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4 novembre 2009

La non sconfitta di Obama ieri e il nostro blog domani

I giornali di oggi (primo anniversario della vittoria di Obama) hanno molte analisi sul perchè della sconfitta elettorale subita dai democratici nella tornata elettorale di ieri con la perdita dei governatori di New Jersey e Virginia, nonchè delle elezioni per il sindaco di New York. Certo non una buona notizia, tanto che il Washington Post oggi dice che "non è più il 2008 per i democratici". Lo spostamento più significativo è quello che riguarda gli elettori "indipendenti" che avevano premiato il partito dell'asinello nel 2006 e nelle ultime elezioni presidenziali e invece in Virginia e in New Jersey si sono spostati in massa verso i repubblicani, anche perchè in disaccordo con l'amministrazione sulla politica sanitaria e sull'eccessiva spesa pubblica. Si trattava però in entrambi i casi di candidati repubblicani "anomali": in Virginia c'era un candidato a suo modo centrista che, come avevamo scritto qui, aveva cercato con successo di sfondare in settori tradizionalmente democratici; in New Jersey il candidato democratico era troppo legato a Wall Street mentre quello repubblicano era un po' il Di Pietro locale, diventato famoso per aver mandato in prigione molti corrotti. Importante anche leggere ciò che viene dall'analisi degli exit poll: chi ha votato ha detto che non lo riteneva un referendum sul presidente; soprattutto in New Jersey il tasso di approvazione per Obama è ancora alto (il 57% di chi ha risposto al sondaggio all'uscita dei seggi); gli elettori sono molto preoccupati per lo stato dell'economia e più sono preoccupati più hanno scelto i repubblicani. Obama però si era molto esposto per il candidato democratico nel New Jersey e non è servito a farlo vincere: chi lo ha votato l'anno scorso non sceglie un cattivo candidato solo perchè glielo dice Barack. Ci sono poi delle buone notizie: i democratici hanno vinto nelle due elezioni suppletive per due deputati dello stato della California e di New York. Soprattutto nel secondo caso i repubblicani avevano scaricato la loro candidata moderata per appoggiare quello del "partito conservatore" molto estremista. E hanno perso un seggio sicuro. Se il partito continuerà la sua deriva estremista non è detto che le elezioni di ieri siano di buon auspicio per il midterm del 2010. Per i democratici ci sono diverse lezioni, un po' hanno a che fare con la timidezza nel realizzare le riforme a Washington come dicono vari analisti al Corriere della Sera. Altre riguardano la capacità di mobilitare costantemente quell'elettorato giovane e delle minoranze che aveva portato Obama alla Casa Bianca. Finora non ci sono riusciti, Organizing for America, il partito del presidente, non è decollato.
A proposito di decolli, tra qualche giorno sarà online la nuova versione del nostro blog, oramai proiettato verso il 2012. Intanto, per chi passa per Roma, ci vediamo venerdì sera alla libreria Flexi in via Clementina,9.

25 ottobre 2009

Imparare dalla Virginia

Il 3 novembre in Virginia si vota. Elezioni importanti perchè lo Stato aveva sempre votato repubblicano nelle elezioni presidenziali degli ultimi 40 anni fino a quando non è stato strappato da Obama. I democratici però già vincevano da un po' le elezioni per il governatore. Da vedere le mappe interattive del Washington Post e paragonarle coi risultati del 2008 contea per contea. Quello che emerge è che lo Stato è cambiato molto negli ultimi anni e che i democratici erano riusciti a sfruttare questi cambiamenti: più giovani, più pagati, più minoranze. Oggi i repubblicani mettono in campo una strategia simile cercando di penetrare tra le minoranze e tra chi vive nella suburbia. Potrebbero proprio farcela. Da qui, dall'analisi di chi si vuole rappresentare, parte la politica vincente. Provate a trovare mappe e strategie così per le regioni italiane.

27 luglio 2009

So long, Sarah...

