5 novembre 2008

Vigo County, la contea che non sbaglia

E' la contea che si avvicina di più al voto nazionale dal 1892 a oggi; si è sbagliata solo due volte. E' in Indiana ma è molto vicina all'Illinois, e questo potrebbe distorcere il risultato a favore di Obama, che a Vigo è dato al 57% con l'80% delle schede scrutinate (il commento di patrickmahy più sotto segnala la faccenda con la solita perizia). Un articolo su questa amena località e le sue abitudini elettorali su Indystar.com.

LA Cbs dà la Virginia a Obama, nettamente

Mentre l'Ohio, secondo Fox News, resterebbe repubblicano. I seggi nella costa est sono chiusi: compagni, la parola d'ordine è TENERE D'OCCHIO LA VIRGINIA.

Sediamo gli animi

Ecco in questo link le - ottime - 10 ragioni di Nat Silver per le quali vanno ignorati gli exit polls. Abbeveratevi alla sua fonte di saggezza e smettete di scalpitare (però, siccome ci piace contraddirci, un po' di dati li daremo lo stesso).

Chiudono i seggi. Proiezioni dell'Indiana pro Obama

Sono solo proiezioni, ricordiamoci delle brutte sorprese del 2004. In Indiana i seggi chiudono presto, Obama è dato vincente. Secondo Drudge Report, Obama va alla grande ianche n Pennsylvania. Fosse così, praticamente è già finita. Aspettiamo, perché quest'anno un elemento distorsivo per gli exit polls è l'aumento del voto giovanile. Scrive Stanley Greenberg, "guru" elettorale degli anni di Clinton:


"The biggest problem with exit polls is... we do know that young voters are much more likely to do an exit survey and seniors are much less likely to do an exit poll. So exit polls are heavily waited to young people, which normal bias favors Democrats especially this year."

4 novembre 2008

Due anni vissuti pericolosamente e un'ultim'ora (per modo di dire)

Ecco un lungo articolo di oggi/ieri, ripercorre questi dua lunghi anni di maratona elettorale. Per ammazzare il tempo nell'attesa può anche servire. Tra un paio d'ore chiudono i seggi sulla costa est. Il dubbio, il problema per la velocità dei risultati sta, oltre che nella loro consistenza, nella possibilità che l'uscita dagli uffici moltiplichi le file, le allunghi talmente da prolungare di parecchio la chiusura dei seggi in quei primi Stati importanti in cui si vota (Indiana, che è più a ovest ma chiude prima, Virginia, Florida, North Carolina).

Bush non va al seggio e altre pillole


Bush, una scelta senza precedenti, ha votato per absentee ballot. Meglio non farsi vedere in giro il giorno delle elezioni.
Ieri il quotidiano della città natale di Cheney ha endorsed Obama.
Le file sono mostruose, ad Atlanta la gente era al seggio alle tre del mattino. Una signora ringrazia - piangendo - dio di averla fatta vivere fino a oggi.
McCain farà tre comizi anche oggi, in Nevada, Colorado, New Mexico. In Colorado ci si aspetta un'affluenza vicina al 90 per cento. Obama andrà in Indiana a fare get out the vote. Entrambe le scelte sono senza precedenti.

La democrazia che non ama il popolo

In questo momento siamo abbagliati dalle file di persone che vanno a votare. Un'energia che invidiamo, ma ricordiamoci che l'America è un paese dove la democrazia è antica quanto distorta, dove anche affermare il proprio diritto al voto può essere complicato. Una nostra riflessione sull'America, la democrazia e la partecipazione in questo post di approfondimento.

