Obama gioca d'anticipo. Invece di aspettare che il Congresso faccia a pezzi il suo budget, parla direttamente agli americani per dire: badate, cercheranno di cambiare tutto perché non vogliono il cambiamento. Riecco la faccia populista del presidente - ricordiamolo, il populismo in America è di sinistra. UN segnale interessante sulla decisione con la quale Obama ha scelto di tirare diritto per la sua strada. Ecco il link al sito della Casa Bianca dove si può leggere il testo e guardare il video del messaggio del sabato.
28 febbraio 2009
18 ottobre 2008
America 2012: l'ascesa dei populisti?
L'attuale campagna elettorale cominciò due anni fa, quando con le elezioni di mezzo termine si capì che il vento soffiava dalla parte dei democratici. Il sistema dei mass media e la natura stessa dei partiti americani fanno sì che si viva in un clima da campagna elettorale permanente. E così è lecito chiedersi che succederà dopo il 4 novembre in vista delle elezioni del 2012. Lo fa Steven Stark che in un articolo per RealClearPolitics si interroga sul dopo-voto. Se Obama perde, torna Hillary come leader dei democratici. E vabbè, fin qui nessuna previsione sconcertante. Ma se Obama vince invece che succede in campo repubblicano? I candidati delle primarie di quest'anno è difficile che continuino a stare sulla cresta dell'onda. Stark prevede invece un ritorno populista, più difficilmente alla sinistra di Obama e ancor più difficilmente dentro al partito repubblicano che queste cose le sa fare, ma sui temi etici non su quelli economici che saranno al centro dei prossimi anni. E così Stark si azzarda a dire che la star populista del prossimo millennio sarà addirittura l'anchorman Lou Dobbs della CNN che si è schierato contro il salvataggio finanziario ma anche contro l'immigrazione che è ritenuta una delle cause dei mutui subprime. Fantapolitica? Di sicuro ci sarà un vuoto a destra, e il populismo è un tema che andrà tenuto d'occhio.
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13 ottobre 2008
Hill&Bill a cavallo di Obama (e viceversa)
Cosa hanno detto i due? Semplice: andate a votare, fatelo per voi. America will rise from the ashes of the bushes (L'america risorgerà dalle ceneri dei Bush, che siginifica anche cespugli e quindi in inglese suona molto meglio, è una delle battute azzaccate). Bill parla del nipote e chiede alla platea "Che mondo gli lasciamo?". I due sanno parlare alla loro gente come pochi. Niente giovani, niente fighetti, niente diversità: questa è la vecchia America industriale che non sa bene dove andare ma si fida di Bill&Hill. Quando c'erano loro stavo meglio. Lo dice una signora sulla sessantina, che promette che andrà lo stesso a votare. Biden le è piaciuto. Da domani i Clinton batteranno Ohio, Florida e Virginia per il K.O. (una notazione personale, quanto suona strana la foto dei Clinton sul palco con la scritta Change?)
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29 settembre 2008
Quando il candidato è uno di noi
L'articolo del New Yorker è molto lungo, ma chi ama studiare e capire l'America lo leggerà con piacere. Si chiama "Il problema degli Appalacchi" e ci racconta come va la campagna elettorale in un angolo di Virginia che ruota attorno alla città di Lebanon: zona di montagne, campagne e miniere dove i discendenti degli scozzesi e degli irlandesi hanno da sempre fatto a botte (politicamente ma non solo) con i discendenti degli schiavi africani. Mentre questi ultimi non votavano, ai primi il partito repubblicano di Karl Rove ha detto: “It’s just three things: He’s not like you, he doesn’t understand you, you can’t trust him. Our guy is like you, our guy understands you, you can trust him."Oggi Jim Webb e altri democratici "veraci" hanno cominciato ad invertire questa tendenza, attraverso un messaggio populista che rimanda alle radici del partito democratico e che oggi fa presa bene, nella contrapposizione tra Main Street e Wall Street. Obama ha imparato bene la lezione, basta leggere cosa ha detto un po' di tempo fa proprio a Lebanon: “They call it the ownership society in Washington. What they really mean is, You’re on your own. Your plant closes up and you lose your job, you’re on your own. You’re sailing along, trying to look after your kids, if you want to go back to college, you’re on your own. You’re a poor kid, lift yourself up by your bootstraps, you’re on your own. . . . Now, I guess if you think that somebody making four million dollars is still middle class, maybe you think it’s worked. But if you’re like an ordinary person, making thirty or forty or fifty thousand dollars, then you realize how tough things are. And that’s why I’m running for President, because that’s what I come from, that’s where I’ve been.”