Si è dimessa la donna che doveva salvare il partito repubblicano. Non è ancora ben chiaro perché, ma non è affatto detto che Sarh Palin sia pronta per un futuro politico di primo piano. Palin non è più governatore dell'Alaska, le alci hanno un brivido lungo la schiena. Ecco il video del discorso d'addio, nel quale Sarah distribuisce un poco di patriottismo sul grande Paese e se la prende con quei rompiballe dei media.
Deve essere per colpa dei media, che da quando ha annunciato di lasciare la carica di governatore, Palin è crollata nei consensi. Un futuro plausibile? Lo stesso dell'evangelico dalla battuta facile, Mike Huckabee, che conduce una trasmissione su Foxnews. Attenzione, però, Mike è spigliato e spiritoso. Palin, ogni volta che non l'hanno preparata, non ha funzionato molto bene.

21 luglio 2009

Sanità, la saga continua

Il presidente ha detto che metterà tutto il suo peso sulla vicenda. I repubblicani proveranno a fare lo stesso per fermare il piano Obama, che sperano di trasformare nella sua Waterloo. E. J. Dionne, columnist del Washington Post spiega che Obama è meno preoccupato dei suoi colleghi di partito perché non ha la sindrome del 1993, ovvero della batosta presa dai democratici dopo la sconfitta suicida proprio sulla Sanità. Obama ha la maggioranza, lavora a mediazioni, mette il suo peso politico e non teme di prendere batoste. Per lui una buona notizia: il senatore Baucus, del Montana, che presiede la commissione finanze e che frena (o rallenta) sulle proposte di riforma sanitaria, negli ultimi mesi ha preso una valanga di soldi dalla lobby sanitaria. Baucus è insomma nel mirino e dovrà essere più accorto nel frenare. L'altra notizia è che i democratici stanno riflettendo sulla possibilità di una tassa meno penalizzante di quanto pensato fino a qualche giorno fa: saranno solo gli ultramilionari a pagarla. Un passo indietro tattico per mostrare di essere pronti al compromesso. Per finire, il pezzo di Vittorio Zucconi da Repubblica spiega molto bene lo scenario paradossale della battaglia per la Sanità negli States.

20 luglio 2009

Notiziario di mezza mattina: sondaggi, sanità, i cattivi repubblicani e l'economia

1. La riforma sanitaria resta lo scoglio politico più difficile per qualsiasi presidente democratico. Un sondaggio ABC/Washington Post rileva un vantaggio molto ampio sui repubblicani e una buona approval rating. Per la prima volta, Obama è sotto sul tema della riforma sanitaria. Naturalmente, qui sta il problema, c'è un pezzo di chi disapprova che ritiene che il presidente dovrebbe fare di più e un altro pezzo che ritiene che dovrebbe evitare di espandere il ruolo delle autorità federali e aumentare le spesa nel tentativo di allargare la copertura sanitaria. Qui il video di Obama che si rivolge ai cittadini per tentare di convincerli che la riforma va fatta, qui l'articolo di Ted Kennedy, il paladino della riforma per eccellenza, comparso su Newsweek. Il W. Post spiega che la strategia della Casa Bianca e mettere tutto il peso del presidente nella vicenda sanità. O la va o la spacca. Gli Obamas mettono il loro peso su una questione difficile - e sembrano essere un poco preoccupati.
2. I repubblicani non sono messi troppo bene nemmeno loro. Non hanno una strategia se non quella di sperare che tutto vada male agli avversari politici e sono a caccia disperata di figure di spicco (un paio si sono bruciate in questi mesi per robe di amanti). Non è una cattiva strategia, l'amministrazione Obama è in acque molto difficili. Come nota Kevin Drum, anche sulla sanità fare opposizione è complicato: o decidi che lasci lo Stato prendersi cure di alcune questioni o lasci le cose al libero mercato - escludendo dalla copertura sanitaria milioni di persone come avviene oggi. Il Grand Old Party deve però difendersi sul fronte dell'etica e della credibilità. C'è poi da ricordare il ruolo delle lobbies: qui Mother Jones parla di uno spot anti riforma nel quale compare un lobbista che, da dirigente di ospedale ha frodato il pubblico. Un classico, i cattivi in America sono cattivi per davvero.
Sarah Palin si sarebbe dimessa per problemi di parcelle agli avvocati ingaggiati per difenderla dalle accuse di aver gestito in maniera clientelare il potere. FIno a quando McCain non la arruolò come vice, Palin pagava con i soldi da governatore, poi ha dovuto pagare da sola (McCain ha un'etica di ferro, questo è poco ma sicuro). E adesso è la che fa il battitore libero poco credibile dell'Alaska. Ci possiamo sbagliare ma non sembra avere un futuro politico radioso. Peggio va a Dick Cheney. Su di lui aumenta la pressione, lo scandalo Cia cresce e la possibilità che finisca con l'essere coinvolto in un'inchiesta ufficiale sono sempre di più. La commissione della Camera sui servizi ha annunciato un'inchiesta sui piani segreti. Un editoriale di The Nation chiede a gran voce che si faccia luce sul piano per gli assassinii segreti della Cia occultato al Congresso.
3. L'economia e le banche. Robert Reich is mad as hell and it's no gonna take it anymore. Sul suo blog ripete che il fatto che le banche siano tornate ai profitti è grave e che la cosa non fa bene all'economia reale - a aumenta i rischi di ritorno alla finanza creativa. Ecco un bell'esempio pratico di quanto dice Reich in scala ridotta: venditori di subprime riconvertiti in venditori di ricontrattazione del mutuo. Quanto all'economia teorica, The Economist si chiede cosa è andato storto nella capacità di capire, anticipare, leggere la crisi. Un'analisi mezza condivisibile e mezza no. Il peggio si allontana e le bibbie del libero mercato provano a far quasi finta di niente? Non eravamo in un passaggio storico? E verso dove? Non è ancora chiaro a nessuno.

