire): astinenza sessuale, ghostboxes e Sarah Palin

1. Ricordate le politiche per l'astinenza sessuale finanziate da George W.? Un rapporto pubblicato in questi giorni rivela che con quelle al posto dei preservativi sono aumentate le malattie veneree, l'Aids tra gli adolescenti e le gravidanze giovanili. Effective!
Sarah Palin è nei guai, avrebbe preso soldi e regali e approfittato della sua posizione. Ogni giorno che passa appare più chiaro come mai, questa paladina della caccia e della famiglia, si sia dimessa. A proposito, chissà che la gravidanza della figlia (ricordate?) non sia il frutto delel politiche del presidente Bush.
2. Con la crisi aumentano i negozi che chiudono e con i quali non si sa più che fare. Ne parlava il Nyt riferendosi alla Grande mela, ne parla Associated press, in riferimento agli store nei sobborghi, che vengono chiamaiti ghosboxes, scatole fantasma e gli fa eco questo blogger del Texas.
3. La notizia di oggi è che gli automakers (Gm, Chrysler, etc.) taglieranno 3mila concessionarie. Altri 3mila ghostboxes. I monumenti industriali di Detroit hanno un loro fascino, ma questi scatoloni tutti uguali ai lati delle superstrade e di fianco ai benzinai e fast-food ai margini delle città fanno schifo anche pieni.

Metti una sera a spanish Harlem

Guarda un po' chi è andato a capire come si fa a generare partecipazione dal basso nei quartieri popolari americani?

Aerei da caccia, change e lobbismo

Ecco un caso in cui si può dire che il change promesso da Obama stia funzionando. Non parliamo delle politiche, ma del modo di fare politica. Il Senato ha bocciato l'idea di rinnovare il finanziamento alla costruzione dei cacciabombardieri F22. Non è pacifismo, ma razionalizzazione della spesa. Si taglia un costo superato nonostante in Senato ci sia gente che spinge perché si continui a finanziare il programma militare. Obama aveva minacciato il veto: quest'anno l'esercito aumenterà di 22mila unità e gli investimenti in sistemi d'arma saranno per aerei migliori dal punto di vista tecnologico. Anche McCain, che è un nemico della spesa e delle lobby, ha parlato di voto storico. Da anni, qualsiasi richiesta dell'apparato militare industriale veniva approvata senza batter ciglio: sono soldi pubblici che finanziano un settore privato che garantisce occupazione. I senatori finanziano i loro Stati, a prescindere dalla necessità reale. La politica Usa non è poi così diversa dalla nostra. Ogni tanto però, oltreoceano, si fa qualche passo in avanti.

21 luglio 2009

Sanità, la saga continua

Il presidente ha detto che metterà tutto il suo peso sulla vicenda. I repubblicani proveranno a fare lo stesso per fermare il piano Obama, che sperano di trasformare nella sua Waterloo. E. J. Dionne, columnist del Washington Post spiega che Obama è meno preoccupato dei suoi colleghi di partito perché non ha la sindrome del 1993, ovvero della batosta presa dai democratici dopo la sconfitta suicida proprio sulla Sanità. Obama ha la maggioranza, lavora a mediazioni, mette il suo peso politico e non teme di prendere batoste. Per lui una buona notizia: il senatore Baucus, del Montana, che presiede la commissione finanze e che frena (o rallenta) sulle proposte di riforma sanitaria, negli ultimi mesi ha preso una valanga di soldi dalla lobby sanitaria. Baucus è insomma nel mirino e dovrà essere più accorto nel frenare. L'altra notizia è che i democratici stanno riflettendo sulla possibilità di una tassa meno penalizzante di quanto pensato fino a qualche giorno fa: saranno solo gli ultramilionari a pagarla. Un passo indietro tattico per mostrare di essere pronti al compromesso. Per finire, il pezzo di Vittorio Zucconi da Repubblica spiega molto bene lo scenario paradossale della battaglia per la Sanità negli States.

