Qualcuno di voi ricorderà la cosiddetta Tobin Tax, una proposta vecchia di quasi 40 anni avanzata dal nobel per l'economia James Tobin: tassare tutte le transazioni finanziarie con un'aliquota non superiore all'1%. In tempi normali, una semplice proposta di buon senso.
Il premier britannico Gordon Brown ha proposto l'istituzione di uno strumento molto simile alla Tobin Tax al G-20 che si è appena tenuto nella sua Scozia (la notizia è ripresa da tutti i quotidiani). Un'inversione a U rispetto al passato recente di Brown e alle posizioni che ha mantenuto nel passato recente da Cancelliere dello Scacchiere. Come tutti i governi in difficoltà, l'obiettivo elettorale è quello di insidiare il nuovo nemico di tutte le opinioni pubbliche, le banche.
Le sue parole sono state populiste come quelle che Obama utilizza quando si parla della finanza e dei finanziari, ma la differenza è nei fatti: Brown, con l'acqua alla gola, si spinge a proporre la Tobin Tax, l'amministrazione Obama (e Tremonti) vi si oppongono. Adesso toccherà al FMI vagliare la praticabilità della proposta, ma il no di Geithner ha già messo un'ipoteca su questa ipotesi, che a questo punto assume un valore tutto britannico e tutto elettorale. Il problema è americano: da dove vuole cominciare a opporsi alle "lobby di Wall Street" il presidente? Dove vuole tassare? E in che modo? La discussione su questo punto sarà lunga e complessa quanto quella sulla riforma sanitaria.
8 novembre 2009
Prima la notizia cattiva.. su tasse e finanza
6 settembre 2009
Crisi e G20: un po' di dibattito economico

Non siamo stati troppo attivi questa settimana e ci sarebbero molte cose da dire. Essendo domenica, partiamo da lontano. Il G20 di Pittsburgh si avvicina e ieri si è riunito il vertice dei ministri finanziari. In fondo siamo ancora in piena crisi e, nonostante i segnali positivi degli indicatori classici, la gente vive ancora molto peggio di due anni fa. Al G20 si discuteva del come affrontare il futuro prossimo e dotare il mondo di sistemi che riducano l'effetto delle crisi e/o impediscano alla finanza di esagerare nel rischiare i soldi dei risparmiatori. Le divisioni sono diverse, ma sembra che per adesso sia passata la linea Geithner: più regole per le banche, necessità di tenere più soldi in cassaforte (quanto presti/investi rispetto a quanto davvero hai in cassa?). L'Europa vuole regole per i bonus e qualcosa otterrà. India, Cina e Brasile vogliono pesare di più in Fmi e Bm. Anche per loro andrà bene.
Tornando a parlare di crisi e ad un anno dalla fase di panico (Lehman falliva il 15 settembre) ecco l'ampio articolo di Paul Krugman desitinato a far discutere. Perché gli economisti non ci hanno capito niente? E' una domanda su cui ha scritto a lungo Martin Wolf del Financial Times, convinto che la crisi sia peggio di come ci si racconta. Krugman coglie l'occasione per criticare una scienza economica fatta di modelli e incapace di guardare a quanto succede intorno. Il duello è vecchio: Chicago boys contro Keynes, con il pendolo che la crisi ha fatto oscillare verso Keynes. Anche l'Economist ha dedicato due ampi articoli teorici al tema (qui il link al primo, al secondo, sulla finanza, ci si arriva da li) . Roba un po' difficile ma di grande interesse. Qua un mio ben più mediocre articolo che riassume cose dette dagli economisti a Cernobbio e altrove. Quest'anno più critici del monetarismo che in passato gli ospiti.
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10 luglio 2009
Noia, piattume e un po' di ambiente a L'Aquila
Niente gaffes di SB, per adesso, un documento ambientale che parla finalmente una lingua in linea con la ricerca scientifica e obbiettivi a lunghissimo termine. Questo sembra essere, in sintesi, il lascito di un G8 che potrebbe rimanere nella storia per essere uno degli ultimi incontri del club riunitosi per la prima volta a Rambouillet nel 1975. Merkel e i cinesi insistono su una nuova architettura dei vertici e tutti sembrano essere d'accordo. Sull'ambiente il linguaggio nuovo è il frutto della leadership di Obama. O meglio, del fatto che per la prima volta al tavolo degli 8 c'è un presidente Usa che riconosce la necessità di mettere mano al camiamento climatico. Obbiettivi concreti? Pochi. Più in generale, Obama è stato protagonista ovunque: nelle battute rozze dei cronisti politici italiani sulla navetta che porta al media village, come testimonial del terremoto e anche come motore del vertice sui temi ambientali. Avrebbe voluto di più dal G8+5: presentarsi in Congresso con un documento che impegna Cina e India sull'ambiente avrebbe facilitato il passaggio della energy bill.
