Qualcuno di voi ricorderà la cosiddetta Tobin Tax, una proposta vecchia di quasi 40 anni avanzata dal nobel per l'economia James Tobin: tassare tutte le transazioni finanziarie con un'aliquota non superiore all'1%. In tempi normali, una semplice proposta di buon senso.
Il premier britannico Gordon Brown ha proposto l'istituzione di uno strumento molto simile alla Tobin Tax al G-20 che si è appena tenuto nella sua Scozia (la notizia è ripresa da tutti i quotidiani). Un'inversione a U rispetto al passato recente di Brown e alle posizioni che ha mantenuto nel passato recente da Cancelliere dello Scacchiere. Come tutti i governi in difficoltà, l'obiettivo elettorale è quello di insidiare il nuovo nemico di tutte le opinioni pubbliche, le banche.
Le sue parole sono state populiste come quelle che Obama utilizza quando si parla della finanza e dei finanziari, ma la differenza è nei fatti: Brown, con l'acqua alla gola, si spinge a proporre la Tobin Tax, l'amministrazione Obama (e Tremonti) vi si oppongono. Adesso toccherà al FMI vagliare la praticabilità della proposta, ma il no di Geithner ha già messo un'ipoteca su questa ipotesi, che a questo punto assume un valore tutto britannico e tutto elettorale. Il problema è americano: da dove vuole cominciare a opporsi alle "lobby di Wall Street" il presidente? Dove vuole tassare? E in che modo? La discussione su questo punto sarà lunga e complessa quanto quella sulla riforma sanitaria.
8 novembre 2009
Prima la notizia cattiva.. su tasse e finanza
27 luglio 2009
Riecco il G2
Non ci si fa in tempo a concentrare su una cosa - la riforma sanitaria, Pelosi ripete che proverà a farla passare - che boom, ci sono novità su altri fronti. Migliorano le relazioni tra Siria e Usa, con l'inviato Mitchell che chiede a Damasco di essere coinvolta appieno nei colloqui di pace per il Medio oriente (oggi è a Tel Aviv). E soprattutto, a Washington, Obama si incontra con il vicepremier cinese Wang Qishan. In due giorni si parlerà di tutto, dalla Corea nucleare, all'ambiente. Il centro, del quale magari non sapremo tutto e subito, sarà l'economia. Gli Usa sono vitali per l'export cinese e la Cina è essenziale per sostenere il debito americano e per rifornire i consumatori Usa di merci a buon mercato (che con la crisi sono più important che mai). Robert Reich, nel suo Supercapitalism ha dedicato un passaggio interessante al consumo cinese a poco prezzo. Obama, nel suo discorso, ha spiegato quanto importante sia la Cina per gli Usa in un mondo senza frontiere come il nostro e così avevano fatto, in un articolo congiunto, il Segretario al Tesoro Geithner e Hillary Clinton. Il primo parla correntemente cinese - come il segretario al commercio, Gary Locke, americano-cinese di terza generazione. Nel loro articolo, i due pezzi da novanta dell'amministrazione spiegano che rispondere alla crisi, al riscaldamento globale e pensare un ordine mondiale sicuro sono le priorità per i due giganti. Una parola....
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15 giugno 2009
Summers e Geithner sulla regole per la finanza e Reich sulla Sanità
Ecco l'articolo comparso sul Washington Post dei due boss dell'economia pubblica a Washington. La politica interna sembra essere concentrata su questo tema e sulla vicenda della riforma sanitaria. Certo, queste sono ore da politica estera. Qui invece, l'ex Segretario al lavoro di Clinton e professore di economia a Berkeley Robert Reich che sostiene che lo scontro sulla sanità è al via e che, in queste settimane, vedremo se e quanto Obama avrà la forza e the will di portare avanti il suo ambizioso progetto.
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23 marzo 2009
Il piano Geithner piace a Wall Street e non ai liberal
Ecco il piano Geithner in pillole. Difficile da capire, a dire la verità. Bisognerà leggerlo. Ecco l'articolo delllo stesso Segretario al Tesoro sul Wall Street Journal. Le borse stanno correndo verso l'alto, segno che il piano piace alla finanza. Ecco il commento-analisi di Robert Peston della Bbc e il domande e risposte dal sito del gigante britannico pubblico della notizia. Paul Krugman continua a sparare sul piano, sostenendo che non funzionerà e che somiglia troppo al business as usual di Wall Street. Secondo il premio Nobel, il piano non funzionerà e servirebbe una soluzione svedese alla crisi del credito. Per finire un fantastico grafico dal Financial Times (è a pagamento, ma se cercate il titolo dell'articolo via google...): nel 1999 tra le prime dieci banche del mondo ce n'erano sette statunitensi, due britanniche, una giapponese e una svizzera. Oggi le americane sono tre, resta una giapponese, una sola britannica, una canadese, una spagnola. Le prime tre? Sono cinesi.
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