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10 luglio 2009

Noia, piattume e un po' di ambiente a L'Aquila

Niente gaffes di SB, per adesso, un documento ambientale che parla finalmente una lingua in linea con la ricerca scientifica e obbiettivi a lunghissimo termine. Questo sembra essere, in sintesi, il lascito di un G8 che potrebbe rimanere nella storia per essere uno degli ultimi incontri del club riunitosi per la prima volta a Rambouillet nel 1975. Merkel e i cinesi insistono su una nuova architettura dei vertici e tutti sembrano essere d'accordo. Sull'ambiente il linguaggio nuovo è il frutto della leadership di Obama. O meglio, del fatto che per la prima volta al tavolo degli 8 c'è un presidente Usa che riconosce la necessità di mettere mano al camiamento climatico. Obbiettivi concreti? Pochi. Più in generale, Obama è stato protagonista ovunque: nelle battute rozze dei cronisti politici italiani sulla navetta che porta al media village, come testimonial del terremoto e anche come motore del vertice sui temi ambientali. Avrebbe voluto di più dal G8+5: presentarsi in Congresso con un documento che impegna Cina e India sull'ambiente avrebbe facilitato il passaggio della energy bill.
Berlusconi venderà il vertice come un succeso. Non è così, ma non è un insuccesso. Nei documenti finali si rimanda sempre al G20 di Pittsburgh, alla conferenza Onu sul clima di Copenhagen e così via.

8 luglio 2009

L'Aquila, aggiornamento dal G8

La partenza di Hu Jintao, volato a sedare le rivolte uighure, fornisce un alibi perfetto al G8. Senza i cinesi, decisioni sul clima non se ne possono prendere. E così, visto che il Major economies forum, vertice del G8+5 che discute di clima, sceglierà (si riunisce domani) di non assumere impegni assoluti nel medio termine (tipo: taglio delle emissioni del 20% entro il 2020), sembra che nemmeno gli otto si prenderanno la briga di decidere qualcosa. Nel documento finale ci dovrebbe essere un richiamo alla volontà di non far aumentare nel 2050 la temperatura di più di due gradi rispetto al 1900. Un impegno lontano, non vincolante e privo di passaggi concreti. Qualcuno dice che è già qualcosa perché è la prima volta che si può scrivere qualcosa sul clima a un G8. La novità sta nella presenza di Obama e del diverso modo di vedere le cose in materia ambientale rispetto a Bush.
Per quanto riguarda la lotta alla povertà, ci sarà un impegno di 13 (o 23?) miliardi di dollari. Il problema è che gli impegni presi al G8 scozzese di Gleaneagles sono spesso rimasti lettera morta - particolarmente vero per l'Italia, meno per la Gran Bretagna, che su questo spinge molto anche qui. Quindi, dire che si spenderà per la sicurezza alimentare non vuol dire che i soldi verranno stanziati. Si aggiunga che i soldi non sono abbastanza, la Fao ritiene dovrebbero essere molti di più. Vale a L'Aquila un altro elemento che è una costante di questi vertici. Ciascun Paese, quando spiegherà di aver adempiuto agli impegni per la fame nel mondo userà trucchi contabili con i quali dimostrerà - facciamo un esempio - che un finanziamento alle proprie università su qualche coltivazione da far crescere con poca acqua è un finanziamento contro la fame nel mondo. Vero nel lungo termine, ma falso se parliamo degli interventi di aiuto a chi muore oggi di fame.
Per il resto regna davvero il caos. Alla richiesta su quando e come ci si potrà prenotare per le conferenze stampa la risposta degli addetti è "non lo so, non ci dicono niente". L'addetto stampa giapponese gira lui per i tavoli a distribuire l'agenda del ministro (di solito c'è un tavolo dove c'è l'agenda aggiornata e qualcuno che ti spiega come e dove). E per finire, anche persone che si sono prenotate per le conferenze stampa, non sanno come e dove e non sanno se potranno parteciparvi. In questo momento, in sala stampa, l'amplificazione diffonde uno che parla in russo mentre sugli schermi scorrono immagini di Berlusconi e Merkel che passeggiano. Nessuno sa chi sia e non c'è nessuna traduzione. Ah, per adesso la terra non ha tremato.

Qui G8 terremotato dell'Aquila, dove il caos regna sovrano

Giunti infine nella caserma della Finanza che ospita il summit. Dopo aver parcheggiato in un centro commerciale come prescritto, siamo a cercare di capire che succede. Per arrivare al Media Village, come hanno chiamato la tendopoli allestita fuori dalla caserma, abbiamo preso un bus di quelli di linea strapieno di giornalisti e senza aria condizionata. Ora, per un Paese che tiene tanto (quasi solo) all'etichetta e alle vetrine, proprio non ci siamo. L'autobus è rimasto fermo, motori puzzolenti accesi, per venti minuti sotto il sole. Invece di fare un chilometro, la distanza tra il centro commerciale e la caserma, ne abbiamo fatti una ventina. Un corrispondente olandese scherza: “chiamate Isoradio e capiamo che succede". Tutti gli stranieri ridono o si guardano attorno spersi. Il catering è fornito da Autogrill (!?!) e sul buffet la spiega in inglese di cosa c'è nei piatti è piena di errori. Capire cosa succederà e come si svolgerà il vertice è un'impresa, sembra che le conferenze stampa saranno su prenotazione e aperte massimo a 120 persone (e con Obama come faranno??). Siamo troppo snob? Forse. Ma questi baracconi spesso inutili hanno almeno il pregio di comunicare bene il poco che producono. Stavolta sembra che non sarà nemmeno così.