Guantanamo, i prigionieri che non sai dove mandare, il G8 de L'Aquila e i guai di Obama

Problemi a chiudere la prigione. Sembra che una delle prime scelte di Obama stia incontrando ostacoli. E che il piano di chiusura verrà rinviato. Perché? Un rapporto sullo status dei detenuti e sul loro destino viene rinviato di sei mesi (su questa pagina della Bbc anche il pdf del rapporto preliminare). Non si è dunque trovata una via d'uscita legale che soddisfi l'amministrazione sul fronte giuridico tanto quanto su quello della sicurezza. Un bel guaio d'immagine, anche con l'opinione pubblica musulmana. Qual'è il problema vero? Semplice, gli americnai non sanno dove mettere i detenuti. Questi hanno confessato cose, ma le confessioni gli sono state estorte con mezzi illegali e non sono quindi utilizzabili in un procedimento giuridico con garanzie. Se però le confessioni fossero vere - e qualcuna lo sarà pure - rilasciare alcuni dei prigionieri sarebbe un grosso pericolo. L'accordo del G8 a L'Aquila tra Berlusconi e Obama sull'accoglienza di alcuni detenuti attualmente nel carcere cubano (con in cambio le gentilezze americane al padrone di casa) è proprio questo. Per regalare prigionieri in giro e restituire loro uno status giuridico in linea con il diritto, gli americani stanno facendo pressioni, richieste, preghiere, ricatti e tutto quanto possono. Ma nessuno vuole mettersi in casa persone che sono potenziali membri di al Qaeda. Badate bene, in molti casi non ci sono satti problemi: gli uighuri sono alle Bahamas e alcuni altri sono tornati a casa. Ma ci sono alcuni casi di difficile risoluzione.

Schwarzy, la voragine di bilancio e i rischi per Obama

La California è una delle prime economie del mondo. Con un buco di bilancio che nemmeno l'Italia ai tempi di Craxi e Forlani. E con un sistema di approvazione dei budget e possibilità di indire referendum su qualsiasi cosa che rende molto difficile fare scelte decisive e impopolari (qui un post sul come funziona e perché si è arrivati alla situazione in cui siamo). Bene, stanotte il Congresso di Sacramento ha approvato una finanziaria di emergenza con tagli drastici e risparmi. I democratici sostengono che i servizi di base restano. Staremo a vedere se è vero. In molti, in queste settimane, hanno sostenuto che Schwarzenegger avrebbe dovuto chiedere un bailout come le banche. Qui San Francisco Chronicle (un giornale sull'orlo della chiusura) e LA Times (che qui in Europa nessuno fila, pur essendo un ottimo giornale, forse il fuso orario penalizzante). Sul quotidiano di L.A. anche un giochino divertente: sei capace di far quadrare il budget? Provateci, e scoprirete quanto è difficile. La California è importante per un motivo: difende la natura, taglia le emissioni e ha un sistema di assicurazione sanitaria molto includente. Ovvero fa già delel cose che Obama vorrebbe fare. Per farle spende. Schwarzenegger ha implementato queste misure senza ragionare troppo sui costi e il sistema di cui abbiamo detto sopra ha complicato tutto. Per fortuna il Grand Old Party non può sparare contro il governatore dell California: pur essendo un repubblicano sui generis, è uno dei pochi politici spendibili importanti rimasti a livello nazionale. Alla convention di Minneapolis/Saint Paul tutti erano sollevati dal fatto che fosse sul palco.

20 luglio 2009

Notiziario di mezza mattina: sondaggi, sanità, i cattivi repubblicani e l'economia

