11 settembre 2008

La demografia democratica

Oggi è l'11 settembre e i due candidati faranno i bravi senza attaccarsi, come avrebbe sempre voluto la grande stampa (vedi il Washington Post) e come prometteva Obama agli inizi della sua campagna. Poi ci si è accorti che non si porta la gente a votare senza parlare mai male dell'avversario: un po' com'è successo in Italia dove il centrosinistra che non ha mai chiamato per nome Berlusconi ha perso milioni di voti verso l'astensione, ma ancora non se n'è accorto. Negli USA invece le notizie sono di tutt'altro segno. L'ex stratega della campagna elettorale di Mondale (democratico che perse piuttosto male negli anni '80) ha imparato a fare i conti e in un magnifico articolo ci spiega che: l'effetto Palin sparirà presto; non bisogna guardare i sondaggi post-convention; se vanno a votare anche solo un po' più di giovani e neri in alcuni stati chiave Obama può colmare il gap che Kerry aveva con Bush 4 anni fa; che le nuove registrazioni in massa ai democratici ci sono proprio negli stati chiave (come Ohio e Pennsylvania) dove la battaglia per le primarie è stata più dura. Certo, bisogna proprio non guardarli i sondaggi post-convention: per esempio in New Mexico sembrerebbe che Obama si sia mangiato un grosso vantaggio nei confronti di McCain nel corso dell'estate, in Virginia la situazione è sempre in bilico ma ora pende un po' di più verso McCain. Il campionato è lungo e ci sono ancora molte partite da giocare.

10 settembre 2008

Will I vote? Qualche nota sul voto giovane


Potrebbero essere una chiave per la vittoria democratica alle elezioni, ma, fa notare Slate, dovevano già esserlo nel 2004. Non fu così, perché allora i giovani votarono di più, ma anche i non giovani. Andrà così anche stavolta? Forse no. Questo articolo su Slate dice, tra le altre cose che: nel 2006, un midterm carico di significato, ma pur sempre un midterm, i giovani hanno fatto la differenza in Montana e Virginia (due terreni cruciali anche stavolta); che spesso in molti non si registrano per difficoltà e dimenticanza, ma stavolta Obama ha messo su un'operazione apposta. Ecco una ricca analisi di Time (un numero di febbraio, quello della foto), una di E. J. Dionne e, per finire, il sito di Circle, organizzazione che si occupa di educazione civica e voto giovanile. Molti dati specifici e sintetici.

Un libro da leggere sul post 9/11, l'ultimo Woodward

Sarà uscito adesso per influenzare la campagna elettorale o perché sono gli ultimi mesi di Bush? Bob Woodward, che per i più giovani è uno dei due giornalisti che ha fatto scoppiare il Watergate e determinato le dimissioni di Richard Nixon, ha appena pubblicato (o forse il libro esce a giorni, goddamit, a Minneapolis non c'era ancora) The War within. Non c'entra con l'11 settembre, ma è in qualche modo la storia del dopo, di quello che l'attentato alle Torri gemelle ha prodotto e di come ha caratterizzato gli otto anni della presidenza bush. Ecco lo speciale del Washington post, dove lavora. Ci sono quattro ampi articoli e un'intervista video.

Amenità elettorali/2

Esistono solo due stati nei quali il sistema "winner takes all" non si applica, il Maine e il Nebraska. I voti elettorali di questi due stati (rispettivamente 4 e 5) possono essere divisi tra più partiti, anche se questo nella pratica non è mai accaduto. C'è uno scenario nel quale potrebbe essere importante provare a conquistare almeno uno dei 5 voti elettorali del Nebraska, ovvero se le elezioni si concludessero in pareggio (269 a 269). Può accadere se Obama conquista esattamente gli stessi stati di Kerry più Iowa, New Mexico e Nevada (scenario possibile). Per questo i democratici hanno aperto un ufficio elettorale a Omaha, la città più multiculturale del Nebraska. Sai mai..

Amenità elettorali

Negli Stati uniti votare a volte è complicato. Le organizzazioni a difesa dei diritti civili hanno spesso denunciato i trucchi attraverso i quali le minoranze vengono disincentivate ad andare al voto nel giorno delle elezioni (per esempio, la collocazione di poche macchine per il voto nei quartieri più popolari).