Questa volta ci mettiamo la faccia

Sono cose che sapete, ma questa volta usciamo allo scoperto. www.agenziami.it

Chicago, ai seggi tutto liscio

Non è questo il luogo adatto per seguire le operazioni di voto. Qua non c'è storia e tutto sta filando abbastanza tranquillo. Alle nove di stamane, nei due seggi della periferia sperduta dove siamo andati a vedere, aveva votato il doppio della gente dell'ultima volta. Ancora poca comunque. Non c'erano file e tranne per una macchina che è andata in bomba, non si registravano episodi spiacevoli. Si vota nelle librerie, nei ristoranti, nei locali, nei grandi condomini. La sacralità del voto non è esattamente uguale a quella che c'è da noi. Il sistema per votare, però, funziona meglio persino in Italia.

E' oggi

Le mamme-calcio e le elezioni

L'aggettivo storico per queste elezioni si spreca, ne parlano tutti. Pure le "soccer-moms", le donne preoccupate solo di portare i figli a giocare a pallone sono state coinvolte nella campagna elettorale. Quattro anni fa, si disse che questo gruppo sociale aveva fatto la fortuna di Bush. Ora il vento è cambiato anche per loro. Ci scrive una "mamma-calcio" dalla California:

"votare è la prima cosa che ho fatto stamattina. Ho trovato la fila fuori dalla porta. Non è MAI successo al mio seggio. Vota il 70-80% ma in piccoli gruppi che vanno e vengono, di solito. Sono rimasta sconvolta. Ci ho messo un'ora a fare tutta la fila. Ridevamo tutti, parlavamo e gli scrutatori ci portavano la colazione e degli snack a tutti quelli che eravamo in fila. Potevi sentire la Storia che si faceva."

Votano, votano, votano

Molti americani sono in fila ai seggi. Molti di quelli che vedete nelle foto sono neri, perchè molte città americane sono a maggioranza nera. Il Los Angeles Times fa un lungo quadro di come sta andando l'affluenza, ovviamente senza numeri perchè in America non si usa dare il dato di affluenza delle 11 come da noi. Fino a poco tempo fa non era molto importante. Sempre sullo stesso giornale, trovate la situazione dei casini ai seggi: sono parecchi. Su due categorie ha scommesso la nuova coalizione obamiana, i neri (di cui ci parla il conservatore Wall Street Journal) e i giovani. Su American Prospect, un articolo di uno della nostra generazione che ci fa scendere la lacrimuccia quando scrive cose così:

We will vote because we want to be a part of history. We want to sit down with our children and grandchildren as they hit the history books and tell them colorful stories about the election of ‘08 with all its unprecedented twists and turns, invoke the feeling in the air as we strolled to our polling place, and pat them on the head, saying, "Someday, sweetie, you too will get to vote in a groundbreaking election."

We will vote because we have found the real world is sometimes an alienating place, and this is a way to feel less alone.

Stiamo a vedere. I primi risultati veri verso l'una-le due italiane. Domani sera ci vediamo al Flexi con i nostri lettori romani, non mancate.

Problemi ai seggi

Virginia: la NAACP (la National Association for the Advancement of Colored People) denuncia l'inadeguatezza dell'intero sistema di voto. Lo stato prevede una macchina elettorale ogni 750 elettori: ipotizzando che ogni votante impieghi 5 minuti per adempiere ai suoi doveri, nei seggi con molta afluenza si potrebbe restare in fila fino a venerdì.

Il primo seggio a Obama, problemi sparsi con le voting machines

C'è un piccolo paesino del New Hampshire dove si vota a mezzanotte, sono pochi e facendo lo spoglio subito fanno notizia. Si chiama Dixville Notch e dal 1968 nessun democratico vinceva. Obama ha vinto 16 a 7. Vuol dire qualcosa? No, ma intanto porti a casa.
In North Carolina, Virgina e New Hampshire si sono già verificati problemi con le voting machines, a Richmond e Raleigh. Ora stanno usando le schede di carta. McCain ha fatto un comizio in Arizona ieri notte, sia Obama che lui saranno oggi in Indiana.