1. La riforma sanitaria resta lo scoglio politico più difficile per qualsiasi presidente democratico. Un sondaggio ABC/Washington Post rileva un vantaggio molto ampio sui repubblicani e una buona approval rating. Per la prima volta, Obama è sotto sul tema della riforma sanitaria. Naturalmente, qui sta il problema, c'è un pezzo di chi disapprova che ritiene che il presidente dovrebbe fare di più e un altro pezzo che ritiene che dovrebbe evitare di espandere il ruolo delle autorità federali e aumentare le spesa nel tentativo di allargare la copertura sanitaria. Qui il video di Obama che si rivolge ai cittadini per tentare di convincerli che la riforma va fatta, qui l'articolo di Ted Kennedy, il paladino della riforma per eccellenza, comparso su Newsweek. Il W. Post spiega che la strategia della Casa Bianca e mettere tutto il peso del presidente nella vicenda sanità. O la va o la spacca. Gli Obamas mettono il loro peso su una questione difficile - e sembrano essere un poco preoccupati.
2. I repubblicani non sono messi troppo bene nemmeno loro. Non hanno una strategia se non quella di sperare che tutto vada male agli avversari politici e sono a caccia disperata di figure di spicco (un paio si sono bruciate in questi mesi per robe di amanti). Non è una cattiva strategia, l'amministrazione Obama è in acque molto difficili. Come nota Kevin Drum, anche sulla sanità fare opposizione è complicato: o decidi che lasci lo Stato prendersi cure di alcune questioni o lasci le cose al libero mercato - escludendo dalla copertura sanitaria milioni di persone come avviene oggi. Il Grand Old Party deve però difendersi sul fronte dell'etica e della credibilità. C'è poi da ricordare il ruolo delle lobbies: qui Mother Jones parla di uno spot anti riforma nel quale compare un lobbista che, da dirigente di ospedale ha frodato il pubblico. Un classico, i cattivi in America sono cattivi per davvero.
Sarah Palin si sarebbe dimessa per problemi di parcelle agli avvocati ingaggiati per difenderla dalle accuse di aver gestito in maniera clientelare il potere. FIno a quando McCain non la arruolò come vice, Palin pagava con i soldi da governatore, poi ha dovuto pagare da sola (McCain ha un'etica di ferro, questo è poco ma sicuro). E adesso è la che fa il battitore libero poco credibile dell'Alaska. Ci possiamo sbagliare ma non sembra avere un futuro politico radioso. Peggio va a Dick Cheney. Su di lui aumenta la pressione, lo scandalo Cia cresce e la possibilità che finisca con l'essere coinvolto in un'inchiesta ufficiale sono sempre di più. La commissione della Camera sui servizi ha annunciato un'inchiesta sui piani segreti. Un editoriale di The Nation chiede a gran voce che si faccia luce sul piano per gli assassinii segreti della Cia occultato al Congresso.
3. L'economia e le banche. Robert Reich is mad as hell and it's no gonna take it anymore. Sul suo blog ripete che il fatto che le banche siano tornate ai profitti è grave e che la cosa non fa bene all'economia reale - a aumenta i rischi di ritorno alla finanza creativa. Ecco un bell'esempio pratico di quanto dice Reich in scala ridotta: venditori di subprime riconvertiti in venditori di ricontrattazione del mutuo. Quanto all'economia teorica, The Economist si chiede cosa è andato storto nella capacità di capire, anticipare, leggere la crisi. Un'analisi mezza condivisibile e mezza no. Il peggio si allontana e le bibbie del libero mercato provano a far quasi finta di niente? Non eravamo in un passaggio storico? E verso dove? Non è ancora chiaro a nessuno.

