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27 maggio 2009

America2008. Back in town

Cari tutti/e,

dopo quasi un mese di silenzio e un lavoro a singhiozzo riprendiamo appieno le nostre attività. Il libro è andato benissimo, oltre ogni aspettativa. Non vogliamo esagerare nelle autocelebrazioni, ma le reazioni che abbiamo avuto a questo testo ci hanno convinto a continuare il lavoro. Adesso è più complicato: ne succedono troppe in Italia per non stare molto più attenti al cortile di casa nostra.. E comunque parleremo un po' di più anche di quello che accade da noi

La partita McCain - Bush era una faccenda più semplice, un "prodotto" più accattivante per tutti: una comunicazione seria su quello che sta accadendo ora è cosa ben più complessa, più faticosa da costruire e da seguire per chi ci legge, ma vale veramente la pena proseguire perché l'America di oggi non è per niente un posto banale.

Il nostro pensiero è sostenuto da tesi - speriamo - forti e ragionate, da un modo di pensare all'America del quale abbiamo dato conto nel libro: da quella base ripartiamo. Buona lettura.

15 marzo 2009

Mercoledì saremo a Genova

"Come cambia l'America" sbarca a Genova. Mercoledì 18 alle 16 all'Aula Magna della Facoltà di Scienze della F ormazione in corso Podestà 2. Alessandro Dal Lago e Salvatore Palidda, Professori di Sociologia presso l'Università di Genova, sono così gentili da discuterne con noi.

13 marzo 2009

Notiziario del mattino: i repubblicani si suicidano e altre storielle

1. Il governatore del Texas Rick Perry ha deciso che il suo Stato rifiuta i soldi del pacchetto di stimolo. Non ha intenzione di aumentare i sussidi ai disoccupati, lui. Due le possibilità: è un deficiente, nel suo Stato non ci sono disoccupati bianchi che votano per lui. Con l'arrivo della crisi, probabilmente se ne pentirà.
2. Il dibattito sui media sull'agenda liberale di Obama si infiamma. C'è chi spinge per questa, gongolando sorpreso da un presidente che si aspettava centrista e chi lancia i suoi strali quotidiani. Ecco qualche esempio: Michael Gerson si chiede, che fine abbia fatto il centrismo del presidente, questo spinge un'agenda di sinistra in tempi estremi così che nessuno se ne possa accorgere. Walter Shapiro su New Republic ritiene invece che sia giunta l'ora del Big governement.
3. Da the Atlantic un articolo sul mutamento di attitudine nei confronti del governo da parte degli americani. Non socialismo, ma cambio di attitudine. E' scritto dal direttore e da un vice del Pew research centre, è un'opinione, ma si regge sul lavoro di questo supercentro (molto serio) di sondaggi e ricerche.
4. Stesso argomento: il Centre for american progress sostiene che c'è un America progressista che nasce e cresce. Qui il link all'articolo di Ruy Texeira, sulla pagina i link al rapporto che spiega perché (le attitudini degli americani su molte questioni sono cambiate: lo dice anche il Pew e lo ricorda il libro dei curatori di questo blog, che oggi presentano il libro a benevento e ieri erano a Napoli).
5. Per finire una bella notizia da The Guardian: un ordine firmato da Obama rende quasi impossibile produrre cluster bombs.

21 febbraio 2009

La confusione afghana e la politica estera Obama

Così Obama ha deciso di spedire 17mila nuovi soldati in Afghanistan per gestire la fase elettorale e l'offensiva talebana di primavera - dal 2003 ce n'è sempre una. Non c'è ancora una nuova strategia, ma, scriveva qualche giorno ga il corrispondente da Washington della Bbc, nei think tank e nelle agenzie di sicurezza e politica estera della capitale Usa non si parla d'altro. Tutti portano avanti idee.
Il vero problema resta il Pakistan. Al Qaeda e i talebani sono più forti che mai, sia nelle province di confine che nella Swat valley, zona estranea alla guerra afghana dove ieri un kamikaze ha fatto strage di sciiti durante un funerale - allo stesso modo in cui è successo in Iraq per mesi. Qui Islamabad sta trattando con gli estremisti religiosi: pace in cambio di applicazione della sharia. Ovvero una talebanizzazione di quella che fu la perla turistica del Pakistan (ecco un reportage, informatissimo come sempre, di Syed Saleem Shahzad, uno che i talebani li conosce da vicino). In questi giorni i droni americani stanno attaccando dentro i confini pakistani, anche lontano dalle zone talebane, ovvero dove la presenza di al Qaeda si sta espandendo, indipendentemente dalla guerra afghana. Come nel 1979, quando gli invasori erano i sovietici, la resistenza nazionale e religiosa afghana ha effetti nefasti sulla radicalizzazione di parti della società pakistana. Il Pakistan ha la bomba, è in conflitto con l'India, mentre la caccia agli sciiti non piace all'Iran. Tuette gatte da pelare per Obama, Clinton e Gates. Ahmed Rashid, in un'intervista a Liberazione, ribadiva dell'importanza di un approccio complessivo. Quello che Washington sembra avere, ma per ottenere risultati serve tempo. E non è detto ce ne sia. Il Financial Times ha dei suggerimenti, il Time mette l'accento sulla rinnovata amicizia sino-pakistana e Hillary Clinton, a Pechino, spiega ai cinesi che l'amicizia viene prima dei diritti umani. Con Teheran e Mosca, altre parti cruciali della partita, i segnali di distensione ci sono. Nel libro proviamo a dire che l'ossessione di vincere in Afghanistan potrebbe giocare brutti scherzi. Pareggiare, coinvolgendo tutti nella lotta contro al Qaeda, potrebbe essere una strada migliore.

