A proposito di decolli, tra qualche giorno sarà online la nuova versione del nostro blog, oramai proiettato verso il 2012. Intanto, per chi passa per Roma, ci vediamo venerdì sera alla libreria Flexi in via Clementina,9.
4 novembre 2009
La non sconfitta di Obama ieri e il nostro blog domani
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25 ottobre 2009
Imparare dalla Virginia
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27 luglio 2009
So long, Sarah...
Si è dimessa la donna che doveva salvare il partito repubblicano. Non è ancora ben chiaro perché, ma non è affatto detto che Sarh Palin sia pronta per un futuro politico di primo piano. Palin non è più governatore dell'Alaska, le alci hanno un brivido lungo la schiena. Ecco il video del discorso d'addio, nel quale Sarah distribuisce un poco di patriottismo sul grande Paese e se la prende con quei rompiballe dei media.
Deve essere per colpa dei media, che da quando ha annunciato di lasciare la carica di governatore, Palin è crollata nei consensi. Un futuro plausibile? Lo stesso dell'evangelico dalla battuta facile, Mike Huckabee, che conduce una trasmissione su Foxnews. Attenzione, però, Mike è spigliato e spiritoso. Palin, ogni volta che non l'hanno preparata, non ha funzionato molto bene.
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21 luglio 2009
Sanità, la saga continua
Il presidente ha detto che metterà tutto il suo peso sulla vicenda. I repubblicani proveranno a fare lo stesso per fermare il piano Obama, che sperano di trasformare nella sua Waterloo. E. J. Dionne, columnist del Washington Post spiega che Obama è meno preoccupato dei suoi colleghi di partito perché non ha la sindrome del 1993, ovvero della batosta presa dai democratici dopo la sconfitta suicida proprio sulla Sanità. Obama ha la maggioranza, lavora a mediazioni, mette il suo peso politico e non teme di prendere batoste. Per lui una buona notizia: il senatore Baucus, del Montana, che presiede la commissione finanze e che frena (o rallenta) sulle proposte di riforma sanitaria, negli ultimi mesi ha preso una valanga di soldi dalla lobby sanitaria. Baucus è insomma nel mirino e dovrà essere più accorto nel frenare. L'altra notizia è che i democratici stanno riflettendo sulla possibilità di una tassa meno penalizzante di quanto pensato fino a qualche giorno fa: saranno solo gli ultramilionari a pagarla. Un passo indietro tattico per mostrare di essere pronti al compromesso. Per finire, il pezzo di Vittorio Zucconi da Repubblica spiega molto bene lo scenario paradossale della battaglia per la Sanità negli States.
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20 luglio 2009
Notiziario di mezza mattina: sondaggi, sanità, i cattivi repubblicani e l'economia
1. La riforma sanitaria resta lo scoglio politico più difficile per qualsiasi presidente democratico. Un sondaggio ABC/Washington Post rileva un vantaggio molto ampio sui repubblicani e una buona approval rating. Per la prima volta, Obama è sotto sul tema della riforma sanitaria. Naturalmente, qui sta il problema, c'è un pezzo di chi disapprova che ritiene che il presidente dovrebbe fare di più e un altro pezzo che ritiene che dovrebbe evitare di espandere il ruolo delle autorità federali e aumentare le spesa nel tentativo di allargare la copertura sanitaria. Qui il video di Obama che si rivolge ai cittadini per tentare di convincerli che la riforma va fatta, qui l'articolo di Ted Kennedy, il paladino della riforma per eccellenza, comparso su Newsweek. Il W. Post spiega che la strategia della Casa Bianca e mettere tutto il peso del presidente nella vicenda sanità. O la va o la spacca. Gli Obamas mettono il loro peso su una questione difficile - e sembrano essere un poco preoccupati.
