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7 gennaio 2009

J Street per il cessate il fuoco a Gaza


J Street è la lobby filo isrealiana e pro-pace: è nata per controbilanciare il potere dell'Aipac. Qui la sua presentazione e qui la sua petizione per un immediato cessate il fuoco. Noi li abbiamo incontrati a luglio e ci sono sembrati aria fresca.

12 settembre 2008

Zitto zitto, George allarga il conflitto

Questa qui accanto è una foto del Waziristan, l'area "tribale" del Pakistan dove pare che siano le nuove basi di al-Qa'ida. Nel quasi disinteresse della stampa internazionale, Bush ha autorizzato dei raid americani nella zona anche senza l'autorizzazione del nuovo governo pakistano. Stai a vedere, si chiede il free-lance Judah Grunstein, che ancora una volta l'amministrazione Bush non sa come comportarsi con un governo democratico di un paese alleato. Il think tank progressista American Progress si occupa parecchio di Pakistan, sarà un caso?
Nel frattempo le cose in Iraq potrebbero andare per il peggio, visto che i "figli dell'Iraq" e cioè i sunniti filo-americani non vengono integrati nel nuovo esercito iracheno. Erano uno dei pilastri della pacificazione del paese.

UPDATE: Anche il Council on Foreign Relations ultimamente si è occupato del Pakistan con grande attenzione, e oggi diffonde in rete il suo report sull'argomento. Qui il link al testo.

18 maggio 2008

I repubblicani al bivio

Le ultime elezioni suppletive non depongono bene per i repubblicani: i democratici ora sfondano anche nel sud profondo dove una volta Bush vinceva a man bassa. Ma l'affluenza delle suppletive non è mai quella delle elezioni vere anche se la crisi del partito repubblicano è oramai oggetto di dibattito interno come ci spiega l'edizione sudafricana del Guardian. Una linea preferisce puntare sugli elementi di novità della piattaforma di McCain come i punti sull'immigrazione e l'ambiente, ed è ben descritta dal Los Angeles Times. Il San Francisco Chronicle racconta delle idee del governatore della California Schwarzenegger su come ridisegnare il profilo dle partito. Inseguiamoli sul loro terreno sembra dire Arnold. E' vero che McCain non è un neocon ed è altrettano vero che non è il repubblicano standard, ma un conto è vincere in California parlando di ambiente e assicurazione sanitaria per tutti (come ha fatto l'ex attore), un conto è portare a casa gli Stati conservatori: i due vincitori sui generis sono Schwarzy e Bloomberg, Sacramento e New York. L'altra linea di condotta repubblicana per provare a vincere fa perno sull'attuale amministrazione Bush e parte dall'idea che un attacco all'Iran spariglierebbe di parecchio le carte della campagna permettendo all'attuale presidente di consegnare, è questa l'idea di Cheney, un'idea diversa di sè ai libri di storia. I piani sono usciti sulla stampa israeliana già da un po', eccone la descrizione sul sito Debkafile.

14 aprile 2008

La politica estera dopo Bush

L'Economist suggeriva alcune settimane fa, che la politica estera americana non cambierà granchè dopo la fine della presidenza Bush, perchè non se lo può permettere. Prima di tutto, chiudere Guantanamo, come spiega oggi il Los Angeles Times, non sarà una passeggiata: non si può promettere allo stesso tempo di rispettare i diritti umani e di essere un buon comandante in capo. Secondo, le minacce vere o presunte contro gli Stati Uniti crescono e già si comincia ad invocare una dura risposta militare. E' il caso del nucleare iraniano, che viene dipinto a tinte ancora più fosche delle famose armi di distruzione di massa irachene. Vedi per esempio l'articolo di Charles Krauthammer che propone di estendere ad Israele l'ombrello nucleare americano. Un'opzione che i neoconservatori ritengono troppo morbida: secondo il direttore di Commentary solo "l'azione" paga, non le dichiarazioni. Chissà cosa farà Obama, che una volta disse di voler usare l'atomica contro Bin Laden.