18 febbraio 2009

Socialismo all'europea per gli americani? Non proprio

Noi lo avevamo detto. Nel libro. Anzi lo abbiamo detto, il libro è nelle librerie e lo potete comprare. La scorsa settimana Newsweek aveva una copertina che recitava Siamo tutti socialisti. Lo scherzo è sull'uso della parola socialismo che i repubblicani usano contro Obama. L'articolo ragionava del cambiamento di paradigma che questa crisi ha reso più rapido e drammatico. O che l'11 settembre ha rimandato di qualche anno. Sarà utile tradurne un pezzetto per coloro che non leggono l'inglese.
"Restiamo un Paese di centro-destra in molte cose - specie culturalmente e il nostro istinto, una volta passata la crisi, sarà di tornare a un capitalismo di libero mercato - ma, ancora, è stato sotto un governo repubblicano che abbiamo osservato la più vasta espansione del welfare degli ultimi 30 anni: le medicine per gli anziani. La gente di destra e sinistra chiede che il governo investa in energie alternative per farla finita con la dipendenza dal petrolio straniero. Se non sapremo riconoscere la verità di un ruolo crescente del governo nell'economia e insisteremo invece nel combattere guerre del 21esimo secolo con termini e tattiche del 20esimo, allora siamo destinati ad un dibattito fazioso e indefinito. Prima capiremo dove siamo per davvero, prima potremo pensare come usare il governo nel mondo di oggi". Anche il Daily telegraph britannico (più vicino ai conservatori che ai laburisti) scherza con lo stesso titolo e sul fatto che 25 anni fa i laburisti perdevano le elezioni perché, nella loro carta, avevano ancora la proposta di nazionalizzazione delle banche. E noi che siamo immersi in dispute teologiche.

22 gennaio 2009

Guantanamo, qualche commento sul day one e stasera a Bologna

Ricordate la campagna elettorale? Ready to lead from day one, erano Clinton prima e McCain poi. Ha vinto l'altro e qualche decisione l'ha presa. Già dal day one. Sospensione dei processi ai combattenti stranieri (la formula giuridica inventata dai legali dell'amminisrazione Bush) e ordine di chiusura di Guantanamo (ecco un commento dal Guardian). E poi, come spiega il NYT, congelamento dei salari dei collaboratori, liiti alle lobbies e più trasparenza da parte del governo. Siamo troppo entusiasti? Può darsi, ma è un buon inizio. Ci piace pensare, come sostiene Victor Navasky uno dei padri della sinistra liberal anni 60 ed ex direttore di The Nation, che Obama governerà dal centro dopo averne ridefinito le coordinate politiche. Un dato confermato da una vecchia ricerca del Pew research centre e un'analisi - non particolarmente originale - che facciamo nel nostro libro. Ah, il libro, lo presentiamo stasera alle 21.30 a Bologna al Modo Infoshop.

21 gennaio 2009

Barack gets to Washington


Ecco il testo, ecco il video del discorso inaugurale e i commenti, da Politico, di una serie di autorevoli professori. Washington post, pubblica un editoriale molto speranzoso, mentre la direttrice di The Nation Vanden Heuvel, sembra contenta e torna a chiedere quello che in fondo anche il presidente ha chiesto: la mobilitazione delle coscienze e delle braccia. Ecco la news analysis del Nyt sul discorso e l'editoriale della stessa bibbia del giornalismo. La frase finale del commento sul discorso del New Yorker non è male: "La cosa rassicurante è che noi americani abbiamo sempre il presidente che ci meritiamo". Sulla qualità del discorso scegliamo Slate, che parla di prosa invece di poesia. Una voce fuori dal coro (ma no troppo)? Fred Barnes dal supercon Weekly standard.
E noi che pensiamo? Obama ha nascosto un po' le cose nel discorso. Non ha fatto elenchi di cose da fare ed è rimasto sul vago. Eppure ha chiuso in maniera chiara con l'era di Reagan (il problema è o Stato, disse il presidente all'inaugurazione del 1981) e lo ha fatto in maniera furba, post ideologica. L'agenda resta la stessa della campagna elettorale e il modo di implementarla e accopagnare l'America nella direzione che sembra aver preso, non forzarla e non spingerla attraverso prese di posizione ideologiche che tornerebbero a spaccare il Paese. Presto qualche divisione la vedremo, ma il richiamo all'unità del Paese sta dentro la tradizione Usa ed è una mossa intelligente. Ah, per chi vuole stasera alle 19 siamo al Flexibar (via Clementina 9, Roma) e domani a Bologna.