Civil rights groups fear that an unprecedented minority voter turnout due to Democratic presidential nominee Barack Obama might be countered by efforts to intimidate or otherwise block people who seek to cast their ballots.

Ieri 42 associazioni hanno incontrato il Segretario alla giustizia per ottenere rassicurazioni (anche se i suoi poteri in materia sono limitati) rispetto al corretto svolgimento delle operazioni di voto nei quartieri più "a rischio". Ecco il link all'articolo dell'Associated Press che racconta dell'incontro di ieri.

9 settembre 2008

Dedicato ai democrats de' noantri

Su la testa, scrive il New York Times: ciò che c'è di buono oggi in America lo si deve ai liberal, che oggi si vergognano anche di definirsi tali. Leggetevi l'elenco di conquiste liberal d'oltreocano e pensate quanto sarebbe più lungo se si facesse a proposito della sinistra in Italia. La conclusione è valida forse anche da noi: "Odiare se stessi è una cosa terribile. I Liberal dovrebbero smetterla".
Tutto questo mentre la destra ci crede, e dati alla mano scrive che "porca miseria, ce la possiamo fare in realtà". La realtà però sta cambiando e anche i salvataggi non sono più quelli di una volta: ecco una spiegazione da manuale dell'Economist di come il governo Bush ha salvati i due giganti dei mutui americani.

Preoccupati per Obama?

Siete preoccupati? Pensate che alla fine le armate del partito repubblicano riusciranno a prevalere comunque e a imporre di nuovo la legge della paura e della tenebra? Siete di quelli che paragonano Karl Rove al Sauron del Signore degli Anelli e immaginano che gli elettori evangelici siano più feroci degli orchetti? Cerchiamo qui di rassicurarvi, anche se un mese e mezzo fa si era tutti più sereni. Nel link trovate un articolo di tre importanti specialisti di questioni elettorali, che hanno scritto il 24 luglio una breve analisi per sostenere, numeri alla mano, perché queste sono le elezioni nelle quali vincerà un democratico, persino uno nero (e qui il link alla lunga riflessione della New York Review of Books proprio su questa faccenda della razza).
Rispetto ad allora le cose vanno meglio per McCain, ma l'analisi sembra reggere (anche su Marco Polo trovate oggi dei riferimenti ai fondamentali elettorali che in queste elezioni favoriscono i democratici): insomma, sta a Obama non fare il solito democratico e perdere le elezioni da solo come un Dukakis qualsiasi.

8 settembre 2008

Ancora Virginia e sondaggi

Qui accanto c'è una mappa elettorale con i dati stato per stato. E' aggiornato ogni giorno. Non riprende i sondaggi nazionali. Nei quali, oggi, McCain supera Obama per la prima volta. Presto per dire se è l'effetto convention, quello Palin o una tendenza destinata a durare. Vedremo tra una settimana se c'è da preoccuparsi - il GOP che abbiamo visto a Minneapolis era vecchio, di destra e senza idee, non sarebbe un bene trovarselo di nuovo al potere. In Virginia la registrazione è andata così, a livello nazionale, invece, ci sono 2 milioni di democratici in più e 340mila repubblicani in meno rispetto al 2004.

Paradossi della storia: il New Deal, i repubblicani e la nazionalizzazione di Fannie e Freddie