Italians for Obama (quelli d'America, non quelli all'amatriciana)


Questa è una bella storia di passione politica e tecnologia. Proprio come la campagna di Obama. Avete visto già la foto con lo striscione La Roma non si discute si Obama. Vincenzo fa il medico proprio qui a Chicago, Letizia (che insegnava latino e greco in Italia) ha una bella bakery, un caffé/pasticceria, dove dalle torte spuntano le faccette del candidato; inoltre gestisce con Fabio, loro figlio, un ottimo wine bar. Sono qui dai primi anni 90. Tifano la Maggica e Obama. E hanno postato commenti sul nostro blog. Siamo riusciti ad entrare in contatto, ci siamo visti, abbiamo parlato della politica americana e della loro vita qua. Fabio, ha la testa nel voto di oggi e ha passato la serata a postare su mybarackobama.com e a coordinare i volontari che alle otto di stamane partiranno per portare la gente a votare in una contea arretrata e repubblicana dell'Indiana. Una bella sera, nell'attesa nervosa di una nottata che potrebbe davvero essere di quelle da ricordare. Speriamo bene e grazie davvero a tutti.

E' oggi

E' oggi


Il momento è oggi, ci stiamo facendo un po' prendere la mano (il ragazzo in fondo ci piace)

E' morta la nonna di Obama, che cosa triste


Perché triste, direte, aveva 85 anni. Già, ma domani avrebbe visto il nipote diventare presidente degli Stati Uniti. Sarebbe morta molto felice. Così sara comunque morta contenta. Il nipote che ha cresciuto qualche soddisfazione gliel'ha regalata. E poi, come ha detto di recente il fratello della signora Madelyn Payne Dunham, Charles, "A lei bastava che Barack fosse un fine young man". Comunque la si pensi in materia, il ragazzo è di più di un giovane per bene.

3 novembre 2008

I politici del 21esimo secolo

L'editorialista E.J. Dionne in un pezzo molto bello ci parla degli uomini politici e dello spirito del tempo. Quelli veramente grandi, riescono ad interpretarlo e ad anticiparlo. Obama, comunque vada, è riuscito ad interpretare la stanchezza per la politica, l'opposizione a Bush e lo scontento verso i democratici di molti americani e a coniugarli con la voglia di superare le divisioni degli anni '60 (e '70, '80, '90) di altri americani più centristi. Ha creato un movimento nella società e gli ha dato uno slogan e un logo che non sono mai cambiati. Ha messo insieme la politica sul territorio con i social network su internet. Ha raggranellato una quantità enorme di denaro dai piccoli come dai grandi.
Vada come vada, con lui abbiamo dato una sbirciata a come potrebbe essere la politica nel 21esimo secolo. Non esattamente la schifezza che sembra leggendo i nostri giornali...

Obama-Mccain, fate il vostro gioco: chi vince secondo voi?

Diteci cosa pensate. Che distacco? Quali Stati? Quanti voti elettorali? Io dico Obama, ci metto Virginia, Colorado e, volendo azzardare, Florida e Montana (New Mexico, Nevada, pennsylvania, non sono in discussione). E voi? McCain vince, forse, se porta a casa almeno Florida e Ohio - possibile - e non perde troppi degli altri in bilico. Naturalmente non si vince nulla.

Tempi e modi del voto e del post voto (a Chicago fanno 20 gradi, che vorrà dire??)