5 luglio 2009

Resta con noi, non ci lasciare

Avevamo imparato a conoscerla come pirotecnica candidata alla vicepresidenza per i repubblicani. La sua crassa ignoranza e le sue posizioni cripto-conservatrici ci si è erano scolpite nel cuore. Ci commuoviamo ancora pensando a quando disse che aveva una grande esperienza in politica estera perchè dalla sua casa si vedeva la Russia. Sarah Palin si è dimessa da governatrice dell'Alaska, o meglio ha annunciato che si dimetterà a fine mese. Ecco il testo del suo discorso, probabilmente scritto mentre si lavava i denti visto il grado di elaborazione non proprio eccelso. Quei cattivoni di Vanity Fair avevano fatto uno speciale su di lei in cui le gettavano la croce per la sconfitta repubblicana del 2008. Leggetevi il New York Times che racconta tutti i retroscena e i misteri di questa scelta: Sarah vuole forse candidarsi alle elezioni del 2012 e intanto le hanno commissionato un libro. Deve aver imparato dai leader del nostro centro-sinistra: se hai perso una volta perchè non provarci una seconda? E se hai fatto una brutta figura perchè non ergerti a maestra? Secondo Newsweek la corsa per il 2012 è già iniziata. Di sicuro ci sarà da divertirsi.

2 giugno 2009

Cheney apre ai matrimoni gay......

Sarà perché la figlia è una sostenitrice del riconoscimento delle coppie dello stesso sesso? Oppure si è ammorbidito di colpo? L'uomo dalla tortura facile ha rilasciato un'intervista nella quale apre ai matrimoni gay. Purché, spiega, sia una decisione presa Stato per Stato. Su questo non ci piove, nessun presidente è così pazzo da aprire una crociata sul tema a livello federale. I maligni potrebbero interpretarla così: Cheney spera che molti Stati aprano ai matrimoni così da consentire al Grand Old Party di dare battaglia e risalire la china su un terreno congeniale. ma questa è davvero una malignità.

27 maggio 2009

La Sotomayor alla Corte Suprema. Obama sposa di nuovo un'idea con la tattica politica

L'idea di Obama è chiara: va alla Corte Suprema una donna che sa che effetto ha la legge sulla vita delle persone. Ha dichiarato che avrebbe cercato un profilo del genere, lo ha trovato. Per di più è la prima ispanica ad arrivare in quella posizione. E' una donna del "popolo" (viene dalla parte peggiore del Bronx, ha una storia familiare piuttosto difficile alle spalle) ma è anche una moderata, è considerata una centrista, però è una nemica dei repubblicani più conservatori, su alcuni specifici temi ha un profilo decisamente progressista. Comunque, una mezza rivoluzione.