Berlusconi venderà il vertice come un succeso. Non è così, ma non è un insuccesso. Nei documenti finali si rimanda sempre al G20 di Pittsburgh, alla conferenza Onu sul clima di Copenhagen e così via.
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4 aprile 2009
G20, le conferenze stampa, l'Italia (e i suoi media)
Il G20 è passato, aspetteremo settembre per capire se si faranno o meno passi in avanti su molti dei temi su cui si sono fatte timide scelte - un esempio che non implica scelte politiche: i soldi per l'Fmi, tranne gli Sdr di cui parliamo un paio di post sotto, vanno decisi dai Parlamenti. Quanto ci metterano a votare?
Nella foga dell'altra sera c'è un particolare non inutile che va raccontato. Quello delle due ore di cnferenza stampa dei leader. Per Obama c'era la fila. Coloro tra i giornalisti che non lavorano sull'America erano ansiosi di vedere la star. Sarko pure ha fatto il pieno. Interesting enough, il presidente francese ha fornito molti particolari sulle trattative. Lo ha fatto, forse, per vendere la sua vittoria, ma per chi fa questo mestiere, uno che ti racconta delle cose è più utile di chi sta abbottonato.
Mentre tutti si sperticavano a spiegare alla loro stampa quali passi in avanti si sono fatti al G20 e l'importanza di aver deciso qualcosa in tanti - il vero successo del vertice è proprio questa novità - Silvio Berlusconi raccontava che l'Italia è stata cruciale per inserire la clausola sociale. Andatela a cercare nelle cronache di qualsiasi giornale del mondo. Non la troverete. Non perché non ci sia, ma perché è inutile: si dice che la preoccupazione dei venti è per le famiglie che lavorano e che la ripresa deve essere anche pe loro. Fondamentale no?
La preoccupazione della stampa italiana? Prima domanda: Tutti scherzano sulla sua foto con il pollice in su, ci parli della diplomazia della pacca sulla spalla. E poi lo sconforto per aver capito che a La Maddalena non succederà nulla. Preoccupatevi, il Paese perde punti ogni giorno. Al G20, se non per le gaffes, è stato come non esserci (o quasi)
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2 aprile 2009
G20, Obama, il comunicato finale e qualche perplessità
Obama non è il vincitore di questo vertice, il vincitore è Sarko. Eppure, nella conferenza stampa il presudente Usa ha saputo spiegare bene alcune cose, fare annunci e portare a casa un successo coi media (ma questa è un'abitudine). Obama ha spiegato che stavolta si è discusso animatamente e si è cercato un accordo, come aveva detto avrebbe cercato di fare coi repubblicani a casa. Questa è la vera grande novità di questo G20, con la conferenza stampa che comincia in ritardo perché si mette a punto un comunicato dove ci sono dei contenuti. Lotta ai paradisi fiscali, regole per gli hedge funds e per gli stipendi dei manager, più soldi all'Fmi. Certo, una velina che circola da queste parti dice che l'elenco dei paradisi cattivi, in questo momento comprende solo tre Paesi (Uruguay, Filippine, Costarica, non i più importanti, anzi). Vedremo come si procederà: il G20 si riconvoca, probabilmente per settembre a New York per verificare i pasi in avanti fatti. Domani rassegne stampa e riflessioni finali. Qui il testo finale del G20, è la pagina dello speciale Bbc, come sempre c'e un sacco di commenti, analisi e dati.
