Problemi a chiudere la prigione. Sembra che una delle prime scelte di Obama stia incontrando ostacoli. E che il piano di chiusura verrà rinviato. Perché? Un rapporto sullo status dei detenuti e sul loro destino viene rinviato di sei mesi (su questa pagina della Bbc anche il pdf del rapporto preliminare). Non si è dunque trovata una via d'uscita legale che soddisfi l'amministrazione sul fronte giuridico tanto quanto su quello della sicurezza. Un bel guaio d'immagine, anche con l'opinione pubblica musulmana. Qual'è il problema vero? Semplice, gli americnai non sanno dove mettere i detenuti. Questi hanno confessato cose, ma le confessioni gli sono state estorte con mezzi illegali e non sono quindi utilizzabili in un procedimento giuridico con garanzie. Se però le confessioni fossero vere - e qualcuna lo sarà pure - rilasciare alcuni dei prigionieri sarebbe un grosso pericolo. L'accordo del G8 a L'Aquila tra Berlusconi e Obama sull'accoglienza di alcuni detenuti attualmente nel carcere cubano (con in cambio le gentilezze americane al padrone di casa) è proprio questo. Per regalare prigionieri in giro e restituire loro uno status giuridico in linea con il diritto, gli americani stanno facendo pressioni, richieste, preghiere, ricatti e tutto quanto possono. Ma nessuno vuole mettersi in casa persone che sono potenziali membri di al Qaeda. Badate bene, in molti casi non ci sono satti problemi: gli uighuri sono alle Bahamas e alcuni altri sono tornati a casa. Ma ci sono alcuni casi di difficile risoluzione.
21 luglio 2009
Guantanamo, i prigionieri che non sai dove mandare, il G8 de L'Aquila e i guai di Obama
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10 luglio 2009
Noia, piattume e un po' di ambiente a L'Aquila
Niente gaffes di SB, per adesso, un documento ambientale che parla finalmente una lingua in linea con la ricerca scientifica e obbiettivi a lunghissimo termine. Questo sembra essere, in sintesi, il lascito di un G8 che potrebbe rimanere nella storia per essere uno degli ultimi incontri del club riunitosi per la prima volta a Rambouillet nel 1975. Merkel e i cinesi insistono su una nuova architettura dei vertici e tutti sembrano essere d'accordo. Sull'ambiente il linguaggio nuovo è il frutto della leadership di Obama. O meglio, del fatto che per la prima volta al tavolo degli 8 c'è un presidente Usa che riconosce la necessità di mettere mano al camiamento climatico. Obbiettivi concreti? Pochi. Più in generale, Obama è stato protagonista ovunque: nelle battute rozze dei cronisti politici italiani sulla navetta che porta al media village, come testimonial del terremoto e anche come motore del vertice sui temi ambientali. Avrebbe voluto di più dal G8+5: presentarsi in Congresso con un documento che impegna Cina e India sull'ambiente avrebbe facilitato il passaggio della energy bill.
Berlusconi venderà il vertice come un succeso. Non è così, ma non è un insuccesso. Nei documenti finali si rimanda sempre al G20 di Pittsburgh, alla conferenza Onu sul clima di Copenhagen e così via.
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8 luglio 2009
L'Aquila, aggiornamento dal G8
La partenza di Hu Jintao, volato a sedare le rivolte uighure, fornisce un alibi perfetto al G8. Senza i cinesi, decisioni sul clima non se ne possono prendere. E così, visto che il Major economies forum, vertice del G8+5 che discute di clima, sceglierà (si riunisce domani) di non assumere impegni assoluti nel medio termine (tipo: taglio delle emissioni del 20% entro il 2020), sembra che nemmeno gli otto si prenderanno la briga di decidere qualcosa. Nel documento finale ci dovrebbe essere un richiamo alla volontà di non far aumentare nel 2050 la temperatura di più di due gradi rispetto al 1900. Un impegno lontano, non vincolante e privo di passaggi concreti. Qualcuno dice che è già qualcosa perché è la prima volta che si può scrivere qualcosa sul clima a un G8. La novità sta nella presenza di Obama e del diverso modo di vedere le cose in materia ambientale rispetto a Bush.