E a Obama cosa ne viene in termini di "politica-politicista"? 1) da oggi si parla di lei, il caos di Guantanamo va in secondo piano (Obama stava perdendo ai punti con Cheney e con i suoi sotenitori liberal); 2) i repubblicani dovranno condurre una resistenza molto accorta: gli ispanici non li votano più e certo non li aiuterà attaccare il primo giudice della Corte Suprema che parla spagnolo. Lo faranno, è la trappola perfetta che permetterà a Obama di continuare ad avere ancora più consensi nella comunità che cresce più velocemente di tutte, e negli Stati chiave. Bingo

29 aprile 2009

100 giorni e 60 senatori

Oggi sono 100 giorni che Barack Obama è alla presidenza. Un inizio impegnativo sia per i problemi che ha dovuto affrontare sia per le iniziative messe in campo: il pacchetto di stimolo dell'economia, l'estensione dell'assicurazione sanitaria ai bambini poveri, l'equiparazione salariale tra donne e uomini, l'inizio della discussione sul servizio sanitario universale solo per citare alcune misure e trascurando del tutto la politica estera che merita un discorso a parte. Ecco la sintesi -analisi del Washington Post, che in un altro articolo spiega come sia stata proprio la battaglia sullo stimolo fiscale a determinare la strategia del presidente: ha capito che non poteva contare sul consenso bipartisan dei repubblicani e che era il momento di fare come aveva fatto nella campagna e cioè puntare direttamente a costruire consenso nel Paese. Poi, certo, all'epoca aiutò parecchio il voto di un senatore repubblicano della Pennsylvania: un tale Arlen Specter (nella foto) che votò a favore facendo infuriare il suo partito. Da ieri questo uomo è proprio passato tra le fila dei democratici, rendendone a prova di ostruzionismo la maggioranza in senato. Una sveglia per i repubblicani, che secondo Dan Balz dovrebbero ora rendersi conto che stanno diventando un partito puramente conservatore e solo del sud del Paese. La stessa preoccupazione che mostra il Wall Street Journal, vicino proprio ai repubblicani, che spiega come nelle elezioni del senato del 2010 potrebbe andare anche peggio: molti dei seggi in palio sono in stati dove i democratici sono andati molto bene nel 2008. Si calcola un'avanzata di un paio di seggi, anche nel caso la situazione economica non migliori.

4 aprile 2009

Laggiù in Iowa

Mentre Barack Obama è in giro per l'Europa il suo Paese continua a cambiare. L'Iowa, che fu cruciale nella sua ascesa politica quando gli consegnò la maggioranza dei voti nelle primarie di poco più di un anno fa, ha legalizzato i matrimoni tra omosessuali. Ha deciso la corte suprema dello stato dicendo che il parlamento locale ha escluso da un diritto fondamentale una classe di cittadini senza una giustificazione costituzionalmente fondata. Dopo il Connecticut e il Massachussets l'Iowa è il terzo stato a legalizzare le nozze gay, presto potrebbe essere seguito dal Vermont. Un successo di cui il movimento gay aveva bisogno dopo la sconfitta nel referendum in California dove, anche grazie al voto delle minoranze, erano stati bocciati i matrimoni omosessuali. L'Iowa poi sarà il primo Stato a votare nelle primarie repubblicane per il 2012: ecco un'analisi su come questa questione potrebbe influenzare la gara.

14 marzo 2009

Rush diventa ricco, i democratici e la deriva repubblicana

Beh, a dire il vero il signor Limbaugh era già benestante. Ma le sue entrate, da quando Obama è alla Casa Bianca, sono cresciute di parecchio. Il re del talk show radiofonico e ultraconservatore viene più seguito che mai. Il picco è anche il frutto della strategia democratica che punta a sostenere che Limbaugh è il nuovo vero capo del Grand Old Party. Una furbata messa a punto da James Carville, lo stratega di Bill Clinton diventato famoso per aver coniato la formula It's the economy stupid, spiegando ai suoi che il futuro presidente avrebbe potuto vincere grazie all'insistenza su quei temi anziché sulla politica estera. Carville è nasty, è uno di quelli che ha sostenuto Hillary e l'ha spinta verso i colpi bassi che non hanno funzionato contro Obama. Ma per fare a pugni con i repubblicani incattiviti è la persona adatta. L'idea di Carville è piaciuta a Rahm Emmanuel - anche lui non una mammoletta, lo chiamano Rahmbo - e, si dice, sia stata autorizzata anche da Axelrod. Il tutto sembra funzionare. Tanto più che i repubblicani, dopo aver eletto Steele come loro leader sono pentiti. Limbaugh galvanizza i suoi, ma è difficile pensare che farà crescere la base repubblicana.