Tra le cose per cui verrà ricordata la presidenza di George W. Bush ci sono la tortura, la guerra, gli scandali di ogni genere, lo sfondamento oltre ogni limite del deficit pubblico e... l'intervento pubblico in economia. Il paradosso dei paradossi e la dimosrazione di come le teorie ribadite a Minneapolis fino a due giorni fa dal suo partito, valgano solo come strumento per garantirsi iconsensi dell'America profonda. Il governo americano ha comprato miliardi in azioni di Fannie Mae e raddie Mac, giganti della garanzia ipotecaria che assicurano lo scoperto bancario per prestiti immobiliari di diverse banche e dunque una porzione enorme dei mutui che le famiglie Usa non riescono a pagare. Ovvero, Washington ha operato il più imponente intervento in economia dai tempi di Franklin Delano Roosevelt e del New Deal. Bel paradosso. Anche se non del tutto nuovo: per i contractors in Iraq, per Halliburton e Blackwater il mercato non è mai esistito. Campano di commesse pubbliche.
Non si poteva fare altrimenti, certo. Ma alla convention ci è stato spiegato che era ora di tagliare la spesa, che Washington e la burocrazia non si devono mettere sulla strada delle forze del mercato. Oggi il mercato vorrebbe che chi ha prestato soldi senza garanzie fallisca, chi se li è fatti prestare e non può pagare finisca per strada e così via. E così è stato fino a quando la crisi non è arrivata alle istituzioni finanziarie e a mettere a rischio Wall street. Aspettiamoci di sentire strepiti e urla quando il Congresso democratico - quello è una certezza - approverà spese per infrastrutture che hanno disperato bisogno di essere rinnovate o costruite (i treni, ad esempio). Non siamo mica l'Unione sovietica, incalzerà qualche senatore repubblicano.
E come si recupereranno i soldi spesi? Con le tasse? A Minneapolis abbiamo sentito dire che le tasse verranno tagliate, a prescindere dal deficit e dalle esigenze di bilancio - compresi i soldi per l'Iraq che se verrà eletto McCain continueranno a prosciugare le casse. Una strana, incoerente, improbabile teoria economica. Più ideologica del piano quinquennale bulgaro e altrettanto inefficace.

E poi ci sono queste cose..

Altro che Sarah Palin o le folle da stadio di Denver. Le battaglie elettorali si vincono, soprattutto, con la bassa cucina e l'organizzazione. Mentre in Ohio si cambia la legge per la registrazione al voto allo scopo di favorire la partecipazione (e quindi i democratici, in questo caso, che nel 2004 persero lo stato per 100 mila voti), in Virginia (altro stato in bilico) si discute sulla registrazione al voto degli studenti che risiedono nel loro campus: i democratici li stanno registrando in massa, ma è in corso una battaglia sull'interpretazione della legge che permetterebbe di farlo (alcuni pensano che i ragazzi dovrebbero tornare a votare a casa nello stato dei genitori, altri no). Tra poco il Board of Election della Virginia farà conoscere le nuove guide linea sulla questione: la penna che le scriverà sarà democratica o repubblicana?

7 settembre 2008

Si chiama Schmidt, Steve Schmidt

E' lui l'uomo dietro lo stile aggressivo della convention repubblicana. Steve Schmidt è un allievo di Karl Rove ed è il direttore della campagna di John McCain. Ecco un suo ritratto sul New York Times. Su New Republic invece un bell'articolo ci spiega perchè, ad un certo punto, Barack Obama abbia smesso di fare il Community Organizer e si sia buttato in politica: non per proseguire il suo lavoro ma per fare qualcosa di radicalmente diverso.

6 settembre 2008

Il trash corre sulla rete

Questa foto circola da qualche giorno. Il fatto di averla ricevuta già tre volte, dimostra che con la scelta di Sarah Palin, McCain ha toccato un nervo scoperto.

The party's over...rassegna del mattino

Sei e mezza del mattino, l'abitudine a non dormire si è cronicizzata. Ecco lo score di Michael Tomasky sulle due convention, da Slate un divertente confronto dei quattro discorsi di accettazione fatti dai quattro candidati e un fact check interattivo del New York Times (dopo la retorica le cose come sono) e un'intervista di confronto da American a James Humes che ha scritto discorsi per cinque presidenti. l'editoriale di The Nation ("un partito bianco con un'agenda dettata dall destra, contro un partito diverso come non mai"). E poi LA Times sui due vice ("Non scelti perché servono a vincere in uno Stato, è una novità) e due New Yorker su McCain prigioniero di guerra del suo partito e la big night di Obama nello stadio dei Broncos. E per finire l'editoriale del Washington post: candidati non convenzionali, agenda troppo convenzionale.

