Visualizzazione post con etichetta nazionalizzazioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta nazionalizzazioni. Mostra tutti i post

26 febbraio 2009

Perché Obama dovrebbe (e potrebbe) avere più coraggio sulla nazionalizzazione dell banche

Da Repubblica ottimo articolo di "Mr. Doom", Nouriel Roubini (al quale Tremonti una volta disse "tornatene in Turchia"), sul perché è necessaria la cosiddetta soluzione svedese (della quale Roubini aveva parlato giorni fa, qui il nostro post), ovvero la piena nazionalizzazione delle banche in crisi. Ecco un estratto:

La nazionalizzazione risolverebbe oltre tutto anche il problema delle banche che rivestono un'importanza sistemica, "too big to fail" - cioè troppo grosse per poter fallire - e che quindi il governo deve necessariamente soccorrere, a un costo molto elevato per i contribuenti. Oggi di fatto il problema si è ulteriormente aggravato, poiché le soluzioni finora adottate hanno indotto le banche più deboli a rilevarne altre ancora più malridotte.

Le fusioni tra "banche zombie" ricordano un po' il comportamento degli ubriachi che cercano di aiutarsi l'un l'altro a rimanere in piedi: lo dimostrano le operazioni con cui JPMorgan, Wells Fargo e Bank of Americ hanno rilevato rispettivamente Bear Stearns e Wa Mu, Wachovia, Countrywide e Merril Lynch. Con la nazionalizzazione il governo toglierebbe di mezzo queste mostruosità finanziarie, per creare banche più piccole ma solide da rivendere a investitori privati.

E' questa la soluzione che all'inizio degli anni '90 ha permesso alla Svezia di risolvere la sua crisi bancaria. Al contrario, l'attuale politica degli Usa e della Gran Bretagna rischia di generare, come è avvenuto in Giappone, una serie di "banche zombie", che in mancanza di un vero risanamento perpetuerebbero il congelamento del credito. Il Giappone ha pagato la sua incapacità di risanare il proprio sistema bancario con un decennio di crisi molto vicina alla depressione. In mancanza di interventi adeguati, gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e molti altri Paesi corrono un rischio analogo: quello di una recessione o di una vera e propria deflazione che potrebbe protrarsi per vari anni.

23 febbraio 2009

Nazionalizzare le banche? Americano come la apple pie

Se vi foste addormentati sei mesi fa, oggi vi risvegliereste scoprendo che: a) c'è un presidente di colore; b) vogliono nazionalizzare le banche negli Usa (anzi, lo hanno già fatto). Pensereste di essere ancora addormentati, che state guardando un film di fantascienza: in questo link un fenomenale dibattito condotto da George Stephanopoulos con Paul Krugman, Nouriel Roubini, George Will e Suzy Welch. Ecco il conservatore George Will (dopo aver spiegato, seriamente, che gli Usa non si stanno dirigendo verso il socialismo):

"With credit now treated essentially as a public utility, the difference between what we have and what nationalization would be is marginal. One number: the market capitalization of Bank of America is $19 billion. Since October they have received $45 billion in public funds. So what's the difference?"


Insomma, la parte più divertente è quando cercano di trovare un termine che non sia "nazionalizzare", ma poi Krugman dice la cosa più esilarante: "nazionalizzare le banche è americano come la apple pie" (qui l'articolo dell'Huffington Post che commenta la discussione).