E questo è quello che dovremo stare a guardare, se una volta tanto nell'era della televisione "la gente comune" volterà le spalle alla destra.
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11 maggio 2008
Gaffe di Edwards in Tv: rivela senza volere di aver votato Obama
“E' possibile che il candidato che lei ha votato sia anche quello che appoggerà alla convention?" chiede la giornalista televisiva di Msnbc a John Edwards, fresco di voto nella sua North Carolina. "Beh, ho appena votato per lui, quindi...". "Per lui???"....imbarazzo. La campagna dell'ex senatore ha diffuso un comunicato che spiega che il candidato populista non ha detto him (lui) ma 'em, (them, loro). Ecco il video di dodici minuti, la battuta è in fondo, valutate voi. Edwards sarebbe molto importante per Obama in North Carolina e non solo, tra l'altro ha un gruppetto di delegati e sposterebbe qualche superdel. Ma aspetta di essere certo della sua nomination: vuole un posto chiunque vinca (e probabilmente ne avrà uno). Ma nei dieci minuti di intervista elogia Hillary a lungo. Suona un po' come l'onore delle armi.
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17 aprile 2008
Il triangolo no/3. Il dibattito di Filadelfia danneggia i democratici
Obama ha detto quello che tutti noi pensiamo e che in pubblico pare non si possa dire: la religione (e le carabine, nel caso americano) in politica è usata come oppio dei popoli. Si agita il diritto alla libertà di possedere armi usando argomentazioni mitologiche relative alla Costituzione americana; si usano come strumenti elettorali temi "etici" (ricordatevi l'uso dei referendum contro il matrimonio omosessuale nel 2004). E' il cosiddetto microtargeting, l'attivazione selettiva di minoranze organizzate della società americana, non il sentimento di un popolo. Il quale farebbe bene (e lo sta facendo..) a preoccuparsi dell'economia. Obama è sulla difensiva ed è messo in croce per quello che ha detto (Qui il video che Hillary ha mandato in onda contro queste dichiarazioni). Anche ieri, nel dibattito di Filadelfia, è andata così, soprattutto nella prima parte. Chi ne trae giovamento?
McCain: ha capito che si può picchiare duro con il vecchio populismo alla Reagan, anche contro il nuovo messia Obama (qui una sua richiesta - in video - a Obama: chieda scusa per quello che ha detto). E Dick Morris, il celebre consigliere politico di Bill Clinton, consiglia McCain di insistere con un bell'approccio populistico. La breccia si è aperta: e basta ascoltare cosa dice Hillary "muoia Sansone e tutti i filistei" Clinton contro Obama, per trasformarlo in nuovo Kerry o un nuovo Dukakis.
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7 aprile 2008
Commercio sì, commercio no. Il Nafta e il voto dei sindacati industriali

Hillary Clinton ha sempre sostenuto che l'Accordo di libero scambio con Messico e Canada è cosa buona e giusta. Fino a quando non ha fatto campagna elettorale in Ohio, dove la gente - e tutta la pattuglia di superdelegati dello Stato in attesa di dare un endorsement proprio a partire da una promessa di revisione del trattato - è convinta che il Nafta sia stato una pessima cosa per l'America. In Pennsylvania il tema è tornato di moda: altro Stato industriale un po' mal messo, nuovo scontro. Obama ha tuonato contro i trattati, ma in passato non aveva mai detto granché. Ma che effetti ha avuto il Nafta? Oggi compaiono due commenti su due tra i più autorevoli quotidiani Usa, il Washington post contro, il New York Times, invece spiega che l'apertura delle frontiere è stata un vantaggio. E un vecchio post di America2008 con dei link di analisi sugli effetti del Nafta.
