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30 settembre 2009

Domani a tavola con l'Iran

Domani per la prima volta Usa e Iran si parleranno veramente e ufficialmente. A Ginevra si riuscono i 5 grandi del consiglio di sicurezza, più la Germania e, appunto, gli iraniani. La situazione attuale è un vero rompicapo: la soluzione militare, anche solo da parte israeliana, è impraticabile come spiega Cordesman sul Wall Street Journal; Russia e Cina non aderiranno mai al tipo di sanzioni "invalidanti" che vogliono gli Usa e cioè il boicottaggio nella raffinazione del petrolio e il divieto d'accesso ai mercati finanziari; la leadership attuale non ha molta voglia di aprire un dialogo a tutto campo, nè chi lavora per Obama sembra aver condiviso questa opzione. E' la critica dei coniugi Leverett che condussero a suo tempo le trattative per l'invasione dell'Afghanistan (fu fatta in cooperazione con Teheran): l'amministrazione non ha fatto nulla di concreto per aprire un dialogo simile a quello che Nixon ebbe con la Cina. Bisognava per esempio sospendere i programmi a favore del cambio di regime a Teheran, tuttora finanziati da Washington. Rischia che alla fine i neocon ritornino sulla ribalta semplicemente perchè Ahmadinejad, Kim Jong-il e Chavez sono ancora in giro e i democratici non hanno trovato la maniera per trattarli diversamente.

28 agosto 2009

Che fine hanno fatto i conservatori?

Aspettano e pregano perché la riforma sanitaria finisca sugli scogli. Ecco una bella intervista (in italiano, quando ci sono cose, vale la pena segnalarle) al direttore della New York Review of Books, Sam Tanenhaus, che ha appena scritto The death of american conservatism, comparsa oggi su Europa a firma Marilisa Palumbo e Guido Moltedo.

24 agosto 2009

“The Paranoid Style in American Politics”

Il libro fondamentale dello storico americano Richard Hofstadter citato nell'articolo dell'Economist del quale si dà conto nel post precedente. E' un testo del 1964 scritto all'alba della nascita del nuovo conservatorismo - isterico e populista - che all'epoca venne rappresentato da Barry Goldwater. Il libro illustra quale ruolo le teorie della cospirazione - e in particolare quelle formulate dalla destra americana - abbiano avuto nella storia del paese. Un evergreen.


In questo link trovate un estratto del testo pubblicato su Harper (dove apparve per la prima volta).

7 agosto 2009

Giochi sporchi sulla sanità

Tranquilli, non stiamo parlando dello scandalo pugliese per quanto ci siano elementi in comune come la volontà di fare i quattrini sulla salute della gente: da noi con la corruzione, in America attraverso l'uso disinvolto di metodi assolutamente legali di pressione sulla politica basati sul denaro. Come racconta il premio nobel Paul Krugman l'offensiva delle lobby e dei repubblicani contro il piano sanitario di Obama sta dispiegando tutta la sua potenza di fuoco. Finti camioncini girano con slogan contro la riforma e gruppi di protesta piuttosto violenti interrompono le assemblee dei Congressmen democratici sulla riforma. Sì perchè ad agosto il Congresso è chiuso e lì al contrario che da noi i parlamentari si confrontano con chi li ha eletti. Da noi, al massimo, si fanno "intervistare" da qualche giornalista di fronte ad un pubblico che non può intervenire - parliamo delle feste del PD, non del PdL. Secondo Krugman dietro a queste folle impazzite ci sono da una parte alcune lobby molto chiare (e con a capo gente piuttosto discussa) e dall'altra quello stesso sentimento di paura razziale che faceva gridare "kill him" durante i comizi di McCain. Secondo Robert Reich non andrà come nel 1994: la riforma ha troppo "momentum", troppa forza per essere fermata. Però la "campagna d'agosto" fatta di minacce fisiche e spot aggressivi rischia di diluire i contenuti della riforma: meno gente coperta e meno riduzione dei costi. Col rischio di produrre un boomerang per l'amministrazione. Insomma, non sarà come le punture Pic.

