Una legge onnicomprensiva di riforma del sistema sanitario non arrivava al voto da quasi un secolo. Questo dovrebbe rendere l'idea (anche dell'arretratezza della legislazione sociale degli Usa).
La legge è passata con un margine molto ristretto - 220 a 215 - ma era difficile ipotizzare che i democratici non ce la facessero. 37 dei 52 deputati bluedog democrats (la corrente conservatrice del partito) si è opposta e ha votato con i repubblicani; un membro del GOP - Anh Cao, eletto in Louisiana e primo membro della Camera dei Rappresentanti di origine vietnamita, qui accanto nella foto - ha votato a favore.
Era dagli anni '60 - quando il presidente Johnson aveva allargato la copertura sanitaria per poveri e anziani - che negli Stati Uniti non era in ballo una riforma sociale di questa portata. Come sappiamo il modello non si avvicinerà a quello europeo, ma la proposta approvata dalla Camera (2 mila pagine) prevede la presenza di un fornitore pubblico di polizze assicurative (la public option) e una borsa delle assicurazioni nella quale cercare le più economiche.
Saranno 36 milioni i nuovi "assicurati"; chi non volesse procurarsi una polizza dovrà pagare una multa; si elimina la pratica odiosa delle pre-existing condition; per coprire il costo della riforma (che supera il "trillione") verranno aumentate le tasse ad alcune categorie di super-ricchi ed eliminati alcuni benefit fiscali per le multinazionali. Per ottenere il voto di alcuni democratici conservatori non sono state introdotte alcune misure che avrebbero garantito il ricorso gratuito all'interruzione di gravidanza per alcune fasce di assicurati, facendo così infuriare i democratici liberal.
Ora la pressione sul Senato aumenta, un'istituzione molto diversa da quella della Camera, molto più consensuale e dove conta ancora meno la disciplina di partito. La partita è ancora lunga, ma c'è in gioco l'anima dell'America: più pubblica e più equa. Per i repubblicani è il mondo all'incontrario, dove il governo può tassare il cittadino che non si vuole curare e si finanzia l'espansione del governo federale attraverso le tasse.
8 novembre 2009
Approvata la proposta riforma sanitaria alla Camera (primo round). E' davvero un fatto storico? Sì
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23 ottobre 2009
Cattive notizie sull'Iran, buone sulla sanità
Sulla sanità invece si fa strada l'opzione pubblica, soprattutto alla Camera dove sembra che si sia raggiunto l'accordo sull'opting out: gli Stati che non la vogliono possono rifiutarla. Al Senato invece si ragiona sull'estensione di Medicaid (il programma per i poveri) e la creazione di "borse sanitarie" dove i ceti medio-bassi potrebbero acquistare polizze più convenienti. Il compromesso tra i liberal (che vogliono l'opzione pubblica ad ogni costo) e i moderati democratici (che l'aborrono) sarà complicato.
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13 ottobre 2009
Riforma della Sanità: un passo importante in avanti
Ora ci sono alcuni passaggi piuttosto cruciali: la proposta sarà votata dall'assemblea del Senato, dove i liberal cercheranno di inserire di nuovo la norma che crea un piano assicurativo pubblico e nazionale in competizione con le assicurazioni private. Il progetto Baucus (dal nome del presidente della commissione Finanze) non lo prevede: ci sarebbero solo delle cooperative regionali in un sistema in cui le assicurazioni sarebbero obbligate a prendere tutti i clienti (abolendo quindi le clausole sulle "pre-existing conditions") che avrebbero dei sussidi per pagare le polizze. Mentre il Senato approverà il suo testo, anche la Camera farà altrettanto. Ci sarà poi una commissione che preparerà un testo comune da approvare definitivamente nei due rami. La riforma così com'è è molto meno sia di quanto si aspetta una parte dei democratici sia di quanto ci sarebbe realmente bisogno: il rischio che senza opzione pubblica i costi schizzino in alto è reale. Però ci sono due notizie positive: primo, la riforma della Sanità non era mai arrivata tanto avanti nel suo iter parlamentare dal 1912; secondo, il voto della Snowe (se sarà confermato in aula) darà una copertura politica al progetto, dando l'impressione anche ai democratici moderati che c'è un consenso bipartisan. Ora l'amministrazione sembra puntare a far approvare una riforma qualsiasi, purchè sia una riforma. L'importante è mettere in moto il processo, poi magari tra due anni si potrà "riformare la riforma" e introdurre l'opzione pubblica.