5 settembre 2008

Biden su McCain (e le cifre sulla disoccupazione)

La disoccupazione cresce. Di nuovo. Più disoccupati a lungo termine, più a breve, meno gente sul mercato del lavoro, più doppi lavori. Vedo un comizio di Biden su C-Span. Bravo, un bel lottatore, furbo retore. "McCain è mio amico, davvero mi ha chiamato, quando ho ricevuto la nomination, siamo stati insieme in Grecia e mi ha portato a mangiare al porto" e così via. Ma sulla politica? Beh "Non andiamo d'accordo". Cosa ho sentito dalla convention? "Il problema è quello che non ho sentito: la parola middle class, la parola sanità, la parola lavoro, la parola ambiente. Le cose che contano per the american people". E sul lavoro, spiega quanto è grave: "il lavoro definisce una persona, le da identità". Non credo, ma posso sbagliare, che la convention repubblicana funzionerà. Ci sono più volontari e arrivano più fondi da quando Sarah Palin ha parlato. Sono i conservatori religiosi. Ma quella è una fetta della società americana, che pesa meno di quanto non pesasse nel 2004.

Un discorso moscio: i commenti a MCain

E' piaciuto più a me - per la costruzione, non i contenuti - che non alla maggior parte dei commentatori politici. I liberal, la sinistra, ridicolizzano McCain per aver rubato lo slogan a Obama ed averlo condito con una ricetta scialba e invecchiata. Ecco John Nichols da The Nation, e il liberal The New republic. Ed ecco la pagina dei commenti del Washington Post, tutti negativi: noioso e vuoto, e per uno che rincorre, il business as usual non basta. Un bel dibattito sulla National review - delusi , neutri, mi pare nessun entusiasta - e il blog di Mother Jones, che spiega che McCain ha nominato 43 volte la prigionia e 8 gli anni al Senato.

Retorica marziale e cambiamento, the Mack prende le distanze dal partito


Niente cattiverie nella nottata di Saint Paul. Non è roba per McCain. Ma un po' di furbizia sì. In un discorso molto retorico e indovinato, McCain completa il lavoro fatto dai suoi il giorno prima. Lui è il maverick, il cane sciolto. Il suo partito fa schifo? Otto anni di Bush sono un disastro? Che problema c'è? Il senatore dell'Arizona porterà il cambiamento a Washington, caccierà le lobbies, governerà a prescindere dalle appartenenze di partito e, naturalmente, difenderà la primazia degli Stati Uniti d'America.
"Il partito di Reagan e Roosevelt (Theodore), torna alle origini", ha detto, dopo aver criticato implicitamente i suoi. Con chi oltre a lui, che, e questo è un dato incontrovertibile, ha lavorato in maniera indipendente, spesso meglio con gli avversari che con i suoi? Qui in Minnesota non si sono viste facce nuove tranne una, quella della vice Palin, che non ha niente di nuovo, ma rappresenta anzi la parte peggiore della coalizione che sostiene il Grand Old Party. Certo, McCain è uno che fa da solo, ma questo, da un punto di vista razionale e del governo di un Paese come gli Stati Uniti, non è tranquillizante. Un Paese non è una squadriglia di aerei.
E poi, di nuovo, sulla sua storia personale, bella e terribile, che però non rende McCain uno pronto per comandare più di quanto quella di Obama non renda adatto lui. Può servire però a parlare agli elettori, a farsi conoscere, anche se per quello c'è già stata una giornata intera.
Il messaggio di cambiamento non era all'origi
e della campagna McCain, che ha saputo però riprenderlo e renderlo digeribile alla sua base. Programmi? Poco o niente, sappiamo che la sua presidenza farà tornare grande gli US of A ma è evidente che nemmeno lui sa come: a un certo punto si è infilato in una spiega sul fatto che c'è la globalizzazione e ci sono le nuove tecnologie imbarazzante. Non è roba per lui. E non sarà Sarah Palin a spiegargliele. Cosa vuol fare se presidente? Centrali nucleari, meno tasse che creeranno benessere - tremate disoccupati dell'Ohio, ve lo raccontano da otto lunghi anni - trivellazioni ("we are going to do it and we are going to do it now"), botte sull'Iran, la Russia. E poi qualche attacco non scorretto a Obama, che però caratterizza come un liberal anni 70.
McCain sarà un osso duro. Anche i suoi strateghi sanno fare il loro lavoro e l'impressione dalla serata di ieri, non da stasera, è che Karl Rove o qualche suo adepto ci abbiano messo lo zampino. Ma non nel discorso di oggi. Quella sembra farina del sacco di McCain.