Dopo due anni di ossessione personale e collettiva per questo voto finalmente ci siamo. Al piano terra della torre dove si trova il quartier generale di Obama, decine di giovani dello staff si preparano a coordinare l'ultimo sforzo. Computer sulle ginocchia anche nello spazio antistante, dove qualcuno esce a fumare una sigaretta. Tutti hanno la faccia di chi non ha dormito. Al Grant park a mezzogiorno si stava in maglietta, arrivavano i satellitari dei network Tv mentre il palco e i cessichimici sono già al loro posto. Non porterà sfiga organizzare un evento così?
Facciamo un riepilogone di cosa seguire, dei tempi e dei modi.
1. Nbc ha tirato fuori un dato: negli ultimi 111 sondaggi il candidato democratico Barack Obama è in testa. Nelle rilevazioni statistiche il senatore ha almeno quattro punti di vantaggio, ma c'è chi glie ne regala nove.
2. Ancora oggi entrambi i candidati hanno fatto campagna diversi Stati. Normalmente il giorno delle elezioni gli occhi di tutti sono puntati su Florida, Ohio, New Hampshire, Iowa, Missouri (che tranne in un caso ha votato il presidente eletto). Il sistema elettorale americano prevede l'elezione di un numero di grandi elettori per ciascuno Stato. Più grande la popolazione, più ampio il drappello che andrà a Washington a nominare il presidente. Servono 271 voti.
3. Secondo i sondaggi, Barack Obama è in vantaggio in tutti gli Stati vinti da Kerry nel 2004 e in altri otto. Due o tre non vengono vinti da un democratico da ere geologiche. Provare a vincere ovunque - la strategia dei 50 Stati, di Dean e del candidato - è stata una buona idea.
4. Ventisette milioni hanno già votato, un record, + 50 per cento rispetto alle scorse presidenziali. E' probabile che queste diventeranno le elezioni più partecipate della storia Usa. E questo toglie il sonno ai funzionari elettorali.
5. La lunghezza delle procedure potrebbe far chiudere i seggi in ritardo: in alcuni Stati chi è in fila al momento della chiusura, anche per strada, ha diritto a fare la sua scelta, in altri bisogna essere dentro all'edificio.
6. A che ora si saprà qualcosa? Dipende molto dalle code ai seggi e dal distacco che, in ciascuno Stato, un candidato darà all'altro. Gli exit polls della costa est cominceranno a uscire dalle sette, mentre in California e nel West si starà ancora votando. Per qualche ora i rappresentanti delle agenzie che li conducono e diffondono saranno chiusi in una stanza per non fare uscire dati troppo in anticipo. Se Obama avrà vinto Florida, Pennsylvania e Virginia, per McCain non ci sarà niente da fare. i risultati usciranno prima se i distacchi saranno ampi, altrimenti si aspetterà una parte dello spoglio. Nel 2004 gli exit polls davano Kerry vincente (la gente si vergognava di dire per chi aveva votato) e quindi vanno presi con le molle.
6. Il nuovo presidente, chiunque esso sia, non apparirà in pubblico prima della chiusura dei seggi in California. Saranno le cinque in Italia e a quel punto i dati della costa est e del central time (cioé l'Ohio) saranno già chiari. Se a quell'ora il risultato non sarà chiaro, forse bisognerà aspettare qualcosa in più. Il mountain time è tre ore da New York, un'ora prima della California. In quella fascia oraria ci sono Colorado, New Mexico, Nevada (e magari Montana e South Dakota).
Good night and good luck.

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Domani sarà caos, pero'..

L'alta affluenza al voto prevista creerà grande confusione ai seggi: qui un articolo del New York Times che riprende la questione; qui invece una buona notizia per i democratici: in questi cinque stati - Iowa, Nevada, New Mexico, Minnesota e Ohio - dove persero di poche migliaia di voti (tranne il Minnesota) e dove oggi potrebbero invece vincere, la macchina istituzionale è controllata da loro (cioè sono democratici i segretari di stato locali).

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Chi li paga???

Nel 2004, al Qaeda mando in giro un video a pochi giorni dalle elezioni, parlando di queste. Si dice che diede una mano a George Bush. Oggi il presidente venezuelano ha dichiarato di essere pronto a trattare con Barack Obama perché con lui si può inaugurare una nuova stagione. Non poteva aspettare un paio di giorni? Chi gli spiega le cose a questi??

