Visualizzazione post con etichetta nucleare. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta nucleare. Mostra tutti i post

24 settembre 2009

Sono solo simboli, certo, ma il consiglio di sicurezza Onu...

L'unico organo davvero decisionale dimorato al Palazzo di vetro di New York ha adottato una risoluzione che la Bbc chiama storica (alla pagina trovate uno speciale, con diverse cose tra cui i filmati degli interventi di diversi leader): si tratta di un invito generale e generalizzato al disarmo nucleare. Il Consiglio era presieduto da...indovinate un po'? Il presidente Obama. Il passo è solo simbolico, ma che Russia, Cina e Stati Uniti votino per il disarmo è davvero una frattura storica. L'Onu, che è un edificio anni 60, con una gestione e un'organizzazione anni 60, per una volta manda messaggi importanti dalla sua sede decisionale. Normalmente sono le singole agenzie sui temi specifici o l'Assemblea a votare mozioni, non il consiglio.
Possiamo sicuramente sbagliare, ma il fatto che all'Onu sia stata spedita Susan Rice, la consigliera in politica estera più vicina a Obama già durante la campagna elettorale, era già un segnale che l'Onu poteva e doveva, nelle intenzioni del presidente, acquisire maggior centralità specie per quelle grandi sfide planetarie che converrebbe a tutti affrontare assieme: povertà, ambiente, pandemie, disarmo. L'adozione della risoluzione è anche il segno che Rice sta lavorando bene e che con la Russia, sulla questione nucleare, gli Usa stanno facendo un lavoro di prospettiva. Altro argomento, oggi all'Onu sarà divertente: parlano Chavez, Nethanyau, Shakasvili e il presidente iracheno Talabani.

14 giugno 2009

Iran e Corea, i nodi vengono al pettine...

Corea del Nord e Iran sono le prime due gatte da pelare di politica estera per la nuova amministra- zione. La prima non rappresenta una vera minaccia, un nemico credibile, ma è però una sfida d'immagine per la nuova amministrazione. Nel caso di Pyongyang raggiungere l'unanimità in consiglio di sicurezza è un fatto scontato, avere la Cina che preme sul regime è una certezza (Pechino non vuole problemi ai confini e vorrebbe evitare di dover accogliere un flusso di profughi dalla Corea più grande di quanto già non accada). Eppure avere un dittatore da operetta che ti prende in giro e ti minaccia con il nucleare è una sfida di immagine terribile per un presidente democratico che cerca di intraprendere la strada del dialogo. Presto qualcuno chiederà conto a Obama della sua moribidezza. In questo caso, il democratico ha dalla sua un atteggiamento di Bush molto simile e multilaterale.
L'Iran è tutta un'altra cosa. Specie dopo le elezioni di ieri e il modo in cui se ne sta uscendo. Andare dietro a Mousavi con il rischio di far saltare ogni ipotesi di dialogo? Oppure chiudere gli occhi di fronte a un mezzo colpo di Stato? A questo punto vicenda iraniana somiglia molto alla libanese del dopo Hariri padre, ma senza le complicazioni religiose del piccolo Paese mediterraneo. C'è un pezzo di società urbana, giovane e aperta al mondo che spinge per un cambio di regime e una periferia del Paese che segue l'ala dura - per fede politica, religiosa, brogli e capacità di gestione clientelare del potere. Ahmadinejad, si disse, vinse la prima volta grazie al voto dei mostazafin, i senza scarpe, i diseredati, con la promessa di una riforma economica non arrivata. La reazione di Mousavi è nuova, così come la stretta dell'ala dura. Segno di una situazione diventata difficile da gestire all'interno di un regime democratico con forti caratteristiche autoritarie. Probabile che Obama resterà a guardare, lavorerà per aiutare Mousavi e i suoi nell'ombra ma trattando - se possibile - con Ahmadinejad. Nel frattempo aspettatevi pressioni su Israele e una mano tesissima alla Siria. Sfilare Damasco da gioco di Teheran sarebbe un buon risultato.