1 giugno 2009

Aborto e matrimoni gay, se culture war rientra dalla finestra

Qui sotto la notizia della morte del medico icona del pro-choice George Tiller. Ucciso, a quanto pare, da una persona isolata. Gli ultimi omicidi di medici abortisti risalivano al 1998, ovvero all'amministrazione Clinton, ovvero all'inizio della lunga crociata che ha dato corpo alla maggioranza di G. W. Bush negli anni 2000. Obama ha tentato in tutti i modi di aggirare, rimandare, disinnescare la battaglia culturale sui temi etici. Il problema per lui è che già quattro Stati hanno approvato i matrimoni tra persone dello stesso sesso e che la scelta di Sotomayor alla Corte suprema ha fatto infuriare diversi crociati antiabortisti (ecco un link a un sito senza immagini di bambini sgozzati presentati come feti, se volete averne una dimostrazione). L'omicidio di Tiller, per quanto commesso da un singolo, è un primo segnale di un clima inquietante che si potrebbe creare. L'arrestato, infatti, è sostenitore attivo dell'omicidio di medici abortisti (ecco un articolo sull'inchiesta). L'America cambia, o almeno così sembra, ma c'è una parte del Paese, magari minoritaria, che non ha nessuna intenzione di cedere su alcune questioni. Obama avrà bisogno di tutta la sua abilità retorica per disinnescare questa bomba. Oppure potrebbe decidere che l'ala conservatrice più dura e pura sia diventata talmente isolata, da lasciarla a infuriarsi per conto proprio. Potrebbe essere un rischio molto grande.
ps: ricordate gli avvocati che duellarono nel 2000 in Florida sul riconteggio delle schede? Oggi vorrebbero portare, assieme, alla Corte Suprema il caso dei matrimini tra persone dello stesso sesso. I gruppi che difendono i diritti son però contrari a che Ted Olson, il conservatore, l'avvocato di Bush in Florida, porti il loro caso davanti ai giudici - c'è un bel film con Kevis Spacey prodotto da Hbo, chi può se lo procuri -

14 marzo 2009

Rush diventa ricco, i democratici e la deriva repubblicana

Beh, a dire il vero il signor Limbaugh era già benestante. Ma le sue entrate, da quando Obama è alla Casa Bianca, sono cresciute di parecchio. Il re del talk show radiofonico e ultraconservatore viene più seguito che mai. Il picco è anche il frutto della strategia democratica che punta a sostenere che Limbaugh è il nuovo vero capo del Grand Old Party. Una furbata messa a punto da James Carville, lo stratega di Bill Clinton diventato famoso per aver coniato la formula It's the economy stupid, spiegando ai suoi che il futuro presidente avrebbe potuto vincere grazie all'insistenza su quei temi anziché sulla politica estera. Carville è nasty, è uno di quelli che ha sostenuto Hillary e l'ha spinta verso i colpi bassi che non hanno funzionato contro Obama. Ma per fare a pugni con i repubblicani incattiviti è la persona adatta. L'idea di Carville è piaciuta a Rahm Emmanuel - anche lui non una mammoletta, lo chiamano Rahmbo - e, si dice, sia stata autorizzata anche da Axelrod. Il tutto sembra funzionare. Tanto più che i repubblicani, dopo aver eletto Steele come loro leader sono pentiti. Limbaugh galvanizza i suoi, ma è difficile pensare che farà crescere la base repubblicana.