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29 febbraio 2008
Ohio/1 - Il paradigma delle nuove paure
In Ohio è stato inventato l'aeroplano, grazie ai fratelli Wright. Ed è uno stato decisivo per le presidenziali di novembre (vedi la nostra scheda sull'Ohio). Oggi lo è anche per le primarie: se la Clinton perdesse si dovrebbe ritirare dalla competizione. Qui si combatte per guadagnarsi il fardello elettorale dell'uomo bianco - inteso come elettore democratico maschio e lavoratore. Nel 2004 anche in Ohio si era votato sul tema della sicurezza, e Bush aveva vinto. Oggi in agenda troviamo gli oltre 200 mila posti di lavoro persi e la paura del futuro; sotto accusa la dislocazione degli impianti industriali e le regole del commercio internazionale.
Come riportato più volte da America2008, molti temono il ritorno del populismo e del protezionismo; oggi tocca ancora all'Economist. Grazie ai politici populisti i democratici avevano vinto il governatorato e un seggio senatoriale - quello di Sherrod Brown - nel 2006, quando la gerarchia delle paure era già mutata (leggi qui un reportage dall'Ohio proprio di due anni fa che racconta il cambiamento).
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26 febbraio 2008
Ancora populismo.. ma anche Wall Street..
Gli americani le chiamano "buzz word". Un tormentone, quello che è divenuto il tema del populismo nelle pagine dei giornali americani: oggi ne parla Politico, sostenendo che il "populismo economico" dei democratici ha colpito prima i candidati alle primarie e ora anche il Congresso, che ha - udite udite - deciso di aumentare le tasse sulle grandi compagnie petrolifere. Obama ha fatto largo uso della retorica anti-establishment, ma oggi ha ricevuto l'appoggio del senatore Chris Dodd, che si era ritirato dalle primarie democratiche dopo il caucus dell'Iowa.
Dodd è uno degli uomini più vicini a Wall Street e alla finanza nel partito democratico; è un ex dell'entourage dei Clinton; ha buone credenziali anche in politica estera, quelle che mancano a Obama. Per Hillary piove sul bagnato, mentre per Obama aumenta l'ebbrezza dell'outsider che si fa - o prova a farsi - establishment.
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Ancora Nafta..
La campagna elettorale in un paese di 300 milioni di abitanti. il caso Nafta è un'ossessione nella Rust Belt, è derubricato a tema secondario in Texas. Per ora, però, il ritorno del "populismo economico" è uno dei segni caratterizzanti questa campagna elettorale: tutte le grandi testate economiche tradizionali, dall'Economist al Wall Street Journal passando per il Financial Times, temono un ritorno della cultura del protezionismo in nome della difesa del popolo americano. Se questo dibattito arriverà a generare politiche in controtendenza rispetto a quelle degli anni '90 si avranno ripercussioni mondiali. Quanto meno è possibile supporre, qualora vincesse un democratico, un ritorno massiccio dell'interventismo pubblico nell'economia delle aree depresse. Staremo a vedere: comunque vada la dottrina economica e politica della "Terza Via", quella degli anni '90, non ha retto alla prova del consenso elettorale nel decennio successivo (leggi qui il reportage del Wahington Post sui test di populismo di Hillary Clinton).
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22 febbraio 2008
L'eterno ritorno del populismo americano/2
Nel video trovate l'intervento conclusivo della Clinton nell'atteso dibattito di questa notte con Obama, tenutosi a Austin. Lui ha utilizzato toni populistici affrontando i temi economici, lei qui esalta il popolo americano e il suo coraggio di fronte alle difficoltà (il punto era sui veterani di guerra: è la parte nella quale lei ha funzionato meglio). Nel post qui sotto il link all'articolo di America2008 sull'eterno ritorno del populismo americano.
ps. Obama ha fatto capire di essere disposto a incontrare Raul Castro nel caso diventasse presidente. Chissà i cubani di Miami..