McCain ha parlato, ecco il video

Ecco qua il solito link al discorso della sera. Come sempre Msnbc carica per prima il video. Ma su una pagina dove ce ne sono anche altri, basta scegliere quale si vuole vedere.

Cronahce da Saint Paul, il capolavoro repubblicano: fare l'opposizione a se stesso

Non c'è dubbio, ascoltando gli interventi che si susseguono dal palco l'impressione è quella di ascoltare i discorsi di un partito che si oppone a se stesso. Gustab ha tenuto lontano Bush, Cheney e Condoleezza non era nemmeno prevista. Nessun membro dell'amministrazione in carica si è presentato. Il Grand Old Party si affida mani e piedi all'uomo scomodo che ha sempre detestato, allo scavezzacollo. L'apparato repubblicano sa di perdere il Congresso e sente di aver fatto la scelta migliore possibile (non so se l'ho scritto ma dieci senatori in carica mancano perché sono a casa a fare campagna elettorale). Anche oggi gli attacchi sono a Washington e a quelli del “palazzo" e le batute su quelli che sanno parlare bene, contrapposti a quelli che parlano chiaro. Ma non siamo allo spettacolo improbabile del giorno prima, tutto scorre più moscio. Tra mezz'ora parla the Mac e, si dice, fornirà un'idea della sua presidenza. Il lavoro sporco lo hanno fatto gli altri e lui, come Obama, non sembra tipo da lavoro sporco. Prima di lui sul palco sarà la volta di Cindy.
Ecco qualche anticipazione dal discorso

For Immediate Release
Thursday, September 4, 2008
Contact: Joanna Burgos
(651) 467-2728

Excerpts: Remarks by Senator John McCain

SAINT PAUL, Minn. - This evening U.S. Sen. John McCain will accept the Republican Party’s nomination for President of the United States. Excerpts from Sen. McCain’s acceptance speech, as prepared for delivery, are below.

On running mate Alaska Governor Sarah Palin:

"I’m very proud to have introduced our next Vice President to the country. But I can’t wait until I introduce her to Washington. And let me offer an advance warning to the old, big spending, do nothing, me first, country second Washington crowd: change is coming."

On solving problems in Washington:

"The constant partisan rancor that stops us from solving these problems isn’t a cause, it’s a symptom. It’s what happens when people go to Washington to work for themselves and not you.

Again and again, I’ve worked with members of both parties to fix problems that need to be fixed. That’s how I will govern as President. I will reach out my hand to anyone to help me get this country moving again. I have that record and the scars to prove it. Senator Obama does not."

On love of country:

"I fell in love with my country when I was a prisoner in someone else’s. I loved it not just for the many comforts of life here. I loved it for its decency; for its faith in the wisdom, justice and goodness of its people. I loved it because it was not just a place, but an idea, a cause worth fighting for. I was never the same again. I wasn’t my own man anymore. I was my country’s."

4 settembre 2008

Il tabù delle tasse e le due campagne

Ecco il sito del Tax policy center, che confronta le proposte delle due campagne in materia fiscale e un confronto degli effetti sulle famiglie. Non differenze gigantesche, ma rischi maggiori per il deficit da parte repubblicana e una forma di redistribuzione lieve da parte di Obama. Qui all'Hubert Humphrey institute c'è appena stato un dibattito dove si sono confrontati John Taylor, della campagna McCain e Austan Golsbee per Obama (più due autorevoli academics, come del resto i due di parte). Spero di fare un ampio riassunto, alcune cose sono interessanti. Almeno gli accademici sembrano avere chiari alcuni problemi. Il repubblicano è stato però molto vago, come è noto, McCain non è appassionato di economia.