2. I repubblicani non sono messi troppo bene nemmeno loro. Non hanno una strategia se non quella di sperare che tutto vada male agli avversari politici e sono a caccia disperata di figure di spicco (un paio si sono bruciate in questi mesi per robe di amanti). Non è una cattiva strategia, l'amministrazione Obama è in acque molto difficili. Come nota Kevin Drum, anche sulla sanità fare opposizione è complicato: o decidi che lasci lo Stato prendersi cure di alcune questioni o lasci le cose al libero mercato - escludendo dalla copertura sanitaria milioni di persone come avviene oggi. Il Grand Old Party deve però difendersi sul fronte dell'etica e della credibilità. C'è poi da ricordare il ruolo delle lobbies: qui Mother Jones parla di uno spot anti riforma nel quale compare un lobbista che, da dirigente di ospedale ha frodato il pubblico. Un classico, i cattivi in America sono cattivi per davvero.
Sarah Palin si sarebbe dimessa per problemi di parcelle agli avvocati ingaggiati per difenderla dalle accuse di aver gestito in maniera clientelare il potere. FIno a quando McCain non la arruolò come vice, Palin pagava con i soldi da governatore, poi ha dovuto pagare da sola (McCain ha un'etica di ferro, questo è poco ma sicuro). E adesso è la che fa il battitore libero poco credibile dell'Alaska. Ci possiamo sbagliare ma non sembra avere un futuro politico radioso. Peggio va a Dick Cheney. Su di lui aumenta la pressione, lo scandalo Cia cresce e la possibilità che finisca con l'essere coinvolto in un'inchiesta ufficiale sono sempre di più. La commissione della Camera sui servizi ha annunciato un'inchiesta sui piani segreti. Un editoriale di The Nation chiede a gran voce che si faccia luce sul piano per gli assassinii segreti della Cia occultato al Congresso.
3. L'economia e le banche. Robert Reich is mad as hell and it's no gonna take it anymore. Sul suo blog ripete che il fatto che le banche siano tornate ai profitti è grave e che la cosa non fa bene all'economia reale - a aumenta i rischi di ritorno alla finanza creativa. Ecco un bell'esempio pratico di quanto dice Reich in scala ridotta: venditori di subprime riconvertiti in venditori di ricontrattazione del mutuo. Quanto all'economia teorica, The Economist si chiede cosa è andato storto nella capacità di capire, anticipare, leggere la crisi. Un'analisi mezza condivisibile e mezza no. Il peggio si allontana e le bibbie del libero mercato provano a far quasi finta di niente? Non eravamo in un passaggio storico? E verso dove? Non è ancora chiaro a nessuno.
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5 luglio 2009
Resta con noi, non ci lasciare
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2 giugno 2009
Cheney apre ai matrimoni gay......
Sarà perché la figlia è una sostenitrice del riconoscimento delle coppie dello stesso sesso? Oppure si è ammorbidito di colpo? L'uomo dalla tortura facile ha rilasciato un'intervista nella quale apre ai matrimoni gay. Purché, spiega, sia una decisione presa Stato per Stato. Su questo non ci piove, nessun presidente è così pazzo da aprire una crociata sul tema a livello federale. I maligni potrebbero interpretarla così: Cheney spera che molti Stati aprano ai matrimoni così da consentire al Grand Old Party di dare battaglia e risalire la china su un terreno congeniale. ma questa è davvero una malignità.
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27 maggio 2009
La Sotomayor alla Corte Suprema. Obama sposa di nuovo un'idea con la tattica politica
L'idea di Obama è chiara: va alla Corte Suprema una donna che sa che effetto ha la legge sulla vita delle persone. Ha dichiarato che avrebbe cercato un profilo del genere, lo ha trovato. Per di più è la prima ispanica ad arrivare in quella posizione. E' una donna del "popolo" (viene dalla parte peggiore del Bronx, ha una storia familiare piuttosto difficile alle spalle) ma è anche una moderata, è considerata una centrista, però è una nemica dei repubblicani più conservatori, su alcuni specifici temi ha un profilo decisamente progressista. Comunque, una mezza rivoluzione.