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10 settembre 2009
Commenti americani
La migliore sintesi del discorso obamiano ci sembra, per ora, quella di David Corn su Mother Jones. Se avete poco tempo per andarvi a guardare la stampa Usa, prendetevi questa.
Il quesito finale di Corn è quello che ci poniamo tutti: può un dicorso cambiare il corso di un processo legislativo complesso dove tutti si sono già posizionati dentro le proprie trincee? L'intervento di Obama era diretto all'opinione pubblica (soprattutto a quella più speventata dall'idea di un cambiamento dello status quo) e ai Congressmen; adesso va misurata quanto l'abilità retorica di Obama abbia prodotto in termini di consensi (partirà l'ondata di sondaggi per vedere quanto Obama riesce a spostarne) e quanto, soprattutto, Obama e i suoi uomini sapranno fare nei corridoi del Congresso per persuadere, minacciare, convincere, aggredire.Per vincere, insomma, ben sapendo che il sistema istituzionale americano è una via di mezzo tra Bisanzio e il MedioEvo europeo dei principi e delle gilde. Intanto la Casa Bianca, contemporaneamente al discorso del presidente, ha articolo una sua proposta - ancora piuttosto generica, ma sua - di riforma. In molti chiedevano che il presidente fornisse questo canovaccio. Lo trovate qui.
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Cosa ha detto Obama al Congresso
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Non sono il primo a promuovere questa causa, sono determinato a essere l'ultimo
I titoli sembrano essere positivi (anche Politico, che non è esattamente liberal). Obama ha parlato 47 minuti ed è stato interrotto da un deputato republicano della South Carolina che ha gridato you lie. Per come è ridotta lo Stato del Sud, feudo del G.O.P., farebbe bene a stare zitto. Obama ha sfidato il Congresso, spesso incapace di agire, paralizzato dai suoi veti e non popolare tra gli americani. Funzionerà lo stratagemma? Sarà stato capace di convincere la middle class spaventata dalle tasse e gli anziani impauriti dall'idea di perdere la loro copertura sanitaria? Ecco il discorso, più tardi le reazioni.
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9 settembre 2009
Provaci ancora Barack
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8 settembre 2009
Un nuovo alleato sulla riforma sanitaria
Ecco il testo dell'intervista concessa da Bill Clinton a Esquire nella quale l'ex presidente difende la public option, sostiene che Obama sta facendo bene e che i democratici devono scaricare i repubblicani e tirare diritti per ottenere una riforma qualsiasi senza preoccuparsi troppo del budget. Su questo, ma ho perso il link, sul New York Times di domenica Robert Reich, ex segretario al lavoro di Bill e oggi professore di economia a Berkeley, recensiva un libro di storia della riforma sanitaria nel quale si spiega che nessun presidente ha mai tenuto conto del fattore risorse. Prima si fa la legge che cambia la società nel profondo, poi si pensa ai soldi.
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Obama, la sanità, gli anziani e il voto del 2010
Se cercate una spiegazione all’impasse politico che ha attanagliato l’amministrazione Obama per tutta l’estate, guardate i sondaggi per il governatore della Virginia. O per i posti in Congresso del Nevada e negli altri Stati tradizionalmente repubblicani o moderati che il presidente ha portato ai democratici nel novembre del 2008. Senza che i repubblicani abbiano fatto nulla per guadagnare terreno, il pendolo punta dalla parte del partito dell’elefante. Un fatto fisiologico dopo una vittoria tanto grande come quella di Obama, ma andatelo a spiegare ai senatori e rappresentanti che se sbaglieranno voto sulla riforma sanitaria rischiano di restare a casa. Per carità, non è tutta qui la difficoltà del re degli oratori, ma l’agenda politica di ciascun presidente non può fare a meno di giocare le partite più difficili nei momenti in cui si è abbastanza lontani dalle elezioni. E in questa estate del 2009, le lancette dell’orologio si avvicinano in maniera pericolosa alla distanza simbolica di un anno dal voto di mezzo termine (novembre 2010).