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G20, Cosa sono i soldi in più all'Fmi
Sembra di capire che la grossa novità della giornata sarà una ricapitalizzazione degli Sdr (la cifra circola, ma me la sono persa). L'aumento degli Sdr, gli special drawing rights ha un significato interessante: fa tornare il Fondo monetario alle origini. Gli Sdr infatti sono una quota dei fondi che ciascun Paese membro ha diritto a ritirare, come fosse un bancomat. Ciascun Paese ha una quota X che può prelevare per un periodo breve - una crisi, appunto - se trova qualcun altro che nelle proprie casse nazionali ha fondi a volontà ed è disposto a versare la quota che il primo intende ritirare. Una forma di solidarietà finanziaria multilaterale. Quando il Fmi fu pensato, a Bretton Woods, in tempi di crisi diversi a questi ma altrettanto difficili, doveva servire come banchiere dotato di diversi strumenti di intervento utili a soccorrere economie in crisi. Nel tempo, strumenti finanziari diversi sono stati reati per rispondere a diversi tipi di crisi (monetarie, fluttuazione dei prezzi delle materie prime, momentanei eccessi di deficit). L'Sdr è appunto uno di questi strumenti creato nel 1967. La situazione è tale che anche grandi Paesi che non ricorrono al Fmi dai tempi della ricostruzione post guerra mondiale, rischiano di essere costretti a farlo. E che pochi Paesi, la Cina prima e sopra di parecchio a tutti, potrebbero decidere di mettere a disposizione i loro forzieri per garantire prelievi Sdr a chi ne avesse bisogno. L'aumento, più che consistente della quota Sdr, insomma, significa un immissione di soldi freschi nel sistema internazionale senza bisogno che le Banche centrali si trovino costrette a stampare soldi. Questa è una misura keynesiana. Non è ancora chiaro se, come e perché, paesi con un surplus di moneta nei forzieri si siano detti disponibili a dare soldi così.
Gli altri aumenti di capitale per il Fondo monetario sono più facili da spiegare. C'è un fondo per i Paesi a medio reddito - molti est europei, la Turchia, il Sud Africa, ecc. - che si trovano in cattive acque e potrebbero essere costretti a ricorrere all'aiuto del Fmi. I soldi sono parecchi, ma, e questo è un problema, i Paesi in difficoltà sono molti di più. Il secondo problema è che essendo così tanti i Paesi in difficoltà, non ce ne sono disposti a contribuire all'Fmi con cifre più sostanziose. La terza parte dei soldi sono per i poveri, c'è un aumento, non cambia molto. I contributi al commercio interneazionale (fondi che garantiscono gli investimenti, ecc.) aumentano anche quelli. Noente di nuovo, succede quando gli scambi calano e viceversa.
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G20, qualche novità francese?
Gli sherpa francesi sono scesi in sala stampa in forze: sembra che ci siano novità. Potrebbe essere un gioco per mostrare di non avere perso, oppure i 20 stanno discutendo per davvero. Si stanno facendo passi in avanti su ciascuno dei punti cruciali che abbiamo posto ieri. Sulla lista dei paradisi fiscali si litiga, su hedge funds e altro ci sarebbero passi in avanti. È una questione "molto complicata", hanno detto i francesi . Francia e Germania, in questo sono sostenute dal Brasile e da altri paesi, vogliono la lista. La discussione, hanno sottolineato ancora le stesse fonti, si concentra su questioni come i criteri in base ai quali deve essere compilata e chi debba procedere alla redazione.
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G20, l'unico accordo sembra sull'Fmi
Il ministro delle Finanze (un sottosegretario) britannico Timms ha appena tenuto una conferenza stampa. Ha insistito molto sull'aumento dei fondi al Fondo monetario e sull'accesso per tutti a questi soldi. Segno che nel comunicato non ci sarà molto altro di sostanzioso. Si sottolineerà l'importanza della trasparenza per i paradisi fiscali e della fine del segreto bancario, ma non ci saranno elenchi di Paesi che non rispettano gli standard. "Stiamo discutendo sul timing di questo elenco e sulle eventuali sanzioni". Non stavolta. Berlusconi si frega le mani, un G8 inutile si potrebbe trasformare in un passaggio importante. Le cose rimandate oggi, potrebbero arrivare sul tavolo alla Maddalena.
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1 aprile 2009
G20, proteste (quasi) calme, sarko-merkel danno l'ultimatum (in diretta su questo blog)
Dopo aver passato un paio d'ore chiusi dalla polizia nella piazza antistante alla Bank of England, eccoci a scrivere. La polizia britannica è democratica e non ti fa passare nemmeno se hai la tessera stampa. Le manifestazioni sono state moderatamente tranquille (fino alle 17, quando scriviamo).
Ieri sul Financial Times parlavano il premier indiano Singh quello giapponese Aso. Il giorno prima Merkel. Quando si dice un quotidiano pesante.