7 marzo 2009

I conservatori e Obama (e la stampa italiana)

Ricordate Christopher Buckley? Figlio di William, conservatore fondatore della National review, a sua volta autore e polemista conservatore. Era balzato in vetta alle cronache per le dimissioni dalla rivista dopo la autodenuncia: voterò Obama, aveva scritto. Nei giorni scorsi un quotidiano italiano ci aveva spiegato che era pentito perché Obama è troppo di sinistra. I conservatori pentiti, era il titolo. Poi, oggi, troviamo su Fortune un articolo a firma Christopher Buckley che spiega: lo rivoterei. Il tema è: che opposizione farà il Grand Old Party? Che vogliono e dove vanno i repubblicani? Ecco un commento del NYT su quello che, ci si chiede, sta diventando il partito dei Rush Limbaugh. Jay Cost, su Weekly Standard, sostiene che il GOP, possa tornare a vincere. E' probabile che, al momento, l'unica speranza che il partito di Bush ha di tornare a vincere è un fracasso totale delle politiche del presidente democratico. Sul futuro del Grand Old Party, domani, domenica, dalle 11.30 alle 12 va in onda la puntata di Diario Americano, la trasmissione di Roberto Festa su Radio popolare. La si può ascoltare online o scaricare il podcast.

25 febbraio 2009

L'indiano d'America fa un buco nell'acqua

Il partito repubblicano affida la risposta al discorso di Obama a Bobby Jindal, il giovane Governatore della Louisiana di origine indiana (che parte richiamando le comuni origini di immigrazione da paesi lontani e diversi sua e del Presidente). Il tono è ideologico e di attacco - viene riesumata la categoria "liberal media" - e mostra che il GOP non vuole fare concessioni e intende tenere la posizione, aspettando che il cadavere dell'Amministrazione, uccisa dalla crisi economica, scorra lungo il fiume. Una buona strategia per le elezioni di Mid-term del 2010? O forse è solo rigidità culturale?
Interessante che i commentatori conservatori di FoxNews (tra i quali Charles Krauthammer) giudichino l'intervento di Jindal disastroso.

3 febbraio 2009

La crisi repubblicana

Come al solito i lavori peggiori finiscono ai neri, direbbe la rivista satirica The Onion. E così il compito di risollevare l'America da una profonda crisi economica e da due guerre (quasi) perse spetta al primo presidente afro-americano. Nel suo piccolo anche il partito repubblicano non se la passa bene: non è mai stato così ininfluente dal 1993 ma ora le cose vanno pure peggio perchè non ha più la supremazia ideologica che aveva allora. Ecco allora che a presiederlo viene chiamato un afroamericano, Micheal Steele, di cui abbiamo già parlato in questo post. Thomas Schaller, su Salon, ci spiega che i repubblicani sono in crisi di identità, di radicamento sociale e di "visione" sul futuro del paese. Un lungo articolo di The New Republic arriva addirittura a dire che "il conservatorismo è morto", perchè i suoi punti di forza ideologici sono stati sconfitti dalla realtà: il liberismo dalla crisi economica, il militarismo dalle guerre nel "Grande Medio Oriente". Noi nel nostro libro, che tra l'altro esce tra 2 giorni in libreria, diciamo più o meno la stessa cosa. C'è chi non si da per vinto però: Reihan Salam su Forbes spiega perchè il partito dell'elefantino sta risalendo la china. L'uomo è stato coautore di un libro importante uscito quest'estate e che suggeriva di riposizionare i repubblicani come il partito della classe media lavoratrice. Il problema come direbbe il comico Stephen Colbert è che la realtà è faziosamente di sinistra.