E’ per questo che il presidente aveva marcato stretto la leadership parlamentare del suo partito perché approvasse la riforma sanitaria prima dell’estate ed è per questo che domani si presenterà davanti ad una sessione bicamerale del Congresso per parlare della legge più difficile da far approvare al Congresso degli Stati Uniti d’America. (per continuare clicca qui)
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Ritorno ai comizi, stavolta per la riforma
Domani Obama parlerà al Congresso riunito in sessione bicamerale. Ieri però è andato a fare un comizio in Ohio (qui il video e qui una sintesi e l'articolo di Politico) ove ha insistito molto sulla crisi e le misure approvate (era il Labour day) e sulla riforma sanitaria. Il presidente ha fatto molta retorica anti poteri forti e repubblicani e ribadito la sua preferenza per la public option. Ma senza andare a fondo e lasciarci capire esattamente cosa dirà a rappresentanti e senatori. Obama parla a una platea sindacale e sembra un campione liberal. La domanda è: che strategia sta giocando? Potrebbe cercare di infiammare la platea e poi far passare un copromesso, oppure forzare. Il Nyt ci racconta che c'è un testo redatto dal senatore Baucus (Montana, democratico) che contiene alcune cose importanti ma dove la public option è assente. Aspettiamo e vedremo.
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6 settembre 2009
Anche i lobbisti piangono
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25 agosto 2009
Sanità, la guerra degli spot

Il primo è quello nel quale un'ambulanza cerca di attraversare la città, bloccata a ogni svolta da qualche macchinone nero. L'ambulanza è la riforma, i Suv con i vetri oscurati, gli special interests. Ecco un link a una pagina di Time dalla quale guardare dieci spot a favore e contro la riforma. Cliccando su next, si vede il successivo (d'accordo, è una spiegazione inutile).
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Lezioni americane di mobilitazione progressista
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24 agosto 2009
Il dibattito sulla riforma sanitaria e la costernazione inglese
Ripartiamo dal tema caldo dell'estate, la riforma sanitaria. Come ai tempi dello scandalo dello swiftboating del 2004 (la campagna Bush vs Kerry) i gruppi conservatori hanno lanciato la loro campagna di disinformazione sulla riforma. Lexington sull'Economist e Michael Tomasky sul Guardian appaiono costernati dal comportamento di alcuni cittadini dell'ex colonia di sua Maestà. Ecco i motivi del disagio dell'Economist, in un articolo dal titolo "Still crazy after all these years":
- il movimento dei "birthers", che continua a contestare l'autenticità del certificato di nascita di Barack Obama, sostenendo che non sia nato su suolo americano (la Costituzione impedisce ai naturalizzati di divenire Presidente). Un sondaggio dell'Economist mostra che il 26% dei repubblicani crede che Obama sia nato all'estero; il movimento dei birthers sostiene si tratti di una cospirazione socialista;
- i gruppi che protestano contro la riforma sanitaria assumono toni sempre più estremi, mentre i gruppi armati di "patrioti" aumentano in numero e consistenza in tutta l'America. Il paragone tra Hitler e Obama (sempre a causa della proposta di Riforma sanitaria) è all'ordine del giorno.
E il refrain su Hitler arriva al delirio nel video proposto da Tomasky (direttore di Guardian America) sul suo blog. A Las Vegas, in un meeting pubblico, un cittadino israeliano racconta ai giornalisti come la sanità pubblica del suo paese funzioni ottimamente, in special modo per quel che riguarda le cure dei vecchi soldati (si intuisce che questo signore è rimasto colpito dai veterani americani che finiscono in mezzo a una strada senza casa e senza aiuto). Non cita mai Obama o i democratici o la riforma, parla solo del suo paese. A un certo punto arriva una signora che lo paragona a Hitler e a Obama: immaginate la reazione...
La cosa più divertente è il modo costernato e quasi rassegnato con il quale Tomasky racconta la vicenda (Sono Pazzi Questi Americani), aggiungendo particolari interessanti. Intervistata a sua volta, la signora si presenta come una conservatrice cristiana; lei ha un'assicurazione sanitaria, suo marito no. Tomasky, sempre più abbattuto, si chiede come possa una persona del genere essere contro la riforma di Obama. Lo zoccolo duro della follia.
Ecco i link. qui Tomasky e qui l'articolo di Lexington.
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7 agosto 2009
Giochi sporchi sulla sanità
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5 agosto 2009
Happy Birthday Mr. President
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30 luglio 2009
Sanità: appuntamento a settembre
Al momento sembra che ci sia un primo compromesso (troppo moderato per l'ala liberal dei democratici) su un piano che costerebbe relativamente poco, darebbe meno sussidi ai poveri per farsi l'assicurazione, costringerebbe meno società a farla per i propri dipendenti e ammorbidirebbe l'entrata sul mercato dell'assicurazione pubblica.
Un cammino complicato quello di Obama: deve far passare il piano attraverso le forche caudine dei repubblicani e dei democratici conservatori ma allo stesso tempo la riforma deve produrre dei cambiamenti tangibili per la sua base sociale. Altrimenti il rischio è quello di spaventare e compattare i nemici senza dare nulla di concreto ai propri sostenitori. Una strategia che il centrosinistra italiano conosce bene: se fate mente locale ricorderete il destino delle "lenzuolate" - solo 3 estati fa, ma sembra un decennio.
