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4 novembre 2009

La non sconfitta di Obama ieri e il nostro blog domani

I giornali di oggi (primo anniversario della vittoria di Obama) hanno molte analisi sul perchè della sconfitta elettorale subita dai democratici nella tornata elettorale di ieri con la perdita dei governatori di New Jersey e Virginia, nonchè delle elezioni per il sindaco di New York. Certo non una buona notizia, tanto che il Washington Post oggi dice che "non è più il 2008 per i democratici". Lo spostamento più significativo è quello che riguarda gli elettori "indipendenti" che avevano premiato il partito dell'asinello nel 2006 e nelle ultime elezioni presidenziali e invece in Virginia e in New Jersey si sono spostati in massa verso i repubblicani, anche perchè in disaccordo con l'amministrazione sulla politica sanitaria e sull'eccessiva spesa pubblica. Si trattava però in entrambi i casi di candidati repubblicani "anomali": in Virginia c'era un candidato a suo modo centrista che, come avevamo scritto qui, aveva cercato con successo di sfondare in settori tradizionalmente democratici; in New Jersey il candidato democratico era troppo legato a Wall Street mentre quello repubblicano era un po' il Di Pietro locale, diventato famoso per aver mandato in prigione molti corrotti. Importante anche leggere ciò che viene dall'analisi degli exit poll: chi ha votato ha detto che non lo riteneva un referendum sul presidente; soprattutto in New Jersey il tasso di approvazione per Obama è ancora alto (il 57% di chi ha risposto al sondaggio all'uscita dei seggi); gli elettori sono molto preoccupati per lo stato dell'economia e più sono preoccupati più hanno scelto i repubblicani. Obama però si era molto esposto per il candidato democratico nel New Jersey e non è servito a farlo vincere: chi lo ha votato l'anno scorso non sceglie un cattivo candidato solo perchè glielo dice Barack. Ci sono poi delle buone notizie: i democratici hanno vinto nelle due elezioni suppletive per due deputati dello stato della California e di New York. Soprattutto nel secondo caso i repubblicani avevano scaricato la loro candidata moderata per appoggiare quello del "partito conservatore" molto estremista. E hanno perso un seggio sicuro. Se il partito continuerà la sua deriva estremista non è detto che le elezioni di ieri siano di buon auspicio per il midterm del 2010. Per i democratici ci sono diverse lezioni, un po' hanno a che fare con la timidezza nel realizzare le riforme a Washington come dicono vari analisti al Corriere della Sera. Altre riguardano la capacità di mobilitare costantemente quell'elettorato giovane e delle minoranze che aveva portato Obama alla Casa Bianca. Finora non ci sono riusciti, Organizing for America, il partito del presidente, non è decollato.
A proposito di decolli, tra qualche giorno sarà online la nuova versione del nostro blog, oramai proiettato verso il 2012. Intanto, per chi passa per Roma, ci vediamo venerdì sera alla libreria Flexi in via Clementina,9.

25 ottobre 2009

Imparare dalla Virginia

Il 3 novembre in Virginia si vota. Elezioni importanti perchè lo Stato aveva sempre votato repubblicano nelle elezioni presidenziali degli ultimi 40 anni fino a quando non è stato strappato da Obama. I democratici però già vincevano da un po' le elezioni per il governatore. Da vedere le mappe interattive del Washington Post e paragonarle coi risultati del 2008 contea per contea. Quello che emerge è che lo Stato è cambiato molto negli ultimi anni e che i democratici erano riusciti a sfruttare questi cambiamenti: più giovani, più pagati, più minoranze. Oggi i repubblicani mettono in campo una strategia simile cercando di penetrare tra le minoranze e tra chi vive nella suburbia. Potrebbero proprio farcela. Da qui, dall'analisi di chi si vuole rappresentare, parte la politica vincente. Provate a trovare mappe e strategie così per le regioni italiane.