7 marzo 2009

I conservatori e Obama (e la stampa italiana)

Ricordate Christopher Buckley? Figlio di William, conservatore fondatore della National review, a sua volta autore e polemista conservatore. Era balzato in vetta alle cronache per le dimissioni dalla rivista dopo la autodenuncia: voterò Obama, aveva scritto. Nei giorni scorsi un quotidiano italiano ci aveva spiegato che era pentito perché Obama è troppo di sinistra. I conservatori pentiti, era il titolo. Poi, oggi, troviamo su Fortune un articolo a firma Christopher Buckley che spiega: lo rivoterei. Il tema è: che opposizione farà il Grand Old Party? Che vogliono e dove vanno i repubblicani? Ecco un commento del NYT su quello che, ci si chiede, sta diventando il partito dei Rush Limbaugh. Jay Cost, su Weekly Standard, sostiene che il GOP, possa tornare a vincere. E' probabile che, al momento, l'unica speranza che il partito di Bush ha di tornare a vincere è un fracasso totale delle politiche del presidente democratico. Sul futuro del Grand Old Party, domani, domenica, dalle 11.30 alle 12 va in onda la puntata di Diario Americano, la trasmissione di Roberto Festa su Radio popolare. La si può ascoltare online o scaricare il podcast.

10 febbraio 2009

Terry, Eluana e la rivoluzione conservatrice italiana

Il caso Terry Schiavo, quello della donna morta per interruzione dell'idratazione dopo 12 anni di stato vegetativo e sette di battaglie legali, ricorda molto quello di Eluana Englaro. Non stiamo parlando di medicina, etica o della quantità di grandi temi che ci sono dietro. Ma dell'uso strumentale che ne viene fatto da parte della politica e della chiesa cattolica (negli States furono soprattutto gli evangelici a guidare la crociata). Il caso Schiavo è forse l'ultimo in cui quella parte della maggioranza religiosa americana che ha sostenuto George W. Bush, che lo ha eletto la prima volta, ha combattutto una battaglia politica, ha spostato il focus delle istituzioni dai temi dell'economia, della politica estera, dell'ambiente, delle tasse, a quello dell'etica.
Per anni, sui temi del matrimonio gay, dell'eutanasia e affini, dell'aborto, il dibattito politico è stato infuocato, la mobilitazione costante. Con il risultato di mobilitare la parte arretrata del Paese, di portarla a votare e di farla votare contro i suoi interessi. Nel 2005, il presidente Bush interruppe le vacanze per firmare una legge. Ricorda qualcosa? L'analisi è breve, poco puntuale e approssimativa, ma ci serve per far notare una cosa: in Italia stiamo attraversando una rivoluzione conservatrice con tutti i crismi. E l'uso feroce che si è fatto di Eluana Englaro (andate a leggere l'editoriale di Avvenire, non di Libero, ma dei giornale dei vescovi) è solo l'ultimo dei segnali: in principio furono il family day, la non approvazione dei Pacs da parte di una maggioranza di centro sinistra. Oggi siamo al pacchetto sicurezza anti immigrazione e alla riforma della costituzione a partire da un difficile caso di etica. Bush viene eletto prima del 9/11, la politica estera aggressiva viene dopo. Il nocciolo della sua base era un altro. Quello che in questo momento esercita la sua egemonia assoluta sulla maggioranza di governo in Italia (Fini appare piuttosto isolato). Negli Usa, come proviamo a dire nel libro, sono successe molte cose perché qualcosa cambiasse. Qua siamo ancora all'agosto 2001. Speramo di non dover aspettare tanto.

18 dicembre 2008

Il bue dà del cornuto all'asino

David Frum è un intellettuale conservatore di origine canadese, al quale viene attribuita l'invenzione del refrain "asse del male" quando lavorava per l'amministrazione Bush. E' autore oggi di un testo dal titolo Comeback: Conservatism that can win again. Su "The Week" scrive un articolo che comincia con un incipit interessante e veritiero: "The vice of the American political system is not authoritarianism. It is corruption". Obama paga la sua origine politica, Chicago. E' indubbio che lì Obama ha messo su pelo sullo stomaco, scaltrezza e ha fatto apprendistato con la macchina del consenso popolare del partito democratico più simile alla Dc di Gava d'America. Il vecchio sindaco Daley - il padre di quello attuale - fece votare anche i morti pur di far divenire presidente JFK.