E a Obama cosa ne viene in termini di "politica-politicista"? 1) da oggi si parla di lei, il caos di Guantanamo va in secondo piano (Obama stava perdendo ai punti con Cheney e con i suoi sotenitori liberal); 2) i repubblicani dovranno condurre una resistenza molto accorta: gli ispanici non li votano più e certo non li aiuterà attaccare il primo giudice della Corte Suprema che parla spagnolo. Lo faranno, è la trappola perfetta che permetterà a Obama di continuare ad avere ancora più consensi nella comunità che cresce più velocemente di tutte, e negli Stati chiave. Bingo
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29 aprile 2009
100 giorni e 60 senatori
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4 aprile 2009
Laggiù in Iowa
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14 marzo 2009
Rush diventa ricco, i democratici e la deriva repubblicana
Beh, a dire il vero il signor Limbaugh era già benestante. Ma le sue entrate, da quando Obama è alla Casa Bianca, sono cresciute di parecchio. Il re del talk show radiofonico e ultraconservatore viene più seguito che mai. Il picco è anche il frutto della strategia democratica che punta a sostenere che Limbaugh è il nuovo vero capo del Grand Old Party. Una furbata messa a punto da James Carville, lo stratega di Bill Clinton diventato famoso per aver coniato la formula It's the economy stupid, spiegando ai suoi che il futuro presidente avrebbe potuto vincere grazie all'insistenza su quei temi anziché sulla politica estera. Carville è nasty, è uno di quelli che ha sostenuto Hillary e l'ha spinta verso i colpi bassi che non hanno funzionato contro Obama. Ma per fare a pugni con i repubblicani incattiviti è la persona adatta. L'idea di Carville è piaciuta a Rahm Emmanuel - anche lui non una mammoletta, lo chiamano Rahmbo - e, si dice, sia stata autorizzata anche da Axelrod. Il tutto sembra funzionare. Tanto più che i repubblicani, dopo aver eletto Steele come loro leader sono pentiti. Limbaugh galvanizza i suoi, ma è difficile pensare che farà crescere la base repubblicana.
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7 marzo 2009
I conservatori e Obama (e la stampa italiana)
Ricordate Christopher Buckley? Figlio di William, conservatore fondatore della National review, a sua volta autore e polemista conservatore. Era balzato in vetta alle cronache per le dimissioni dalla rivista dopo la autodenuncia: voterò Obama, aveva scritto. Nei giorni scorsi un quotidiano italiano ci aveva spiegato che era pentito perché Obama è troppo di sinistra. I conservatori pentiti, era il titolo. Poi, oggi, troviamo su Fortune un articolo a firma Christopher Buckley che spiega: lo rivoterei. Il tema è: che opposizione farà il Grand Old Party? Che vogliono e dove vanno i repubblicani? Ecco un commento del NYT su quello che, ci si chiede, sta diventando il partito dei Rush Limbaugh. Jay Cost, su Weekly Standard, sostiene che il GOP, possa tornare a vincere. E' probabile che, al momento, l'unica speranza che il partito di Bush ha di tornare a vincere è un fracasso totale delle politiche del presidente democratico. Sul futuro del Grand Old Party, domani, domenica, dalle 11.30 alle 12 va in onda la puntata di Diario Americano, la trasmissione di Roberto Festa su Radio popolare. La si può ascoltare online o scaricare il podcast.
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25 febbraio 2009
L'indiano d'America fa un buco nell'acqua
Il partito repubblicano affida la risposta al discorso di Obama a Bobby Jindal, il giovane Governatore della Louisiana di origine indiana (che parte richiamando le comuni origini di immigrazione da paesi lontani e diversi sua e del Presidente). Il tono è ideologico e di attacco - viene riesumata la categoria "liberal media" - e mostra che il GOP non vuole fare concessioni e intende tenere la posizione, aspettando che il cadavere dell'Amministrazione, uccisa dalla crisi economica, scorra lungo il fiume. Una buona strategia per le elezioni di Mid-term del 2010? O forse è solo rigidità culturale?
