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3 settembre 2009

Un PD che vince (e i problemi per Obama)

11 anni fa alcuni fuorisciti dal Partito LiberalDemocratico (LDP, centrodestra, al governo per 55 anni) si unirono ad alcuni ammiratori nipponici del nostro Ulivo per fondare il Partito Democratico del Giappone. Poco a che vedere con il nostro PD, tanto che la stampa informata definisce il DPJ come un partito centrista e basta.
Uno dei migliori conoscitori italiani del Giappone, Francesco Sisci, spiega le implicazioni interne ed internazionali di questo cambio di governo a Tokyo: mentre sul fronte interno si tratterà di scrivere un nuovo patto sociale (anche il Giappone, tra l'altro, è afflitto dal precariato su larga scala), su quello esterno si tratta di venire a patti con il nuovo ruolo della Cina su scala asiatica. Il nuovo governo di Tokyo punta quindi a ricostruire una dimensione continentale e a fare da ponte tra Obama e la Repubblica Popolare. Per ora ci si muove con poca esperienza, basta leggere la cronaca dei primi atti di politica estera di Hatoyama, il futuro premier. In discussione il rapporto con gli Usa ma, in prospettiva, un Giappone di nuovo dotato di un progetto non farebbe che comodo all'amministrazione. E poi dei democratici che vincono non si trovano mica dappertutto: se ci vogliono 11 anni dalla fondazione vuol dire che il PD italiano può farcela nel 2018.

25 agosto 2009

Lezioni americane di mobilitazione progressista

Domani, e fino all'8 settembre, scendono in piazza i favorevoli alla riforma sanitaria: la versione forte, quella che include una polizza assicurativa pubblica. La mobilitazione è promossa, oltrechè da "Organizing for America" anche dalla grande campagna "Health Care for America Now" che mette insieme le due grandi centrali sindacali, le organizzazioni delle donne, quelle dei latinos e degli afroamericani nonchè il Center for American Progress, il grande think tank progressista. La lotta è contro i repubblicani ma anche contro i democratici conservatori, guardate lo spot che li prende di mira: in maniera populista ma forse efficace mostra come alcuni membri del Congresso, a causa di finanziamenti delle lobby che vengono quantificati al centesimo, si muovano contro la maggioranza della popolazione americana. Nel frattempo questa parte della coalizione democratica (in termini italiani diremmo che è l'ala sinistra) sembra aver trovato un leader naturale in Howard Dean: l'ex segretario del partito ha detto chiaro e tondo che rinunciare all'opzione pubblica è sbagliato. L'obiettivo è essere però il "centro" della coalizione: non contro il presidente ma contro quelli che vorrebbero "dirottarne" il programma. Infine, Paul Krugman scrive chiaro e tondo che serve una battaglia culturale contro gli zombie reaganiani. Anche qui, con argomenti di buon senso e con prove empiriche non con fumosa letteratura politica. Non sappiamo se vinceranno ma sappiamo che stanno combattendo al contrario di ciò che è successo da noi troppe volte: ci sono leader di partito che parlano chiaramente al momento della decisione, non 10 anni dopo; ci sono intellettuali che scrivono in maniera comprensibile e forniscono armi a chi fa politica sul terreno; c'è una coalizione ampia che raggruppa tutti i soggetti sociali a favore di una riforma; si mettono in campo tutti i mezzi di pressione sulla maggioranza parlamentare. Si parla al paese di una cosa concreta, non si rappresenta un mal di pancia per mostrare che si esiste. Avremo qualcosa da imparare?

7 agosto 2009

Giochi sporchi sulla sanità

Tranquilli, non stiamo parlando dello scandalo pugliese per quanto ci siano elementi in comune come la volontà di fare i quattrini sulla salute della gente: da noi con la corruzione, in America attraverso l'uso disinvolto di metodi assolutamente legali di pressione sulla politica basati sul denaro. Come racconta il premio nobel Paul Krugman l'offensiva delle lobby e dei repubblicani contro il piano sanitario di Obama sta dispiegando tutta la sua potenza di fuoco. Finti camioncini girano con slogan contro la riforma e gruppi di protesta piuttosto violenti interrompono le assemblee dei Congressmen democratici sulla riforma. Sì perchè ad agosto il Congresso è chiuso e lì al contrario che da noi i parlamentari si confrontano con chi li ha eletti. Da noi, al massimo, si fanno "intervistare" da qualche giornalista di fronte ad un pubblico che non può intervenire - parliamo delle feste del PD, non del PdL. Secondo Krugman dietro a queste folle impazzite ci sono da una parte alcune lobby molto chiare (e con a capo gente piuttosto discussa) e dall'altra quello stesso sentimento di paura razziale che faceva gridare "kill him" durante i comizi di McCain. Secondo Robert Reich non andrà come nel 1994: la riforma ha troppo "momentum", troppa forza per essere fermata. Però la "campagna d'agosto" fatta di minacce fisiche e spot aggressivi rischia di diluire i contenuti della riforma: meno gente coperta e meno riduzione dei costi. Col rischio di produrre un boomerang per l'amministrazione. Insomma, non sarà come le punture Pic.

17 febbraio 2009

Sardegna, Firenze e the fierce urgency of now

Ricapitoliamo. In Sardegna l'apparato del Pd fa fuori il presidente della regione più attivo, diverso e potenzialmente figura nazionale. Questi si dimette e si va al voto. Al voto il Pd perde e la sinistra non ci guadagna. In Sardegna Soru aveva imposto la tassa alle barche di lusso, fermato i costruttori e - da imprenditore, prima - portato lavoro nuovo e non da cameriere d'estate o muratore. Soru prende più voti dei partiti che lo sostengono, il suo avversario meno voti della sua coalizione.
A Firenze il Pd prova a riscrivere le regole delle primarie, il giovane chierichetto-rutelliano Renzi si ribella e le vince. E adesso, nella rossa e bottegaia Firenze correrà lui - che spiega di aver vinto perché aveva i big del partito contro. Scommetteteci, Renzi si darà un profilo da Obama. In fondo, come ha detto Rutelli male usando una dichiarazione del presidente Usa, "non si può chiedere a nessuno che ricopra un incarico di lasciare la religione fuori dalla porta". E così, nella laica Firenze - che pure espresse il miglior cattolicesimo politico italiano con La Pira - avremo un sindaco contrario alle unioni civili, che voterebbe la legge sul testamento biologico del Pdl. La sua forza, probabilmente, il tessuto cattolico e la debolezza del tessuto della fu sinistra, incapace di vincere delle primarie con l'apparato e incapace di mobilitare qualcosa che non sia apparato.
Tutto sembra far pensare che siamo nel 2003 statunitense, con i democratici (e da noi la sinistra) allo sbando totale e senza un'idea di come uscirne, pronti a cavalcare Obama usando male i suoi slogan. Ci vorrebbe qualcuno che si mettesse a ragionare sulla crisi, sul Paese e tirasse fuori idee e forme dell'organizzazione capaci di far partecipare. Al momento costui non è Veltroni, non è Bersani, non è Ferrero, non è Vendola, non è Fava (e nemmeno Epifani, che sta facendo anche lui la sua supplenza come Cofferati....chissà che il Pd non perda Firenze e poi mandi lui a riconquistare la società, magari con una svolta meno di destra di quella del sindaco di Bologna).