19 dicembre 2008

Gli americani si muovono meno

Ecco una ricerca che dice qualcosa dell'America. Dove vanno e quanto si muovono i cittadini degli States? Nel biennio 2006-2007 si sono mossi meno che in passato. Il Pew research centre analizza i dati e ci fornisce una mappetta niente male: ti ci muovi sopra e vedi i flussi, da nord verso la Florida e così via, per una serie di bienni. E' interessante in sé e lo è anche per capire i flussi elettorali, se, come e perché la geografia del voto cambia con gli spostamenti. Una seconda ricerchina ci indica che solo l'11 per cento degli americani crede che Bush abbia fatto qualcosa per essere ricordato in positivo. Non serviva un sondaggio.

29 ottobre 2008

Anche il sud non è più quello di una volta

Questa immagine ritrae una fattoria della Carolina del Nord, che nonostante il nome è uno stato del Sud e si chiama così solo perchè sta più su della Carolina del Sud - non l'avreste mai detto eh? Il presentatore della BBC Matt Frei è andato a Kannapolis, una città che appunto sta in North Carolina e ha scritto un breve e interessante reportage in cui ci spiega come è cambiato un pezzo del sud degli Stati Uniti negli ultimi anni. Kannapolis negli anni Ottanta stava fallendo, le sue industrie tessili si trasferivano altrove. Arriva un magnate che si chiama Murdoch (ma non è l'amico di Silvio B.) e si compra mezza città e la converte alla ricerca agro-alimentare. E così qui, come in Virginia e in altre parti del Sud, hanno cominciato a trasferirsi lavori ad alto reddito e ad alto contenuto intellettuale - sì, negli USA queste due cose vanno spesso d'accordo, non c'è stato il pacchetto Treu. Questo forse potrà aiutare a spiegare perchè oggi la North Carolina è uno stato contendibile e prima non lo era.

La battaglia dei biscotti (e degli spot)

Una società dell'Ohio dal 1984 produce biscotti con le facce dei candidati alla presidenza USA. Guardando i dati di chi ha comprato quelli con la faccia di Obama piuttosto che di quelli che hanno scelto McCain si può capire come può andare a finire l'elezione. Come ci racconta Slate, si sono venduti molti più biscotti del passato (aumenta l'affluenza?) e quelli di Obama erano il doppio di quelli di McCain. L'articolo è interessante anche perchè racconta di come sta andando la campagna in quello stato. La BBC invece fa un ottimo punto sulla situazione dei finanziamenti elettorali e degli spot. Obama ha una valanga di soldi e si può permettere stasera di trasmettere sui 3 maggiori canali nazionali uno spot di mezz'ora (30 minuti). L'ultimo che se l'era potuto permettere era stato Ross Perot. Che era un miliardario.

15 ottobre 2008

Come potrebbe cambiare la geografia del voto

A guardare la mappa qui accanto, è possibile che Obama sfondi in quegli stati dell'Ovest che passarono ai repubblicani con Reagan e non sono più tornati indietro. Non che si preveda una valanga di voti democratici all'Ovest, ma qualcosa sta cambiando: come ci racconta quest'articolo, i nuovi democratici dell'Ovest hanno declinato le loro idee sulla base delle tradizioni dei luoghi da cui provengono. Dall'altra parte del paese, in Florida, anche il voto degli anziani potrebbe non bastare a compensare l'aumento del voto giovanile, in gran parte indirizzato verso i democratici. In più, i pensionati, attraverso i fondi pensione, sono tra quelli che più risentono della crisi finanziaria. Ecco un articolo del Washington Post che ci racconta come la pensano. La registrazione in massa di nuovi (e spesso giovani) elettori democratici negli stati chiave è oramai l'ultimo vero obiettivo dei repubblicani che, come conferma questa storia sull'Ohio, oramai tentano disperatamente di eliminare dalla contesa più nuovi iscritti al voto possibili. L'altra posta in gioco che non bisogna sottovalutare è quella del Congresso: se i democratici arrivano a quota 60 senatori potranno superare l'ostruzionismo dei repubblicani e portare avanti molto più facilmente il loro programma. Un articolo dell'ABC ci spiega come stanno andando le gare chiave: piuttosto male per i repubblicani.