Interessante che i commentatori conservatori di FoxNews (tra i quali Charles Krauthammer) giudichino l'intervento di Jindal disastroso.
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3 febbraio 2009
La crisi repubblicana
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31 gennaio 2009
Auguri, ragazzo: i repubblicani scelgono un nero alla presidenza del partito
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26 gennaio 2009
Al GOP non piace lo stimolo, vorrebbero i tagli alle tasse (quelli sì che hanno funzionato)
L'abbronzatissimo leader della minoranza alla Camera Boehner promette che il suo partito non voterà il piano di stimolo. McCain chiede tagli alle tasse, lo stesso argomento che lo ha aiutato a perdere le elezioni. Il GOP è nel suo business as usual, con la consapevolezza che la crisi è così grave che far ripartire l'economia sarà molto difficile. Se il piano Obama non funzionasse, tra due anni, nel midterm, ci sarà di che approfittarne. Una strategia di lungo respiro e grande visione. Paul Krugman, che nello spettro politico sta proprio dall'altra parte, chiama quella repubblicana cattiva fede. EJ Dionne è d'accordo con noi - o viceversa, per carità - i repubblicani sperano nel disastro, è il titolo del suo articolo. Intanto qualche passo del nuovo presidente: prime bozze di idee sulle regole per la finanza e ordine sull'efficienza energetica per le auto (tutti gli Stati si dovranno adeguare ai criteri degli Stati più virtuosi. E Biden parla di nuovo aiuto alle banche (che il Nyt dice, potrebbero venire nazionalizzate)
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5 gennaio 2009
Notizie politiche di qualche rilievo

1. I democratici in Senato potrebbero essere 59. Così almeno sembra di capire dalle notizie di oggi. Al Franken, l'ex comico di Saturday night life e oggi opinionista molto liberal, dovrebbe aver vinto il seggio in Minnesota. Il riconteggio delle schede è stato completato e Franken dovrebbe averla spuntata per qualche scheda (il 4 novembre era il suo avversario ad avere il vantaggio, ma immediatamente erano state denunciate irregolarità). Brutto colpo per Norm Coleman, senatore uscente e possibile stella nascente del Grand Old party e per tutto il suo partito. La convention si è tenuta nel suo Stato e non aver vinto nulla, nel nordico Minnesota, è un pessimo risultato. Ecco l'AP da Huffington post.
Di Bill Richardson sono già pieni i giornali: il segretario al commercio designato rimane con un pugno di mosche. Si è dovuto dimettere a causa di una indagine relativa a un affaire capitato ad Albuquerque. C'è un'indagine su di lui, lui e Obama giurano che non c'è nulla ma che per consentire al dipartimento di funzionare l'ex governatore e sostenitore della (quasi) prima ora di Obama sceglie di farsi da parte. Politico spiega che il team Obama ha messo spalle al muro la gente di Richardson e non ha avuto nulla in cambio. L'amministrazione perde un pezzo che sarebbe stato interessante e utile in America latina.
Tim Kaine, governatore della Virginia, è stato messo alla testa del Dnc, l'organo organizzativo democratico portato alla statura di organismo dirigente da parte del predecessore di Kaine, Howard Dean. La scelta di Kaine, sostenitore di Obama e governatore del Sud, indica la volontà di perseguire la strategia dell'espansione della forza del partito in zone non tradizionali per i democratici.
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4 gennaio 2009
Perché il GOP è alla frutta
Una spiegazione lucida e sintetica è quella di Paul Krugman (originale no? Se non ci fossimo noi a chi viene in mente di guardare la rubrica del nobel dell'economia sul primo giornale americano). Il tema non è attuale per l'Europa che guarda al Medio oriente con angoscia, ma tant'è. Secondo Krugman è la strategia del Sud, contraria ai diritti civili negli anni 60, che ha messo i repubblicani nei guai in cui si trovano. Redistribuzione attraverso le tasse voleva dire, a Sud, aiutare "quelli la" (i neri) e quindi si era contrari. Quella scelta era una continuazione della fiera opposizione al movimento per i diritti civili che ha consentito ai repubblicani di papparsi il Sud che fino ad allora era schierato con i democratici. Krugman trae anche una consclusione sulla possibilità che si apre per Obama: questo non è il 1993 e la retorica contro il big governement non sarà efficace come lo fu con Clinton. Le teorie economiche della destra si sono sgretolate. Anyway, ecco l'articolo.