31 gennaio 2009

Auguri, ragazzo: i repubblicani scelgono un nero alla presidenza del partito

Nel sistema politico americano il presidente del comitato nazionale del partito era sempre stato una figura poco influente. Se guardate la lista di chi ha ricoperto la carica negli ultimi 35 anni troverete solo una persona che conoscete: George H. W. Bush, il papà di Dabliù. Col tempo però questa carica ha assunto più rilevanza e come sosteniamo nel nostro libro, il presidente del partito democratico Howard Dean ha una fetta di responsabilità nella vittoria di Barack Obama. Ieri i repubblicani hanno fatto una scelta simbolica: per la prima volta il presidente del loro partito sarà un uomo di colore, Michael Steele, ex-aspirante sacerdote ed ex-vice governatore del Maryland. Il Washington Post ci spiega chi è quest'uomo: fedele alla linea del partito ma non sull'aborto, aspira a riconquistare una parte del voto delle donne e delle minoranze. Non c'è che dire: auguri, perchè il compito non sarà facile e il suo sfidante era uno che fa parte di un club per soli bianchi, insomma il partito rimane quello che è. Eugene Robinson spiega perchè l'amministrazione Obama potrebbe metterlo seriamente in ginocchio per un lungo periodo.

26 gennaio 2009

Al GOP non piace lo stimolo, vorrebbero i tagli alle tasse (quelli sì che hanno funzionato)

L'abbronzatissimo leader della minoranza alla Camera Boehner promette che il suo partito non voterà il piano di stimolo. McCain chiede tagli alle tasse, lo stesso argomento che lo ha aiutato a perdere le elezioni. Il GOP è nel suo business as usual, con la consapevolezza che la crisi è così grave che far ripartire l'economia sarà molto difficile. Se il piano Obama non funzionasse, tra due anni, nel midterm, ci sarà di che approfittarne. Una strategia di lungo respiro e grande visione. Paul Krugman, che nello spettro politico sta proprio dall'altra parte, chiama quella repubblicana cattiva fede. EJ Dionne è d'accordo con noi - o viceversa, per carità - i repubblicani sperano nel disastro, è il titolo del suo articolo. Intanto qualche passo del nuovo presidente: prime bozze di idee sulle regole per la finanza e ordine sull'efficienza energetica per le auto (tutti gli Stati si dovranno adeguare ai criteri degli Stati più virtuosi. E Biden parla di nuovo aiuto alle banche (che il Nyt dice, potrebbero venire nazionalizzate)

5 gennaio 2009

Notizie politiche di qualche rilievo


1. I democratici in Senato potrebbero essere 59. Così almeno sembra di capire dalle notizie di oggi. Al Franken, l'ex comico di Saturday night life e oggi opinionista molto liberal, dovrebbe aver vinto il seggio in Minnesota. Il riconteggio delle schede è stato completato e Franken dovrebbe averla spuntata per qualche scheda (il 4 novembre era il suo avversario ad avere il vantaggio, ma immediatamente erano state denunciate irregolarità). Brutto colpo per Norm Coleman, senatore uscente e possibile stella nascente del Grand Old party e per tutto il suo partito. La convention si è tenuta nel suo Stato e non aver vinto nulla, nel nordico Minnesota, è un pessimo risultato. Ecco l'AP da Huffington post.
Di Bill Richardson sono già pieni i giornali: il segretario al commercio designato rimane con un pugno di mosche. Si è dovuto dimettere a causa di una indagine relativa a un affaire capitato ad Albuquerque. C'è un'indagine su di lui, lui e Obama giurano che non c'è nulla ma che per consentire al dipartimento di funzionare l'ex governatore e sostenitore della (quasi) prima ora di Obama sceglie di farsi da parte. Politico spiega che il team Obama ha messo spalle al muro la gente di Richardson e non ha avuto nulla in cambio. L'amministrazione perde un pezzo che sarebbe stato interessante e utile in America latina.
Tim Kaine, governatore della Virginia, è stato messo alla testa del Dnc, l'organo organizzativo democratico portato alla statura di organismo dirigente da parte del predecessore di Kaine, Howard Dean. La scelta di Kaine, sostenitore di Obama e governatore del Sud, indica la volontà di perseguire la strategia dell'espansione della forza del partito in zone non tradizionali per i democratici.