"Un discorso efficace". Le reazioni a Palin, una rassegna

La scelta strategica, il tipo di discorso fatto da Sarah Palin ieri sera, è piaciuta. Il dubbio dei commentatori più neutrali è se il tentativo di galvanizzare la propria base sia la sclta giusta, se non rischi di spaventare quella parte dell'elettorato indipendente e moderato a cui la candidatura McCain diceva qualcosa. Le scelte fatte con i discorsi di ieri (non solo Palin, ma Romney e Giuliani) somigliano molto alla strategia alla Karl Rove, che non al tentativo di raccogliere nuovi voti. Qualcuno dice che senza nuovi voti e contro la capacità di mobilitazione di alcuni settori che ha Obama, la base elettorale di Bush non basta più. Chissà se è vero. Ecco cosa pensano Michael Tomasky di Guardian America, Mathew Iglesias del Washington Post, il Christian science monitor, il New York Times sul paradosso dei repubblicani che corrono come fossero l'opposizione e poi due voci agli opposti: National review e The Nation.

Premiata macelleria repubblicana. La convention diventa trash ed esalta la platea

La figlia di Sarah Palin con il fidanzatino che si guardano nello schermo.. .“Amo' stamo in televisione", direbbe se fosse romana. La penultima figlia che si lecca la mano e ci pettina il più piccolo, quello down, naturalmente in bella mostra. E poi attacchi a quella fighetta di Obama e l'esaltazione della carriera della vice nel potere esecutivo. Il pubblico che grida drill baby drill, trivella, baby trivella. Rudy Giuliani, che teneva il keynote speech, in teoria la visione del partito, ha picchiato duro e spiegato che è l'ora di meno tasse e più lota al terrorismo. E che la guerra in Iraq è vinta. La serata fa spavento, tocca l corde più basse del pubblico e dell'elettorato americano. Due mavericks, due cittadini qualunque, tosti, rozzi, eroici o madri di famiglia, contro il laureato nella grande università che, “pensate, ha fatto il community organizer" ha sghignazzato Giuliani nel delirio.
Se gli americani scegliessero la strana coppia c'è da farsi venire i brividi. Questa è la pagina di Msnbc dove vengono caricati i video sei discorsi. Per ora ci sono solo Huckabee e Romney. Presto arriveranno Giuliani e Palin. Chi ha il tempo li guardi e ci pensi su.

Anticipazioni del discorso di Palin e degli altri

A quest'ora italiana non le leggerà nessuno, ma noi le carichiamo. Fa chic.
La guerra di Palin contro i media continua. Botte su chi la critica e disegno di un profilo da outsider, un po' alla Obama, ma agressiva e conservative. "Ho una notizia per giornalisti e commentatori - dirà tra un paio d'ore - non vado a Washington per cercare le loro buone opinioni, ma per servire la gente di questo paese". La Palin si raffigurerà come "una mamma nella media, che si è iscritta a partecipare ai consigli scolastici perchè voleva rendere migliore l'educazione pubblica dei miei figli". "Quando mi sono candidata per cariche pubbliche - dirà - non ho avuto bisogno di focus group e profili degli elettori, perchè conoscevo quegli elettori, e anche le loro famiglie". Fare il sindaco di un piccolo paese. ha aggiunto, facendo riferimento alla sua esperienza passata e a quella di Obama, "immagino sia un pò come fare 'l'organizzatore comunitario, tranne che hai responsabilità reali".
Prima, Mitt Romney avrà attaccato Michelle Obama, perché lui, dirà, è sempre stato "fiero del suo Paese come tutti voi" e Huckabee e Giuliani se la saranno presa con Barack Obama. Romney, ci vuole la faccia di bronzo abbronzata che ha lui, ha detto: "il budget è raddoppiato dagli anni 80. Voi che dite è una cosa liberal o conservatrice? Liberal (dal 1980 ci sono state due amministrazioni democratiche e cinque del GOP, le prime una cosa hanno fatto: rimettere a posto le finanze pubbliche). Ma lui, che di affari se ne intende, lo sa, E poi attachi pesanti al senatore avversario che "non ci avrebbe mai fatto vincere la guerra come stiamo facendo in Iraq".