Però mai come oggi i repubblicani devono tacere su qualsiasi cosa assomigli a una "questione morale" in stila americano: questa amministrazione - dal caso di Jack Abramoff a quello di Tom DeLay, potentissimo Congressman dell'era Bush - è stata avida fino ad arrivare a danneggiare se stessa - troppa corruzione rende ciechi. Già dalle elezioni del 2006 il tema della corruzione è stato parte della campagna elettorale dei democratici, una risorsa efficace e utile.

La strategia sembra chiara. Smontare l'aura di santità di Obama e dire che è tutto come prima: è un amico di corrotti moderato e opportunista. Anche in Italia c'è chi utilizza la stessa strategia, pur di dire che in fondo dai tempi di Bush non cambierà molto. Poveri struzzi: il mondo si capovolge - a prescindere da Obama - e loro non sanno che sono cambiate le politiche, le persone, l'ordine di ciò che è possibile pensare e fare è rovesciato rispetto a quello del 2003. La famosa frase di Reagan per il quale "lo stato è il problema, non la soluzione" oggi fa sorridere per la sua inconsistenza. Erano meglio i comunisti di una volta: almeno, quando perdevano, facevano autocritica. Oggi la sconfitta storica dell'ideologia conservatrice è l'unico, vero punto che gli stessi conservatori dovrebbero tenere in agenda.

2 dicembre 2008

Ancora analisi del voto

I repubblicani stanno messi male per almeno 3 ragioni, ce lo spiega Albert Hunt di Bloomberg. Primo, la loro campagna contro l'immigrazione gli ha alienato il voto delle minoranze il cui peso sul totale dell'elettorato è cresciuto del 3% in 4 anni. Secondo, le loro posizioni conservatrici sui gay e l'aborto gli hanno alienato i giovani, che sono l'elettorato del futuro e anch'essi hanno votato per Obama più di quanto avessero fatto per Kerry o Gore. Terzo, Obama ha sfondato anche nei suburbi e negli "exurbs" (i suburbi più lontani dal centro città) che oramai sono etnicamente più misti e sono abitati più da giovani. I vecchi abitanti moderati di questi posti, poi, sono stanchi delle battaglie ideologiche dei repubblicani. Michael Tomasky ha scritto un bell'articolo sulla New York Review of Books in cui discute di due libri molto importanti usciti di recente sulla demografia elettorale americana. Importante il suo ragionamento sul tema annoso del rapporto tra democratici e "white working-class". Non è vero che il problema è con la classe di reddito: è con la classe di istruzione, sono solo i bianchi meno istruiti a non votare molto democratico. E sono sempre di meno. Sempre sulla stessa rivista, Elizabeth Drew da la sua versione del presunto centrismo di Obama: ha a che fare con la sua personalità riflessiva ma ciò che ha messo in moto con la campagna, le migliaia di persone mobilitate, gli servirà per far passare il suo programma. Staremo a vedere.

27 ottobre 2008

Il Grand Old Party trema per il Congresso



A giudicare dai sondaggi, la gara in Congresso è un disastro per i repubblicani. Scandali, presidenza Bush, facce vecchie non sono un messaggio che si vende bene. Dall'altra parte, la strategia dei 50 Stati di Dean ha pagato. Lo stato delle cose, oggi, vedrebbe un Senato diviso 59 a 41 (oggi i dem hanno un voto di vantaggio). In cinque, sei seggi, il risultato è in bilico. Se la bilancia arrivasse a 60, sarebbe un disastro: in Congresso si fa il filibuster, il nostro ostruzionismo, e contro 60 senatori non si può fare (ovvero l'aula può votare 60 a 40 la chiusura del dibattito, impedendo a un gruppo, o a un singolo senatore, di parlare all'infinito). Nella tabella ripresa dal National journal, un po' acciaccata dall'ingrandimento, i risultati del partito dei presidenti vincenti da Kennedy in poi. Reagan fu quello che ottenne il risultato migliore anche nell'elezione di deputati e senatori. Ecco un pezzo da American prospect che racconta la situazione delel campagne senatoriali al Sud. Anche la, i democratici sperano di prendere qualche seggio in aree del Paese un tempo impensabili.