18 luglio 2009

Notiziario del mattino (o quasi): Tv, sanità e disoccupazione

1. Stanotte è morto Walter Cronkite, anchorman televisivo Cbs che ha commentato la morte di Kennedy, il Vietnam, lo sbarco sulla luna. Tempi diversi da oggi, nei quali la Tv era una fonte ed era un po' più credibile e sobria - niente plastici per Cronkite, ma lavoro sul terreno, ad esempio in Vietnam già più che adulto e famoso. Che diremo quando moriranno le facce Tv che vediamo da qualche anno a questa parte? Non sono più autorità, ci affidiamo a loro per svagarci, non per correre a capire che succede, come e perché. Il mondo dellinformazione è cambiato in meglio e peggio dai tempi di Cronkite - prima faccia Tv a dirigere il suo spazio, a decidere. Qui tre momenti della carriera in video. Quando tornò dal Vietnam e spiegò che l'escalation era un disastro, il presidente Johnson capì che aveva perso la guerra, ricorda il New York Times. Abbiamo più scelta, abbiamo la rete, ma abbiamo sempre meno lavoro serio sulla notizia. In America. Se poi guardiamo a noi, possiamo affermare con certezza che è cominciata la stagione dei calendari. Siamo oltre la notizia, noi.
2. Sei senatori democratici fanno la fronda contro la riforma sanitaria. La preoccupazione è l'aumento della spesa e l'introduzione di una tassa in una fase di crisi. Preoccupazione legittima? Forse, ma il gioco dei senatori moderati sembra più essere quello di far vedere che esistono in una fase in cui l'ala che in Italia definiremmo centrista è in un angolo. Negli States centrista equivale a difensori di uno status quo che non regge più, uno status quo contro il quale Obama ha vinto le primarie e le elezioni. Il presidente vorrebbe la riforma approvata entro le vacanze estive, difficile ci riesca, ma la pressione sul Congresso serve a essere sicuro che a settembre ci si arrivi. Sarà un passaggio storico di quelli difficili da capire per chi la Sanità ce l'ha. Qui il post sul dibattito in corso. Qui l'analisi del New York Times di oggi.
3. Nuovi dati sulla disoccupazione Usa. La costa Est (California compresa), il solito midwest ex industriale e non ancora post e il Sud-ovest sono le regioni più colpite. Qui una grafica con i dati.

17 luglio 2009

A che punto è la crisi Usa?

La Fed parla di segnali incoraggianti e così fanno molti altri. Reich è scettico e altri spiegano che la ripresa ci sarà ma non avrà grande impatto su occupazione e benessere collettivo. Altri analisti ancora sono preoccupati dal fatto che le banche siano tornate al business as usual. Per chi avesse voglia, ecco un articolo con le varie tesi esposte in italiano.

Il discorso all'Naacp: black pride ed etica della responsabilità

Se i bambini soldato africani non sono solo colpa dell'Occidente, la disoccupazione e il disastro delle inner cities e dei ghetti non è solo il prodotto della discriminazione. In sintesi, il messaggio alla associazione per l'avanzamento della gente di colore (Naacp) del primo presidente nero è questo. Nel video qui sopra, notate la cadenza più black del solito, già successo davanti alle platee afroamericane del Sud durante le primarie. In campagna elettorale Obama aveva già detto “aiutate i vostri figli a fare i compiti e toglieteli dalla playstation o dalle televisioni". Qui il video dal canale Naacp di You tube (che chissà perché oggi non mi riesce di caricare direttamente...suggerimenti?)

16 luglio 2009

Dov'era finita Hillary Clinton

Dite la verità: vi era mancata. Hillary Clinton è stata fuori gioco per un po' a causa della sua operazione al gomito. Un disastro: gli iraniani che rubano le elezioni, gli attentati in Iraq, l'Afghanistan da cui sembra che non si possa uscire e poi questa stampa cattiva che diceva che lei non conta nulla. Ma ora è tornata, ha dato un discorso al Council on Foreign Relations di cui vi abbiamo accennato alla fine di questo post. Del discorso trovate una sintesi più estesa qui ma in sostanza afferma alcune cose importanti: la volontà degli Stati Uniti di continuare ad essere leader del mondo (e non è scontato); il fatto che le minacce siano molteplici e che non si possa riassumere tutto nella guerra globale al terrorismo voluta da Bush; la necessità di usare tutti gli strumenti sia diplomatici che di cooperazione internazionale e non solo la forza come volevano i repubblicani; si negozia anche e soprattutto con i nemici perchè l'isolamento non paga. Infine sull'Iran: "time for action is now", se Teheran vuole entrare a far parte del gioco internazionale è questo il momento. Chissà, forse tra qualche anno il suo discorso sarà ricordato come la summa teologica dello "smart power" obamiano. Per il momento si continua a dire che è stata emarginata nell'amministrazione. Il tempo, come al solito, sarà galantuomo. Forse più di suo marito.