Sul blog Italia2013 un nostro appunto sulle elezioni tedesche, dal titolo "In Italia tutti hanno vinto le elezioni tedesche". Riguarda anche l'America, l'unico paese dove è arrivato un leader post-terza via, quindi vincente.
29 settembre 2009
Germania, Italia, America
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17 settembre 2009
Via lo scudo antimissile. Addio guerra fredda?
La Casa Bianca ha annunciato che non piazzerà le sue batterie anti missile in Repubblica Ceca e Polonia. La mossa si può interpretare in diversi modi, probabilmente tutti veri. Qui la conferenza stampa al Pentagono.
1. Il capo del Pentagono Gates sta rivedendo l'organizzazione delle forze armate Usa: meno armi fine di mondo, più contronsurrezione. Ecco che, in un anno di ristrettezze economiche, lo scudo perde di interesse.
2. Gli Usa hanno disperato bisogno di Mosca nella partita iraniana e un poco anche in Afghanistan. Dopo aver siglato il patto per la riduzione delle armi nucleari, ecco un nuovo segnale distensivo nei confronti del Cremlino.
3. Tra i due Paesi la tensione è sulla Georgia e Ossezia. Ecco che un inutile scudo ai confini dell'ex blocco sovietico non fa che aumentare la tensione nell'area senza essere utile a nulla (salvo voler tornare alla politica del riarmo in competizione con la Russia, ma non avrebbe senso per varie ragioni). A proposito di Georgia, per capire che il luogo è diventato importante a causa di oleodotti e gasdotti che ci passano, basta guardare i giornali economici. C'è una quantità enorme di pubblicità su i nuovi distretti industriali, i tax breaks, etc.
4. L'Europa, specie quella dell'est, non è più il centor del mondo: perché mettersi a fare a braccio di ferro in un punto inutile del pianeta? A questo proposito: chi sarà davvero scontento saranno i governi polacco e ceco, disperatamente alla ricerca di un protettore anti-russo e incapaci - non del tutto a torto - di scrollarsi di dosso l'idea che Mosca abbia comunque un'attitudine espansia verso le sue ex colonie.
La questione è desitnata a infuocare il dibattito sulla politica estera: i nostalgici della Guerra fredda e i conservatori faranno scintille. Pensate anche a chi è, in campo democratico a gestire la Georgia: il vecchio Biden.
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1 aprile 2009
G20, proteste (quasi) calme, sarko-merkel danno l'ultimatum (in diretta su questo blog)
Dopo aver passato un paio d'ore chiusi dalla polizia nella piazza antistante alla Bank of England, eccoci a scrivere. La polizia britannica è democratica e non ti fa passare nemmeno se hai la tessera stampa. Le manifestazioni sono state moderatamente tranquille (fino alle 17, quando scriviamo).
Ieri sul Financial Times parlavano il premier indiano Singh quello giapponese Aso. Il giorno prima Merkel. Quando si dice un quotidiano pesante.
Merkel e Sarko tengono una conferenza stampa. "Una sola voce, dice sarko in diretta su questo blog, a Washington abbiamo parlato di principi, a Londra vogliamo risultati. La crisi è economica ma nasce dalla finanza e per questo vogliamo regole: non ci sarà fiducia senza nuove regole. Questo è l'obbiettivo, non ce n'è un altro". Sui paradisi fiscali: nessuno può dire che i paradisi fiscali sono normali, non dobbiamo attaccarli domani, ma vogliamo la tracciabilità dei soldi, da dove viene, che passaggi fa e dove finisce. E' molto chiaro.
"Gli hedge funds devono essere registrati e controllati, ma nessuna istituzione finanziaria può essere fuori controllo".
Sempre sarko, che fa la parte del leone, "il comunicato finale lo mettiamo insieme domani, altrimenti perché ci dovremmo riunire domani?". Su Obama: io ho fiducia in lui, ma se vuole change, facciamolo, colpiamo i paradisi fiscali. Merkel su trattative tra regole in cambio di stimolo: non c'è horse trading, non siamo al mercato, abbiamo posizioni chiare e una cosa non esclude l'altra. Ma non scambiando una cosa per l'altra.
E qui finisce la conferenza stampa, tutti vanno a cena da Sua Maestà. Il messaggio è chiaro: il capitalismo centro-europeo, regolato e interventista, chiede il conto a quello anglosassone. A cui, a dire il vero, si è molto avvicinato negli ultimi decenni.
Obama ha visto Brown, Medvedev e Hu. Il tentativo è quello di trovare una via d'uscita da un mezzo fallimento del vertice. Regolatori (Berlino e parigi) contro stimolatori (Usa e Uk), con Cina che fa l'arbitro e gli altri schierati in maniera sparsa sui vari temi (il Giappone è pro stimolo, Aso lo dice su FT). Il problema è che, come scrive Wolfe sul FT di ieri, è il mercato globale ad essere sbilanciato. Chi ha speso troppo, spende per rilanciare l'economia attraverso i consumi, chi avrebbe un mercato interno da stimolare, spera nel rilancio dei consumi di chi ha speso troppo (e scommette sul non ritorno del protezionismo). Così chi dorme su un surplus enorme (Cina, ma anche Germania) desidera continuare ad accumulare, mentre chi è dentro a una voragine di debito ne produce di nuovo. Il problema è il sistema, ma il sistema non si riforma in dodici ore. Sono tempi duri ma interessanti. L'assente più grande, l'attore minore per eccellenza di questo vertice, resta l'Italia di Berlusconi. Il Paese perde peso a prescindere da Silvio, ma lui non fa niente per impedirlo (e ci fa perdere anche il poco prestigio che abbiamo).
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22 febbraio 2009
La fine del modello del capitalismo anglosassone
It is clear that the Anglo-Saxon model of supervision and regulation of the financial system has failed. It relied on several factors: self-regulation that, in effect, meant no regulation; market discipline that does not exist when there is euphoria and irrational exuberance; and internal risk-management models that fail because, as a former chief executive of Citigroupput it, when the music is playing, you've got to stand up and dance.
Queste parole sono di Mr. Doom, Nouriel Roubini (da un suo articolo apparso su Forbes dal titolo "Laissez-Faire Capitalisim has failed"). Che accadrà? Mentre gli Usa sembrano preprararsi alla nazionalizzazione di pezzi del sistema bancario, l'Europa fa un passo avanti ma non sa ancora come risolvere il bubbone dell'Europa dell'est, dove il fallimento delle banche (e il default dei governi nazionali) potrebbe trascinare a fondo paesi come l'Austria o noi, con la nostra Unicredit drammaticamente esposta. L'economia non sarà più la stessa, i poteri mondiali - economici e politici - sono in procinto di riconfigurarsi. La verità è che non sappiamo come: stiamo veramente vivendo un passaggio storico e si può abusare di questo aggettivo. Comunque si va avanti, verso dove non lo sa nemmeno chi guida la nave.
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