Tre sondaggi, Obama passa in testa in Ohio

Barack Obama ha di che sorridere. In un sondaggio condotto da Time e dalla Cnn in tre stati chiave è in vantaggio. Ampio in Iowa e Minnesota, mentre continua il testa a testa per espugnare l'Ohio, dove il vantaggio è ridotto a due punti. Lo Stato è chiave e Obama era in svantaggio qui da settimane se non mesi. In Minnesota, lo stato della convention del G.O.P., il candidato democratico batterebbe il rivale 53 a 41. Nel sondaggio nazionale giorno per giorno il vantaggio è di sei punti.

3 settembre 2008

McCain alla guerra dei media (e ieri Thompson contro Obama)

Attacco ai media per salvare Sarah. La campagna di John McCain ha dichiarato guerra senza quartiere al Quarto Potere, tv e blog compresi, colpevoli di aver lanciato "una crociata" per distruggere la vice del ticket repubblicano Sarah Palin con "attacchi feroci e scurrili" sulla sua vita personale. Lo stesso McCain ha cancellato un'intervista con il decano della Cnn Larry King, furibondo per come era stato strapazzato dalla tv satellitare statunitense un suo giovane portavoce (c'è un post qui sotto sull'intervista). Fred Thompson, è saltato alla gola dei "pezzi grossi dei media e ai soloni di Washington" che la candidatura della Palin "ha gettato nel panico". E ha definito Obama un telepredicatore che scrive discorsi che piacciono ai critici europei dell'America. Oggi gli è venuto dietro, facendo il giro dei talk show, l'ex sindaco Rudy Giuliani a cui è stato affidato il discorso chiave, il keynote speech (altro bel sintomo di debolezza, Giuliani ha straperso le primarie). "Pensa veramente che il ticket può vincere se per due mesi prima del voto sta in guerra con loro?«, si chiede il blogger dell'Atlantic, Mike Ambinder. E lo stesso Larry J. Sabato, nella discussione di cui parliamo qua sotto, ha detto: "ricordatevelo, il candidato che attacca i media è quello che sta affogando". In America, forse, non in Italia.

Elezioni, le idee dei pandits in diretta (o quasi) dall'università del Minnesota. Brutte notizie per il G.O.P.