Per quanto riguarda la lotta alla povertà, ci sarà un impegno di 13 (o 23?) miliardi di dollari. Il problema è che gli impegni presi al G8 scozzese di Gleaneagles sono spesso rimasti lettera morta - particolarmente vero per l'Italia, meno per la Gran Bretagna, che su questo spinge molto anche qui. Quindi, dire che si spenderà per la sicurezza alimentare non vuol dire che i soldi verranno stanziati. Si aggiunga che i soldi non sono abbastanza, la Fao ritiene dovrebbero essere molti di più. Vale a L'Aquila un altro elemento che è una costante di questi vertici. Ciascun Paese, quando spiegherà di aver adempiuto agli impegni per la fame nel mondo userà trucchi contabili con i quali dimostrerà - facciamo un esempio - che un finanziamento alle proprie università su qualche coltivazione da far crescere con poca acqua è un finanziamento contro la fame nel mondo. Vero nel lungo termine, ma falso se parliamo degli interventi di aiuto a chi muore oggi di fame.
Per il resto regna davvero il caos. Alla richiesta su quando e come ci si potrà prenotare per le conferenze stampa la risposta degli addetti è "non lo so, non ci dicono niente". L'addetto stampa giapponese gira lui per i tavoli a distribuire l'agenda del ministro (di solito c'è un tavolo dove c'è l'agenda aggiornata e qualcuno che ti spiega come e dove). E per finire, anche persone che si sono prenotate per le conferenze stampa, non sanno come e dove e non sanno se potranno parteciparvi. In questo momento, in sala stampa, l'amplificazione diffonde uno che parla in russo mentre sugli schermi scorrono immagini di Berlusconi e Merkel che passeggiano. Nessuno sa chi sia e non c'è nessuna traduzione. Ah, per adesso la terra non ha tremato.
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Qui G8 terremotato dell'Aquila, dove il caos regna sovrano
Giunti infine nella caserma della Finanza che ospita il summit. Dopo aver parcheggiato in un centro commerciale come prescritto, siamo a cercare di capire che succede. Per arrivare al Media Village, come hanno chiamato la tendopoli allestita fuori dalla caserma, abbiamo preso un bus di quelli di linea strapieno di giornalisti e senza aria condizionata. Ora, per un Paese che tiene tanto (quasi solo) all'etichetta e alle vetrine, proprio non ci siamo. L'autobus è rimasto fermo, motori puzzolenti accesi, per venti minuti sotto il sole. Invece di fare un chilometro, la distanza tra il centro commerciale e la caserma, ne abbiamo fatti una ventina. Un corrispondente olandese scherza: “chiamate Isoradio e capiamo che succede". Tutti gli stranieri ridono o si guardano attorno spersi. Il catering è fornito da Autogrill (!?!) e sul buffet la spiega in inglese di cosa c'è nei piatti è piena di errori. Capire cosa succederà e come si svolgerà il vertice è un'impresa, sembra che le conferenze stampa saranno su prenotazione e aperte massimo a 120 persone (e con Obama come faranno??). Siamo troppo snob? Forse. Ma questi baracconi spesso inutili hanno almeno il pregio di comunicare bene il poco che producono. Stavolta sembra che non sarà nemmeno così.
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4 aprile 2009
G20, le conferenze stampa, l'Italia (e i suoi media)
Il G20 è passato, aspetteremo settembre per capire se si faranno o meno passi in avanti su molti dei temi su cui si sono fatte timide scelte - un esempio che non implica scelte politiche: i soldi per l'Fmi, tranne gli Sdr di cui parliamo un paio di post sotto, vanno decisi dai Parlamenti. Quanto ci metterano a votare?
Nella foga dell'altra sera c'è un particolare non inutile che va raccontato. Quello delle due ore di cnferenza stampa dei leader. Per Obama c'era la fila. Coloro tra i giornalisti che non lavorano sull'America erano ansiosi di vedere la star. Sarko pure ha fatto il pieno. Interesting enough, il presidente francese ha fornito molti particolari sulle trattative. Lo ha fatto, forse, per vendere la sua vittoria, ma per chi fa questo mestiere, uno che ti racconta delle cose è più utile di chi sta abbottonato.
Mentre tutti si sperticavano a spiegare alla loro stampa quali passi in avanti si sono fatti al G20 e l'importanza di aver deciso qualcosa in tanti - il vero successo del vertice è proprio questa novità - Silvio Berlusconi raccontava che l'Italia è stata cruciale per inserire la clausola sociale. Andatela a cercare nelle cronache di qualsiasi giornale del mondo. Non la troverete. Non perché non ci sia, ma perché è inutile: si dice che la preoccupazione dei venti è per le famiglie che lavorano e che la ripresa deve essere anche pe loro. Fondamentale no?
La preoccupazione della stampa italiana? Prima domanda: Tutti scherzano sulla sua foto con il pollice in su, ci parli della diplomazia della pacca sulla spalla. E poi lo sconforto per aver capito che a La Maddalena non succederà nulla. Preoccupatevi, il Paese perde punti ogni giorno. Al G20, se non per le gaffes, è stato come non esserci (o quasi)
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