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17 novembre 2008
Grand Old Party, quanto è buia la notte?

In due anni hanno perso la Casa Bianca, il Senato, la Camera e molti governatori. E quel che è peggio, non sembrano avere un'idea di dove andare e perché. Il partito repubblicano si è riunito nel fine settimana per discutere. A parlare sono stati i governatori, l'unica cosa rimasta al partito. C'è chi ha negato i problemi, chi ha ripetuto che le cose non sarebbero potute andare altrimenti per colpa della crisi economica e dell'impopolarità di Bush. E poi c'è chi, come il governatore del Minnesota Tim Pawlenty che ha messo qualche po' di sale sulle ferite. La tesi del governatore è che oggi il GOP è un partito regionale: il Sud, compresi i grandi Texas e Arizona e qualche Stato spopolato del West. Poi il nulla. Senza competere nel Nord non abbiamo possibilità, ha detto. Pawlenty non chiede una svolta a destra ma di adeguare il partito ai cambiamenti del Paese, dare risposte concrete ai problemi e smetterla con la guerra di religione. Sarà interessante capire chi e come resisterà a questa ipotersi di modernizzazione. E sarà altrettanto interessante capire come, un partito che in alcuni Stati pesa ed esiste perché sostenuto dal peggio della destra razzista (a Sud) o dall'estremimo religioso riuscirà a fare a meno di quel sostegno e di quelle parole d'ordine. Ecco un riassunto della riunione da Politico e quella del New York Times. La prima mette l'accento sui riformisti, la seconda parla di partito diviso tra tradizionalisti - torniamo ai nostri valoti - e innovatori. Da Washington Times, quotidiano di destra, forse legato al reverendo Moon (ma potrei ricordare male), un'esclusiva su Eric Cantor futuro leader alla Camera dei repubblicani, che sostiene più o meno le idee del governatore del Minnesota e definisce "irrilevante" il suo partito, che, sostiene, non fa altro che enunciare principi senza fornire soluzioni. E' evidente che tutti pensano a David Cameron. Ma i tories non avevano un fardello ideologico culturale come quello del GOP, erano solo anti tasse e anti governo.
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20 ottobre 2008
The making of Sarah Palin
Come mai McCain ha scelto Palin? E' una domanda importante, perché dice qualcosa di come si pensa il candidato e cosa vuol essere il partito repubblicano. E anche sul personaggio candidato alla vicepresidenza. Ecco un lungo pezzo del New Yorker
che racconta come McCain è arrivato alla scelta. Tra le notizie quella che diversi circoli di destra hanno lavorato a questo risultato, testato il terreno nei mesi passati, andando in visita in Alaska, spinto per questa scelta attraverso dei blog. Il tentativo è quello di pescare qualcuno di diverso dai Good Old Boys di Washington e con le credenziali necessarie a motivare la destra religiosa. L'incaricato principale della ricerca di un vice, Adam Brackley, ha cominciato il suo lavoro nel 2007. Cercava una donna (allora l'avversario avrebbe dovuto essere Hillary Clinton) e con internet scoprì quanti siti di destra, quanti host radiofonici, parlassero bene del governatore dell'Alaska. Poi venne organizzato un viaggio di perlustrazione al quale presero parte William Kristol del Weekly standard, la rivista della destra repubblicana, un anchorman di Fox news e altri ancora. Questo è l'inizio della storia, chi ha tempo, può contiuare a leggere. Le sorprese, nella politica americana, non sono mai come sembrano, Palin non è uscita come un coniglio dal cappello di McCain.
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