25 ottobre 2008

L'establishment? Terrorizzato da McCain

Da Colin Powell in poi: l'aria che tira è "ora basta giocare: non ci possiamo permettere quei due alla Casa bianca". E quindi tutti in fuga dal partito repubblicano, non bisogna far vincere McCain e la Palin. Aveste raccontato questo scenario tre mesi fa vi avrebbero portato alla neurodeliri. Ecco l'articolo dell'Economist sul tema della fuga dal GOP (grazie a Vassar).

21 ottobre 2008

La fine di Nixonland

Ogni due giorni c'è un articolo che proclama la fine di qualcosa in America. La scorsa settimana era finito Reagan, che in realtà è finito da un pezzo e ve lo possiamo garantire perchè siamo stati sulla sua tomba. Questa settimana fanno morire Nixon, che è ancora più morto. Dipende da quando uno fa partire la nascita della coalizione conservatrice. Reagan fu sicuramente il primo a darle compatezza e un programma di lungo periodo nonchè a creare una maggioranza stabile. Ma Nixon, come ci spiega il libro che vedete qui accanto, è quello che ha diviso il paese in 2 tra i "liberal" e la "maggioranza silenziosa". Ora, come ci spiega The New Republic, sono fallite le politiche di quella coalizione (non solo il liberismo sfrenato ma anche la guerra preventiva per non parlare degli effetti di Kathrina) ma è cambiato il paese che non più così bianco come una volta. Chissà se cambierà anche nelle urne.

17 ottobre 2008

Un nuovo Clinton o un nuovo Reagan?

La domanda sulla bocca di tutti gliossevatori è una di qelle che ci poniamo dall'inizio: gli Usa stanno entrando in una fase post reaganiana? E' finita la rivoluzione conservatrice? Oppure, come è accaduto al pur superpopolare Bill Clinton, per stare a galla bisognerà limitarsi a moderare le politiche che hanno caratterizzato l'ultimo trentennio? Ecco cosa ne pensa Ronald Brownstein sul Natonal Journal e cosa crede Amity Shlaes di Bloomberg (che vede in Joe l'idraulico il ritorno del fantasma di Reagan, giù le mani dalle mie tasche!). A giudicare dalla mappa elettorale e da come Obama ha cominicato a spendere anche in Stati inarrivabili dai democratici (Virginia e North Carolina, ma anche Georgia e persino Kentucky, guardate video e pezzo dal Guardian), è in corso un grande spostamento elettorale. Epocale, non contingente. Se questo si tradurrà in politiche diverse, in un nuovo inizio di qualcosa è da vedere. Obama avrebbe le caratteristiche (deve prima vincere naturalmente).
E cosa siginificherebbe passare ad una nuova fase? Ieri sera, intervistata dalla Pbs, Nancy Pelosi parlava dell'ambiente come elemento chiave per economia, politica estera (energy independence), salute, futuro, innovazione e competitività. Un New Deal ambientale potrebbe essere l'occasione per vedere qualcosa di nuovo in politica. Attenzione, pensateci un attimo, il conservatore David cameron è ambientalista, Sarkozy fa la voce grossa con l'Italia sulle emissioni...solo la politica italiana (tutta, ma proprio tutta) e Sarah Palin non riescono a farsi una ragione dell'idea che quello è il tema centrale del futuro.

15 ottobre 2008

Non ci stuferemo mai di..