McCain in New Hampshire e le ultime carte

Il repubblicano le sta giocando tutte e bene. Entrambi i candidati hanno toccato ciascuno tre o quattro Stati (i vice, le mogli altrove). In New Hampshire,McCain gioca la carta dell'amore per il piccolo Stato, che gli ha regalato sempre la vittoria alle primarie, che lo ha rimesso in pista nel 2008. Il comizio in New Hampshire è sobrio, calmo, come è necessario in New England, dove non è un caso se the Mac ha sempre vinto. Non ci sono gli evangelici, non i libertari. Il voto del new England è moderato e bianco. Quello che McCain deve convincere. La scelta è quella di puntare su questo, la Pennsylvania, l'Ohio (e sperare che il West non sfugga tutto di mano)......McCain ha appena nominato il 1929 e la necessità di salvare i mutui. Sta cambiando un'altra volta messaggio per provare a strappare un altro pezzetto di consenso indipendente. Se gli riuscisse sarebbe un mago. Naturalmente, in Ohio, Palin e Joe the plummer hanno chiamato Obama un traditore e il Grand Old Party ha tirato fuori uno spot che vede il reverendo Wright come star. Non sappia la mano destra cosa fa la sinistra (facciamole incontrare dopo le elezioni)

Il voto anticipato e i sondaggi

Un collega norvegese racconta di aver parlato con un esperto di sondaggi del Tennessee - che è un po' come il surfista dela California, il minatore degli Appalachi e l'operaio di Detroit - che sostiene che a questo punto i sondaggi non contano più: il numero di elettori che ha già votato non viene contato o è comunque difficile da ponderare in maniera efficace. Includendolo, Obama ha troppo vantaggio e viceversa. Il vantaggio di Obama non è quello di una settimana fa, ma non scende sotto i cinque punti di media. Negli Stati chiave, il democratico è in vantaggio. Per quel che vale. Almeno così sosterrebbe il nostro esperto del Tennessee.

2 novembre 2008

La città del vento aspetta


Ogni vetrina del centro è addobbata con qualche decorazione che ricorda di votare. E' così anche altrove, ma qui di più. Le grandi catene commerciali non si espongono, ma strizzao l'occhio al candidato che piace ai giovani. Altre, quelle più alternative per modo di dire ci mettono la faccia e dicono con chi stanno. Come trovate scritto in un paio di post precedenti, downtown la presenza della campagna Obama non si vede troppo. Non è questo il posto per spendere soldi inutilmente. A giudicare dalla quantità di gente melmessa che si vede chiedere l'elemosina in centro, c'è ancora molto bisogno di idee e di community organizers. Forse è un'impressione ma i drop out in in giro sembrano più che in altre grandi città americane. Chicago avrebbe quasi tre milioni di abitanti, ma arrivando in macchina si entra in una fitta rete di autostrade molto prima di entrare nella ciità vera e propria e l'area metropolitana di abitanti ne ha circa 9 milioni. Si notano la presenza italiana, quela nord europea e quella afroamericana più che a New York, "corrotta" dal via vai di ogni sorta. Sembra, nonostante i condomini di lusso che spuntanto come funghi sulla riva del lago, coprendosi la vista a vicenda, di vedere qualcosa che somiglia più all'America che immaginiamo quando andiamo al cinema. Che c'entra questo con quanto - forse, e sottolineo forse - sta per succedere in città tra due giorni? Assolutamente nulla. Una cosa: oggi alla chiesa che fu del reverendo Wright, il pastore non ha menzionato Obama. Si respirava un'aria elettrica, dal pulpito il reverendo Moss ha chiesto: "Siete andati a votare?", ha invitato a farlo, ma niente comizi. E bocche cucite a fine messa.

I giudici e un Obama presidente

I giudici della Corte Suprema sono oggi in maggioranza conservatori; sono dei giacobini di destra, anche se alcune cose non hanno avuto il coraggio di cambiarle. Se Obama venisse eletto, si troverebbe nella probabile condizione di sostituirne a sufficienza per far tornare il pendolo dalla parte dei liberal: sarebbe un altro fatto importantissimo. Ecco qui un articolo di Politico.