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21 febbraio 2008
L'eterno ritorno del populismo americano/1
Il populismo è parte integrante della tradizione politica americana. Ciclicamente si affaccia un campione della "gente comune", che muove guerra all'establishment e agli interessi particolari ed egoistici. Il contadino e il piccolo proprietario terriero contro il finanziere aguzzino; il lavoratore contro i monopoli e i robber barons; l’imprenditore e la sua famiglia contro i burocrati (nella sua declinazione conservatrice e anti-statalista). Obama è una nuova frontiera del ribellismo populista che muove guerra alle élite di Washington: il suo presunto candore richiama la semplicità della gente comune, i suoi appelli all'unità oppongono il "We the People" del preambolo della Costituzione all'egoismo delle classi dirigenti. Il popolo, stufo e intimorito dalla crisi economica, aspettava un nuovo incantatore.
Leggete qui l'articolo di approfondimento di America2008.
Su Marco Polo una riflessione sulla crisi delle "Political Machine": quando arrivano tempi duri, la parola vince su l' esperienza e l'organizzazione "scientifica" della politica.
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19 febbraio 2008
La crisi industriale cambia l'agenda economica?

Lo Stato cruciale delle prossime primarie, quelle del 4 marzo, sembra essere l'Ohio. E' quello che si definisce uno swing state - uno Stato in bilico, dove nessuno è certo di vincere - ed è tra quelli dove sono stati persi più posti di lavoro da quando il Nafta e le regole del commercio internazionale che prevedono l'apertura delle frontiere sono entrati in vigore. In Ohio (e anche in Wisconsin) vivono molti operai ed ex operai bianchi che rappresentano una delle basi classiche dell'elettorato democratico e per corteggiarle serve insistere sul tema del commercio e veicolare un messaggio populista. Persino i repubblicani fanno così, da quando vivono al realtà della chiusura delle fabbriche. Politico fa il ritratto del deputato Steve Chabot, eletto a Cincinnati. I candidati democratici, per vincere nello Stato del midwest si stanno allontanando dalla vulgata globalizzatrice degli anni 90 (quella di Bill Clinton) come ci fa notare il New York Times.
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15 febbraio 2008
La chiave per vincere in Ohio? Le idee del senatore populista Sherrod Brown
Non ha appoggiato nessuno dei due candidati, ma nelle elezioni di mezzo termine del 2006 Sherrod Brown si ripreso un seggio senatoriale in Ohio. Lo Stato del midwest è tra quelli più colpiti dalla fuga delle fabbriche verso la Cina, Cleveland la città dove la crisi dei subprime ha fatto più vittime. In questa intervista alla direttrice di The Nation, Katrina Vanden Heuvel il senatore fornisce la sua versione della ricetta economica per convincere gli elettori del suo Stato.
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14 febbraio 2008
Il duello visto dal Potomac
Il programma di Hillary Clinton, sostiene Alessandro Coppola su Rassegna.it, apparirebbe troppo radicale anche a molti socialisti europei. Eppure il vero cambiamento sembra essere rappresentato da Obama. Contano la sua non appartenenza ad una delle dinastie politiche americane e il suo messaggio populista. Ma Obama vince anche perchè riporta al centro della politica americana quelle città impoverite e a maggioranza nera che erano state emarginate a favore degli immensi sobborghi della classe media bianca.
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2 febbraio 2008
It's the Economy, Stupid!/2 - Obama vuol ridare un pò di soldi indietro..
Lunga intervista di Obama al New York Times: primo obiettivo del prossimo presidente la redistribuzione del reddito ("closing income gap", dice Obama). Negli anni '90 l'amministrazione Clinton è riuscita a tenere i conti a posto ma non ha saputo affrontare il problema dei redditi: per il senatore, i processi di globalizzazione dell'economia e di innovazione tecnologica non sono stati governati in modo da poter evitare l'approfondirsi delle diseguaglianze. Obama tenta così di rappresentare una Clinton ostaggio degli interessi del Big Business, in sintonia con le preoccupazioni sul futuro economico di molti elettori del partito democratico. Ed è un modo per strizzare l'occhio ai sostenitori di John Edwards.
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