.. segnalare articoli che parlano della fine dell'era Thatcher/Reagan (anche se adesso il gioco è fin troppo facile). L'ultimo in ordine di tempo è quello di Harold Meyerson. Fa piacere segnalarlo in relazione al post qui sotto, perché è cominciata la grande fuga degli intellettuali conservatori. Così l'inizio dell'articolo di Meyerson:

In 1949, a number of famous writers, among them Arthur Koestler, André Gide, Richard Wright, Stephen Spender and Ignazio Silone, wrote essays explaining why they were no longer communists. The essays were collected in a volume entitled "The God That Failed."

Adesso tocca ai liberisti/conservatori che l'America ha prodotto negli ultimi decenni. Come al solito il pensiero va anche alle dirigenze della sinistra ed ex-sinistra italiana: quelle minoritarie e implose su se stesse, che non riescono a utilizzare voce e pensiero per andare oltre la cerchia degli amici dei parenti e della rivendicazione di identità; a quelle che hanno sudato mille camicie per farsi accogliere nei salotti buoni della finanza e dell'economia (in cerca di perdono per il proprio passato), per poi scoprire che i divani di questo benedetto salotto erano in pelle finta. La chiamavano terza via. Mai come oggi la sinistra potrebbe invece attaccare, occupare spazi, organizzare, rivendicare..
Nel frattempo, qui il link che ci spiega come potrebbe nascere un nuovo scandalo attorno alla Palin, questa volta addirittura con un epicentro italiano.

Panico conservatore, Buckley jr. lascia la rivista del padre

Già, ma che vuole dire questo titolo? Niente per chi non è ossessionato dalla politica Usa. Christopher Buckley è il figlio di William, fondatore della National Review, il giornale conservatore (non neocon, tradizionalmente conservatore). Due o tre giorni fa Buckley ha appoggiato Obama, ieri, dopo la pioggia di mail arrivate al giornale, ha deciso di lasciare. "Sono triste ma non troppo, non mi è chiaro cosa sia il movimento conservatore di questi tempi". In questi anni, spiega nel suo addio, i conservatori hanno moltiplicato il deficit e fatto molte altre cose non nella loro natura. Ecco l'articolo di Buckley pro Obama (McCain gli sembra non autentico, per aver cambiato modo di essere rispetto alla sua natura) ed ecco le dimissioni. Il movimento conservatore è abbastanza frastornato: la crisi, le guerre perse, il deficit, il piano Paulson. Che ne sarà di questa potenza politica americana? Ecco l'articolo di endorsement (Scusa papà, voto per Obama) e quello di dimissioni (Scusa papi, mi hanno licenziato).

7 ottobre 2008

I cicli delle idee

Anche il Financial Times assume la fine del ciclo conservatore. Gli esempi che prende in considerazione sono quelli offerti dal sistema politico inglese: anche lì, vincessero i Tory, non si farà ritorno al thatcherismo. I cicli delle idee. Nel frattempo, questa notte, ancora panico nelle borse. Quanto peseranno nel dibattito di questa sera le tensioni economiche fortissime di questi due giorni? E' come se un paziente con 38 di febbre avesse avuto un balzo verso i 40 gradi, e non si capisce cosa fare per fargliela abbassare. Gli americani sono così furibondi da chiedere risposte molto serie riguardo alla loro condizione economica: come sottolinea Tomasky del Guardian, difficile che si bevano la favola di McCain sul carattere dei candidati, questa volta contano i problemi perché sono tempi straordinari. Ecco cosa scrive Tomasky:

The Republicans can't win on substance. Most of their positions are too unpopular. They know this, and this is why they lie, like Palin did during her debate, about leading the state of Alaska to divest of investments that could benefit the Sudanese government. It turns out that her administration opposed such divestment when it mattered and that she finally told a legislator or two she was for it - after it was too late for the legislature to act. That's not substance. It's substance abuse.