16 settembre 2008

Cambia la mappa? Forse non tanto

Ecco la mappa aggiornata stato per stato da Real Clear Politics. Se va così Obama vince di poco ma vince. Rispetto al 2004 si prende l'Iowa, il Colorado e il New Mexico. Il problema, come nota Andrew Romano su Newsweek, è che non sembra esserci quel ridisegno della mappa elettorale americana di cui tanto si era parlato. Anzi, dai sondaggi post-convention repubblicana emerge come molti stati repubblicani dichiarati prematuramente in bilico (es. Montana e Georgia) sono ora più rossi mentre il vantaggio di Obama in stati come la Pennsylvania o il Michigan si assottiglia. Questi ragionamenti però si basano molto sui sondaggi immediatamente post-convention, il bounce non è detto che duri per sempre. Basta vedere ai dati sulla Virginia (stato rosso) per capire che più passano i giorni e più la partita torna aperta. Forse, poi, dopo l'effetto Palin ci sarà anche quello dovuto alla crisi economica. E.J. Dionne scrive giustamente che la lotta anti-elite è stata prima un'arma di Roosevelt (alcune sue frasi citate nell'articolo andrebbero ricamate sul cuscino) e poi delle guerre culturali dei repubblicani. Funziona ancora riproporre quel modello lì in un momento in cui fallisce tutto il fallibile?

24 agosto 2008

Benvenuti a Denver


Eccoci a Denver, la città perfetta per una convention democratica con Obama candidato. Ricca, turistica, piena di palestre di yoga e di negozi che vendono local food, la città è ricca di quei giovani contemporanei che tanto si entusiasmano per Barack. A Sud ovest la pianura ricca di prateria e mandrie, in città qualche impresa hi tech e tanto turismo di passaggio verso le Rocky mountains (o Colorado springs, il Vaticano evangelico d'America, la città delle mega chiese e dei mega raduni). Uno Stato tradizionalmente repubblicano (ha vinto Bush due volte e persino Bob Dole contro il secondo Clinton), ma governato dal democratico Bill Ritter, che ha preso voti tra i contadini, così come in città. I democratici dell'Ovest sono pieni di queste figure politiche capaci di strappare voti ai repubblicani (anche in Virginia, dall'altro capo degli States, sta andando così) e queste figure sembrano essere il volto emergente del partito, distante dai politici newyorchesi o del New England caricaturizzati dai repubblicani.
Denver è felice di accogliere la marea festante dei delegati, molti soldi pioveranno sulla città per una settimana, tutti affittano i loro appartamenti a caro prezzo, la stampa parlerà dei suoi bar e ristoranti e, forse, entrerà, come si dice facilmente in America, nella storia. All'aeroporto anziane signore col cappello da mandriano fanno volontariato per i democratici, tutti sono gentili e attorno al Pepsi centre dove si svolgerà la convention, ferve l'attività, piovono volontari e cani poliziotto annusano l'aria. Domani arrivano tutti, lunedì si parte. Benvenuti a Denver.

1 agosto 2008

Suburbs e città, chi vince dove

Le indagini statistiche, i sondaggi, si conducon Stato per Stato. E' quella l'unità di misura importante, sono quelli i confini dentro ai quali si vince o si perde. Ma la geografia elettorale non è solo Nord contro Sud (o midwest), ci sono le divisioni culturali, razziali, di censo interne agli Stati. La Virginia, per fare un esempio di un territorio che sarà terreo di battaglia a novembre, è uno Stato bianco e tradizionale nel suo Sud, dove Obama può contare sui giovani ceti dinamici che vivono al Nord, a ridosso di Washington DC, e di una cospicua minoranza nera. Le campagne devono quindi lavorare a sezionare gli Stati in territori e studiare dove, come e perché parlare in che modo in ogni contea. Durante le primarie è più facile, si vota Stato per Stato. Ma oggi, almeno nei cosiddetti battelground states, la cosa serve. Poi, ci sono le differenze tra città e sobborghi. Questo interessante pezzo pubblicato su Politico parla proprio di queste. In città, qualsiasi città, per come è organizzato il territorio negli States, Obama ha grandi possibilità. Ma spesso la chiave delle elezioni sono i suburbs

28 luglio 2008

A che punto è la corsa?