McCain rilassato e altre amenità

1. I sondaggi non cambiano. Un punto su, uno giù a livello nazionale. E più o meno lo stesso negli Stati chiave. Ormai è tutto in mano alle campagne, al Get Out the Vote, ai comizi (e alle porcherie che ti dicono al telefono)
2. Cheney appoggia McCain. Perché gli fa una simile cattiveria a tre giorni dal voto?
3. McCain ieri sera era al Saturday night life, lo show comico più popolare d'America. Faceva ridere, era rilassato e giocava con l'imitatrice di Sarah Palin in maniera esemplare (eccolo qua, aspettate, c'è parecchia pubblicità). Le cose forse non sarebbero state diverse da come sono oggi, ma il senatore dell'Arizona ha sbagliato di grosso a mettere su la faccia cattiva, a farsi spingere all'uso dell'arma bianca. Non è il suo modo di fare politica e si è visto. Ha fatto un passo e poi ne ha fatto mezzo indietro e, lo dicono tutti quelli che queste cose le sanno, ha litigato con i suoi sull'ipotesi di tirare di nuovo in ballo il reverendo Wright. Non ha funzionato contro Hillary, non funzionerà, si sarà detto. Su questo ha avuto ragione. Il problema di McCain è che la sua base gli chiede quello che sta facendo. In fondo, il senatore qualche anno fa è stato a un millimetro dal lasciare i suoi. E' rimasto nel partito solo perché voleva quanto ha ottenuto: correre per la presidenza (o così almeno sostiene il documentario della Pbs, andato in onda qualche giorno fa, con testimonianze di pezzi grossi dell'uno e dell'altro fronte).
4. Ieri McCain ha tirato in ballo il patriottismo di Obama. Qualcuno gli spieghi che non sta funzionando.
5. Gli Obamas quasi non parlano più. Adesso gli interessa la macchina, spiegare come si vota alle centinaia di migliaia di persone che lo faranno per la prima volta e informare, soprattutto i giovani e la comunità nera che ai seggi non si mettono magliette e spillette pro qualcuno. Visto quanto è venerato qui e la, non ci sarà da stupirsi se martedì prossimo capiterà che qualcuno sia rispedito a casa a cambiarsi.
6. Chicago sembra allegra, pronta a votare. Ma non così presa dalle elezioni (abbiamo visto ancora poco o semplicemente qua non c'è stata campagna e la febbre salirà solo il giorno del voto?)

- 2 Le previsioni di Larry Sabato

1 novembre 2008

poverina

Le mancava solo questo. Sarah Palin è stata raggiunta al telefono da due noti comici canadesi, che sono riusciti a fingersi niente meno che il presidente francese Nicolas Sarkozy. Uno dei due parla in inglese con un accento francese grottesco e poi confessa alla Palin che anche lui ama la caccia; lei dice che dovrebbero cacciare assieme, e lui risponde: "basta non portare Dick Cheney!". E lei se la ride: parecchi momenti grotteschi, da sentire assolutamente. Qui la notizia sul New York Times e qui l'audio della telefonata.

Dai nuovi media ai vecchi media; il pendolo di Obama

Un lungo articolo con molti utili link di Antonio Sofi (da Apogeo) sui 30 minuti di spot a reti unificate di Barack Obama (l'avesse fatto Berlusconi da noi, certo, l'avremmo vista diversa..)

Battuta del giorno

L'ha fatta l'ex capo di gabinetto dell'amministrazione Reagan Ken Duberstein (del quale si parla anche nel post qui sotto). ha deciso di votare Obama perché non riesce a capire la scelta della Palin: "Anche da McDonald fanno tre colloqui prima di assumere una persona".