So in this closing month, they will do what they know how to do. Republican operatives told the Washington Post last Saturday that they will spend the remaining days attacking Obama's character and past associations. Meanwhile, independent conservative groups are bound to spread all manner of disinformation - about how al-Qaida wants Obama to win and how, if the Democrats capture the White House, they'll outlaw the Ten Commandments.

We've seen lies like these work before. But what we haven't seen before is basically 80% of American adults feeling this miserably about their country. If there's ever going to be a circumstance when voters stay focused on the things that matter, this ought to be it.

Noi prima di Veltroni

Ieri Veltroni ha detto che la crisi della borsa è figlia di una cultura di destra; tutti (e sembra sottointenderlo anche lui) dicono oggi che il mondo non sarà più lo stesso, che persino vincesse McCain il ciclo conservatore si chiude perché bla bla bla.. se lo dice "cuor di leone" Veltroni significa che pure la sua portiera deve avergli confermato questa impressione.

NOI LO DICEVAMO A GENNAIO, TANTI CI SNOBBAVANO ("L'AMERICA E' SEMPRE LA RIGHT NATION E' BUSH CHE E' IMPOPOLARE") E ADESSO PARE LO SAPESSERO DAL 1985. VOGLIAMO IL COPYRIGHT.

QUI LA PROVA (UNA TRA LE TANTE) DELLA NOSTRA LUNGIMIRANZA

e qui un altro post di febbraio di più modeste dimensioni, tanto per autocomplimentarsi ancora un po'.

Qui, invece, UN INCREDIBILE E PROFETICO post del 28 aprile nel quale mettevamo in correlazione il suddetto Walter Veltroni e la crisi della coalizione reaganiana, quando ancora il centro-sinistra italiano non comprendeva la portata storica di questa eclissi e delle sue conseguenze sulla politica. Oggi, scusateci, un po' di autocelebrazione: ci avevamo preso sul serio, comunque vadano le elezioni. Grazie, grazie.. ma tornate ai vostri posti: questa sera il secondo dibattito Obama - McCain, la verve questa volta non dovrebbe mancare.

31 agosto 2008

Il neoconservatore scontento della Palin

David Frum è l'inventore della locuzione "asse del male", che il presidente fece sua quando Frum lavorava come Special assistant e speechwriter del Presidente Bush. Oggi è uno scholar dell'American Enterprise Institute. Qui l'appunto sulla Palin apparso nel suo blog: non approva per nulla la scelta di McCain. E sostanzialmente fa sorgere il dubbio che l'abbiano scelta gli advisor, mica lui: "I'd guess that John McCain does not have a much better sense of who she is, what she believes, and the extent of her abilities". Possibile?

25 giugno 2008

Religione e politica. Quanto peserà e come?



Ieri James Dobson ha attaccato pesantemente Obama per aver distorto i testi sacri in un suo discorso sulla religione del 2006. Dobson è il leader di Focus on the Family, impero mediatico e potente lobby valoristica che ha avuto enorme esposizione negli anni della presidenza Bush. Ecco la cronaca di Maurizio Molinari da la Stampa (se ci sono in italiano perché usare sempre testi in inglese?). E' uno dei primi attacchi pesanti di un leader della destra religiosa al candidato democratico. Segnala una crociata? Difficile a dirsi, McCain ha già avuto i suoi problemi con qualche predicatore potente ed esagitato da cui ha dovuto prendere le distanze (ecco i ritratti di Hagee e Parsley da Liberazione). Ma quanto e come peserà stavolta la religione sulle elezioni? La coalizione conservatrice di cui McCain ha bisogno può contare sulla mobilitazione degli evangelici? Qualche domanda e qualche risposta in un servizio di Liberazione (in coda una scheda e una cronologia). E per finire la nuova ricerca del Pew research centre sulla religione negli Stati Uniti in una pagina ricca di tabelle e animazioni utile da consultare oggi e nei prosismi mesi. L'indagine a campione è condotta su 3500 persone e sembra confermare che il modo di intendere il proprio credo sta diventando un poco meno totalizzante. Non è un male.