4 gennaio 2009

Perché il GOP è alla frutta

Una spiegazione lucida e sintetica è quella di Paul Krugman (originale no? Se non ci fossimo noi a chi viene in mente di guardare la rubrica del nobel dell'economia sul primo giornale americano). Il tema non è attuale per l'Europa che guarda al Medio oriente con angoscia, ma tant'è. Secondo Krugman è la strategia del Sud, contraria ai diritti civili negli anni 60, che ha messo i repubblicani nei guai in cui si trovano. Redistribuzione attraverso le tasse voleva dire, a Sud, aiutare "quelli la" (i neri) e quindi si era contrari. Quella scelta era una continuazione della fiera opposizione al movimento per i diritti civili che ha consentito ai repubblicani di papparsi il Sud che fino ad allora era schierato con i democratici. Krugman trae anche una consclusione sulla possibilità che si apre per Obama: questo non è il 1993 e la retorica contro il big governement non sarà efficace come lo fu con Clinton. Le teorie economiche della destra si sono sgretolate. Anyway, ecco l'articolo.

17 novembre 2008

Grand Old Party, quanto è buia la notte?


In due anni hanno perso la Casa Bianca, il Senato, la Camera e molti governatori. E quel che è peggio, non sembrano avere un'idea di dove andare e perché. Il partito repubblicano si è riunito nel fine settimana per discutere. A parlare sono stati i governatori, l'unica cosa rimasta al partito. C'è chi ha negato i problemi, chi ha ripetuto che le cose non sarebbero potute andare altrimenti per colpa della crisi economica e dell'impopolarità di Bush. E poi c'è chi, come il governatore del Minnesota Tim Pawlenty che ha messo qualche po' di sale sulle ferite. La tesi del governatore è che oggi il GOP è un partito regionale: il Sud, compresi i grandi Texas e Arizona e qualche Stato spopolato del West. Poi il nulla. Senza competere nel Nord non abbiamo possibilità, ha detto. Pawlenty non chiede una svolta a destra ma di adeguare il partito ai cambiamenti del Paese, dare risposte concrete ai problemi e smetterla con la guerra di religione. Sarà interessante capire chi e come resisterà a questa ipotersi di modernizzazione. E sarà altrettanto interessante capire come, un partito che in alcuni Stati pesa ed esiste perché sostenuto dal peggio della destra razzista (a Sud) o dall'estremimo religioso riuscirà a fare a meno di quel sostegno e di quelle parole d'ordine. Ecco un riassunto della riunione da Politico e quella del New York Times. La prima mette l'accento sui riformisti, la seconda parla di partito diviso tra tradizionalisti - torniamo ai nostri valoti - e innovatori. Da Washington Times, quotidiano di destra, forse legato al reverendo Moon (ma potrei ricordare male), un'esclusiva su Eric Cantor futuro leader alla Camera dei repubblicani, che sostiene più o meno le idee del governatore del Minnesota e definisce "irrilevante" il suo partito, che, sostiene, non fa altro che enunciare principi senza fornire soluzioni. E' evidente che tutti pensano a David Cameron. Ma i tories non avevano un fardello ideologico culturale come quello del GOP, erano solo anti tasse e anti governo.

20 ottobre 2008

The making of Sarah Palin

Come mai McCain ha scelto Palin? E' una domanda importante, perché dice qualcosa di come si pensa il candidato e cosa vuol essere il partito repubblicano. E anche sul personaggio candidato alla vicepresidenza. Ecco un lungo pezzo del New Yorker
che racconta come McCain è arrivato alla scelta. Tra le notizie quella che diversi circoli di destra hanno lavorato a questo risultato, testato il terreno nei mesi passati, andando in visita in Alaska, spinto per questa scelta attraverso dei blog. Il tentativo è quello di pescare qualcuno di diverso dai Good Old Boys di Washington e con le credenziali necessarie a motivare la destra religiosa. L'incaricato principale della ricerca di un vice, Adam Brackley, ha cominciato il suo lavoro nel 2007. Cercava una donna (allora l'avversario avrebbe dovuto essere Hillary Clinton) e con internet scoprì quanti siti di destra, quanti host radiofonici, parlassero bene del governatore dell'Alaska. Poi venne organizzato un viaggio di perlustrazione al quale presero parte William Kristol del Weekly standard, la rivista della destra repubblicana, un anchorman di Fox news e altri ancora. Questo è l'inizio della storia, chi ha tempo, può contiuare a leggere. Le sorprese, nella politica americana, non sono mai come sembrano, Palin non è uscita come un coniglio dal cappello di McCain.