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27 luglio 2009
Che impatto avrebbe la riforma?
Per gli appassoniati del tema, ecco un fantastico grafico del New York Times. Si capisce molto bene cosa succede a chi. Il Nyt, che come giornale fa un lavoro neutro, sottolineando anche le difficoltà di Obama in questa fase, sta spingendo la riforma. O meglio, come il presidente, fa un lavoro pedagogico, smonta le leggende messe in giro dalla parte estrema della destra. Lo ha fatto domenica con un editoriale lungo che, in sostanza, era la spiega scritta del grafico qui sopra. Il problema cruciale, quello vero, resta quello dei finanziamenti: quanti soldi si risparmiano e quanti ne servono.
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24 luglio 2009
Ancora sanità, parla Krugman
Ecco l'articolo di Krugman, spesso critico con le politiche finanziarie di Obama. Mentre tutti dicono che la conferenza stampa del presidente non è stata particolarmente efficace (vedi il post precedente), il premio Nobel per l'economia spiega che, secondo lui, Obama ha detto quanto c'era da dire: costi e solidarietà. Già, Krugman ricorda che il predecessore di Obama un tempo spiegava che in America “c'è la sanità, basta andare al Pronto soccorso" e che sotto la sua presidenza - i repubblicani, da Reagan in poi, promettono sempre meno stato ma fanno immancabilmente aumentare il deficit - i costi di Medicare sono schizzati alle stelle.
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23 luglio 2009
Obama prova a vendere la sanità (di nuovo)
La conferenza stampa di stanotte (qui l'analisi del NYT, sulla pagina c'è anche il video) è cominciata spiegando le cose fatte, cercando di vendere il recovery act, ammettendo che le nuove assunzioni saranno l'ultima cosa che arriverà - e ricordando che che l'economia americana aveva perso di competitività prima della crisi e non produceva più ricchezza per i più da tempo.
Poi Obama è passato alla Sanità parlando dei costi: sono troppo alti e ogni giorno 14mila americani perdono la propria assicurazione. Il presidente ha poi provato a vendere la parte di riforma sulla quale c'è accordo, ripetendo le stesse cose dette due giorni prima. Il rischio è quello di mostrare la momentanea debolezza. Politico sostiene - e forse non a torto - che stavolta Obama ha volato troppo basso: la sua abilità, nei momenti duri, è di fare uno scatto in più e volare alto. Stavolta forse non è andata così: Politico nota che la risposta sull'arresto del professore afroamericano è molto migliore. In effetti, lo abbiamo già scritto, le riforme difficili (sanità, pensioni, scuola) sono difficili da trasmettere e da capire per il pubblico. Un buon passaggio: “Capisco che la gente sia scettica, non ha visto granché uscire da Washington per aiutarli. Si dice: preferisco questo diavolo che conosco, che non quello di cui non so nulla“. Un altro: spingo con tanta forza perché ricevo lettere tutti i giorni di gente in difficoltà...in un Paese come il nostro questo non è giusto e poi la default position determina inerzia.
Lo scontro in Senato va avanti, Pelosi rischia un po' la figura di quella che procede senza mediare (“se non si vota non si va in vacanza"), facendo infuriare gli avversari e i non amici del proprio partito. I senatori mediano all'infinito e questo dev'essere uno dei motivi per cui l'ultimo sondaggio AP vede Obama in calo e le Camere rimanere ferme intorno al 30 per cento del consenso (come prima del voto di novembre). Per Obama una buona notizia, premere sul Congresso può servire. Certo, lo strano della politica Usa - e anche nostrana - è che il Congresso entità astratta è impopolare, ma io elettore voto il mio senatore o deputato come se l'incapacità di fare del Parlamento non dipendesse anche da lui/lei. Qui un pezzo di Matt Bai dal NYT magazine sulla palude politica nella quale Obama si muove (e di come lo scaltro Rahm Emmanuel sia l'uomo per attraversarla)
Fatto: cinque milioni di americani hanno perso l'assicurazione dall'inizio della crisi (ecco la rilevazione Gallup). Piccolo problema: i non assicurati sono più ispanici e afroamericani (16% degli americani, solo 11,6% dei bianchi). Eppure, come notate dal cartoon qui accanto, c'è chi alimenta paure sulla sanità pubblica. Chi non lo ha fatto rilegga Zucconi (il link due o tre post qui sotto)
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