Merkel e Sarko tengono una conferenza stampa. "Una sola voce, dice sarko in diretta su questo blog, a Washington abbiamo parlato di principi, a Londra vogliamo risultati. La crisi è economica ma nasce dalla finanza e per questo vogliamo regole: non ci sarà fiducia senza nuove regole. Questo è l'obbiettivo, non ce n'è un altro". Sui paradisi fiscali: nessuno può dire che i paradisi fiscali sono normali, non dobbiamo attaccarli domani, ma vogliamo la tracciabilità dei soldi, da dove viene, che passaggi fa e dove finisce. E' molto chiaro.
"Gli hedge funds devono essere registrati e controllati, ma nessuna istituzione finanziaria può essere fuori controllo".
Sempre sarko, che fa la parte del leone, "il comunicato finale lo mettiamo insieme domani, altrimenti perché ci dovremmo riunire domani?". Su Obama: io ho fiducia in lui, ma se vuole change, facciamolo, colpiamo i paradisi fiscali. Merkel su trattative tra regole in cambio di stimolo: non c'è horse trading, non siamo al mercato, abbiamo posizioni chiare e una cosa non esclude l'altra. Ma non scambiando una cosa per l'altra.
E qui finisce la conferenza stampa, tutti vanno a cena da Sua Maestà. Il messaggio è chiaro: il capitalismo centro-europeo, regolato e interventista, chiede il conto a quello anglosassone. A cui, a dire il vero, si è molto avvicinato negli ultimi decenni.
Obama ha visto Brown, Medvedev e Hu. Il tentativo è quello di trovare una via d'uscita da un mezzo fallimento del vertice. Regolatori (Berlino e parigi) contro stimolatori (Usa e Uk), con Cina che fa l'arbitro e gli altri schierati in maniera sparsa sui vari temi (il Giappone è pro stimolo, Aso lo dice su FT). Il problema è che, come scrive Wolfe sul FT di ieri, è il mercato globale ad essere sbilanciato. Chi ha speso troppo, spende per rilanciare l'economia attraverso i consumi, chi avrebbe un mercato interno da stimolare, spera nel rilancio dei consumi di chi ha speso troppo (e scommette sul non ritorno del protezionismo). Così chi dorme su un surplus enorme (Cina, ma anche Germania) desidera continuare ad accumulare, mentre chi è dentro a una voragine di debito ne produce di nuovo. Il problema è il sistema, ma il sistema non si riforma in dodici ore. Sono tempi duri ma interessanti. L'assente più grande, l'attore minore per eccellenza di questo vertice, resta l'Italia di Berlusconi. Il Paese perde peso a prescindere da Silvio, ma lui non fa niente per impedirlo (e ci fa perdere anche il poco prestigio che abbiamo).
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31 marzo 2009
Tutti a Londra, con lo spettro del fallimento sulla testa
Le venti delegazioni dei grandi del mondo sono in rotta verso Londra. BO e Michelle sono partiti da un paio d'ore. E' la prima volta del presidente Usa all'estero (escluso un passaggio in Canada). Sarà una vetrina-test importante per verificare a che punto è la leadership americana nel mondo. L'uomo sotto esame, chissà perché poi, ma anche la presenza glamour sarà quella del presidente Usa.
Il G20 è convocato per riscrivere le regole della finanza, rilanciare l'economia, aiutare i Paesi in grande difficoltà. Ci sono rischi di default di Paesi medio grandi e occidentali cresciuti grazie a delocalizzazioni ed export di cui non si sente troppo parlare. Se ne uscirà con qualche accordo sulle regole, nessuno sullo stimolo economico e un nuovo appuntamento (scommettiamo?). L'altra nota importante è che questa crisi, e l'appuntamento londinese come catalizzatore del processo, chiarirano una volta per tutte che nel mondo le potenze politico-economiche sono molte. In queste settimane il Brasile ha giocato alla brasiliana. E la Cina non è stata a guardare. Dal punto di vista geopolitico prenderà forma, forse, il G2,
La miglior guida per il G20 è quella proposta dalla Bbc, qui delle divertenti e serie domande e risposte dal Guardian. Qui il comunicato finale in bozza ottenuto dal Financial Times: ci sono delle novità sulle regole, poco sullo stimolo, qualcosa sugli impegni verso i poveri. Chi cerca aggiornamenti rapidi e precisi utilizzi Bbcnews. Per una diretta (se ci saranno novità clamorose), per le proteste, il clima, tornate a trovarci. Tra tre ore si parte.
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