Perché Obama vuole la Virginia (e altre amenità)

1. La Cnn ha un bel servizio sui motivi per cui il senatore democratico ha messo tante energie su uno Stato mai vinto dal suo partito dal '48. In breve: il governatore Tim Kaine è un suo grande amico e tra i primi sponsor politici della sua candidatura, lo Stato è quello della confederazione e del commercio degli schiavi, per promuovere l'idea di essere un leader capace di unire, Obama deve portare a casa qualche Stato del Sud - c'è anche la North Carolina e...forse la Georgia. Per finire, se i democratici vincono in Virginia, alle otto di sera di martedì è finito quasti tutto.
2. Un'altra defezione: l'ex consigliere di Reagan Ken Duberstein ha detto che voterà Obama. Il veccho establishement repubblicano, quello in semi pensione, sta passando tutto con il democratico.
3. L'argomento di Arnold Schwarzenegger per McCain - ieri è andato in Ohio, uscendo dal guscio per la prima volta - è il seguente: "Dobbiamo far fare a Obama un po' di ginnastica...con quelle gambette...anche le sue idee hanno bisogno di carne. Non come quelle di McCain che è una roccia". In Italia lo abbiamo chiamato celodurismo, funziona, per carità.
4. Meglio la battuta di Hillary su Halloween: "Volevo vestirmi quest'anno, qualcosa di davvero pauroso. Ho deciso che avrei meso i panni di George W. Bush, ma il vestito non c'era più, l'aveva già addosso McCain". Il maverick non si pentirà mai abbastanza di averlo indossato.

Il governo Obama

Neanche ci sono state le elezioni, il cui esito sarà comunque incerto fino alla fine, che già si parla di chi sarebbe dentro il futuro Gabinetto Obama. Politico fa un primo toto-ministri. La figura chiave è il "White House Chief of Staff", la vera eminenza grigia di un presidente americano. Lì nel toto-ministri spiccano due figure: uno è Rahm Emanuel, uno dei democratici più centristi, l'altro è Tom Daschle, ex-senatore e, dicunt, l'uomo che più ha creduto in Obama e gli ha creato i contatti giusti a Washington. Ecco la biografia ufficiale di Daschle sul sito del think tank progressista CAP con cui collabora. Ne sentirete parlare ancora.

E' morto un grande storico, è morto un grande di Chicago

E' morto Studs Terkel, un grande intellettuale che ha ricostruito le vicende del suo paese attraverso la storia orale della gente comune. Qui su Osservatorio Usa un suo breve ricordo e un video di cinque anni fa, dove era uno splendido 91enne. L'intervista, tenutasi a Berkeley, comincia così: "sono nato nel 1912. Quando è affondato il Titanic, sono venuto fuori io".

Katrina ti ha sbattuto fuori casa? E vuoi pure votare??

La Cnn ha attivato da giorni un numero di telefono per farsi segnalare guai nel processo elettorale. Dell'Ohio e delle sue liste di registrazione al voto hanno parlato in tanti. Altri casi (e articoli) li abbiamo segnalati qui. L'ultima, segnalata dal network, è la preoccupazione degli sfollati non ancora tornati a New Orleans o di quelli appena tornati di essere registrati nel posto sbagliato o non essere registrati affatto. Lo Stato ha rassicurato Cnn, c'è un numero verde e tutto dovrebbe essere sotto controllo. Per la verità, la Louisiana è uno Stato rosso blindato, e quindi, anche se ad avere eventuali problemi sarebbero i neri (ninth Ward il quartiere più colpito è afroamericano) non ci sono rischi che qualche eventuale porcheria favorisca i repubblicani. Sono già favoriti.

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Nel Grand Old Party comincia la fronda

Ecco un articolo di due figure relativamente importanti dell'ala conservatrice del partito pubblicato da Politico. Di chi è la colpa? Di Bush e Rove, già proprio lo stesso che fino a due anni fa era l'eroe dei conservatori, il genio, il cervello. La tesi è che il partito e l'amministrazione hanno isolato e messo in un cantuccio tutti quei conservatori che criticavano la Casa Bianca. Può darsi sia vero, ma l'ipotesi di rilancio dei due è ancora più improbabile: . Né Cameron, né Sarkozy sono stati così ingenui da rilanciare De Gaulle e Thatcher (Sarkò è l'anti Chirac, anche in questo senso). Il mondo è diverso dal 1980 e Obama, se vince, vince anche per quello.