Pollster.com pubblica una cartina nella quale evidenzia lo stato geografico della corsa: secondo il sito, che è gestito da esperti e accumula dati su tutti i sondaggi, Obama sarebbe in vantaggio 282 grandi elettori a 147 (per 104 il margine di distacco dell'uno o dell'altro candidato è talmente piccolo da rimanere in ballo). Secondo questa cartina, la Florida e la Virginia sono alla pari, mentre hio e New Mexico sono democratiche. A Obama, insomma, non servirebbero né il Sud, né l'Ovest per vincere. Il sondaggio dei sondaggi nazionale prodotto dalla Cnn, regala ad Obama sei punti di vantaggio. Se così stessero davvero le cose, la battaglia sarebbe chiusa. Ma è luglio, le elezioni lontane e la campagna vera non è ancora cominciata. Ecco un pezzo sulla possibilità di Obama di raccogliere un pezzo di voto evangelico e un Robert Novak sulle possibilità di McCain di rientrare in partita. Ed uno sul senatore dell'Arizona e gli indecisi dal Wall street journal.

23 luglio 2008

Cinque seggi democratici a rischio

Trovare posti rischio in un voto che si preannuncia come una valanga democratica (confermando il dato del 2006) sembra difficile. Ecco un'analisi di Politico su cinque seggi che i democratici potrebbero perdere.

19 giugno 2008

Non solo Casa Bianca. Un punto sul Congresso

Non c'è solo lo scontro Obama-McCain a catalizzare l'attenzione degli americani. A novembre, come sempre, si vota anche per il rinnovo della Camera dei rappresentanti e di un terzo del Senato (ogni due anni si rinnova un terzo). Dopo la mezza valanga democratica del 2006, il partito organizzato da Dean punta a nuovi passi in avanti in entrambe le Camere. La possibilità c'è per un motivo semplice, precedente alla disaffezione nei confronti dei repubblicani: se i seggi senatoriali Usa sono quas a vita, il ricambio è minimo, stavolta in tanti non si ripresentano, per paura di perdere o per raggiunti limiti fisici. In uno scontro senza incumbent (il senatore uscente) è più facile strappare un seggio al partito avversario. La campagna per le presidenziali condotta dal senatore dell'Illinois in tuti gli Stati, una novità assoluta, aiuterà parecchio i candidati in seggi difficili. Ma dove sono i seggi in ballo? E quanti sono? Il Time fa un elenco, il politologo star Tv Larry Sabato un riepilogo, ma il miglior sito in materia, per quant non professionale, resta quello di un informatico americano che vive in Olanda.

9 giugno 2008

Questioni di geografia: quale mappa elettorale?

Coalizioni, organizza- zione, contenuti e, soprattutto geografia. La demografia degli Stati cambia a gran velocità, il ruolo degli evangelici - determinanti per eleggere Bush - non è affatto scontato, il candidato afroamericano mobiliterà una porzione di popolazione che spesso non vota esattamente in massa e lo stesso farà con i giovani. E che ruolo giocherà la vicenda dei delegati di di Florida e Michigan? Penalizzerà Obama? E la paura del nero? Chi mobiliterà? E dove? La mappa elettorale degli Stati Uniti potrebbe essere destinata a cambiare molto più di quando non sia capitato negli ultimi decenni. Cominciamo con un assaggio: ecco uno schema rapido dei battleground states dal Washington Post, gli stati destinati a essere terreno di scontro tra Obama e McCain. Il pericolo, per i repubblicani è che sia Dean (per quanto riguarda il Congresso) che Obama, hanno intenzione di andare a giocare anche dove fino a quattro anni fa non avevano speranze.