La mattina di oggi, qui all'Hubert Humphrey institute era dedicata alla poltica estera, al grande Medio oriente. Un tema complicato e articolato, domani c'è Kissinger e oggi ha parlato Lieberman, alla fine faremo un riassunto Qui sotto il post con i link ai riassunti della giornata e alla diretta o differita. Intanto però vale la pena ricordare alcune cose dette dagli esperti di sondaggi e analsiti di politica. In due giorni, qui hanno parlato Larry J. Sabato il mago delle previsioni, Charlie Cook analista in voga, Andrew Kohut direttore del Pew research centre , Thomas Mann (che nome coi fiocchi) della Brooking institution e Vin Weber, ex deputato e presidente di una fondazione pro-democrazia nel mondo. L'impressione generale di questi para scienziati della politica, che di questi tempi sono sempre in Tv e sui giornali, è quella di un clima disastroso per i repubblicani. Sabato racconta di un sms appena arrivato da un ex ufficio stampa di un senatore conservatore. C'è scritto: "ma dal vivo è così disastroso come sembra in televisione".
Mann ricorda come alla convention di Denver il clima fosse elettrico, gli oratori scelti azzeccati e la gestione della comunicazione del messaggio perfetta (e questo è la grande capacità di Obama). "Qui invece hanno dato Palin in pasto alla stampa e la scelta ha attirato l'attenzione per due giorni, mentre il focus deve essere il candidato". Quanto alle scelte bipartisan che i due promettono, a Mann non è sembrato di vedere grande convergenza nelle due platee. Se McCain dovesse parlare di alcuni temi sui quali ha lavorato con i democratici, nei termini in cui ci ha lavorato, la platea non sarebbe affatto contenta". Un ottimo esempio è l'immigrazione: il senatore aveva scritto una legge moderata con l'odiato Kennedy.
Sabato: "La struttura complessiva di queste elezioni pende verso i democratici. Non è solo Bush. Ciclo politico, economico, la guerra, otto anni di presidenza repubblicana...quando ha vinto Bush senior c'era stato Reagan, l'economia tirava ed eravamo in pace. McCain può solo giocare a fare l'underdog, tirare i dadi a ogni turno e sperare vada bene. Palin è un lancio di dadi, una scommessa. L'unica debolezza possibile di Obama resta la razza. Nel 1989 abbiamo eletto il primo governatore nero in Virginia. Nei sondaggi e persino negli exit polls aveva 10-15 punti di vantaggio, ha vinto di due-tre punti".
Cook è d'accordo: "Per ragioni generazionali questa elezione cambia il ciclo politico. Credo che siamo alla fine dell'epoca Nixon, ci ha pensato Bush a spostare le nuove generazioni. La partecipazione dei latinos, che crescerà e sembra propendere per i democratici è un altro fattore. L'unico problema grosso di Obama sono i bianchi over 50"
Andrew Kohut crede che la scelta di Palin non servirà a convincere le donne, che votano in maggioranza democratico comunque, poi spiega che l'elettorato delle primarie democratiche è raddoppiato. "Una causa è la partecipazione dei giovani alle elezioni, una novità cominciata nel 2004. Guardare a quanto crescerà questo segmento, quanto i latinos e quanti afroamericani voteranno è una chiave per sapere chi vincerà".
Vin Weber (conservatore): "A McCain sarebbe stato utile fare il Sarkozy, che per farsi eleggere ha sconfitto anche De Villepin, l'uomo del suo schieramento legato al presidente impopolare. Peccato che nessun candidato repubblicano delle primarie fosse l'uomo di Bush". Una piccola notazione: Sarkozy aveva preparato la sua strada per almeno un paio d'anni. Weber parla anche di Change: "La gente lo vuole, ma poi non vuole che le cose cambino, vorrebbe solo che andassero meglio. Ecco, McCain deve cercare di spiegare che lui è agente di cambiamento, ma a destra e spaventare l'elettorato con i possibli cambiamenti di Obama". Mann non concorda, gli americani sono pragmatici, se vedono che una misura funziona, migliora le cose, la adottano.
In italiano, questa possibilità si chiama perdita di egemonia del pensiero conservatore e reaganiano - con i democratici che hanno detto addio al loro messaggio liberal dei '70 e dopo otto anni, o forse sedici, hanno trovato, forse, una nuova chiave.
Dall'università è tutto. Domattina - per chi legge le notizie sulla convention.


Fare politica o fare comunicazione?

Le domande della vita. Due link molto interessanti, vale la pena dedicargli un post e una certa attenzione. Il primo riguarda le vicende politiche repubblicane negli stati dei grandi laghi: Ohio, Michigan, Pennsylvania, Wisconsin, Illinois e Iowa (il titolo è "Has the GOP lost its Great Lakes govs?", e si trova su Politico). Come mai questi stati dieci anni fa erano guidati da un governatore repubblicano, mentre oggi sono tutti democratici? La domanda viene girata a molti rappresentanti del GOP del midwest "allargato" rappresentato da questi stati:

Prominent Republicans throughout the region offer different diagnoses for the problem — and differ on just how worrisome the heartland woes are. But all agree that the GOP must focus on appealing to voters' day-to-day concerns, highlighting kitchen table issues in a region where times are tough and many are fleeing for the Sunbelt. (...) "We haven't been that good on jobs and the economy," said Rep. Pete Hoekstra, a veteran member of Congress from western Michigan who is gearing up for a gubernatorial run in 2010. "Democrats have really hammered us on trade and manufacturing."

Altri repubblicani dicono che se è duri e puri sul tema dei valori, senza compromessi, si torna a vincere. Altri ancora vorrebbero una nuova miscela di populismo conservatore e riformatore (alla Teodoro Roosevelt, ci chiediamo noi?):

And pushing conventional conservatism would not be enough, he said. "Republicans should recruit candidates who are reformers, populists. A little bit of prairie populism within the confines of the Republican philosophy is a good thing."

L'esempio è proprio quello del governatore del Minnesota Pawlenty, che ha vinto in uno stato democratico ma ha scelto di far arrabbiare la lobby farmaceutica permettendo di comprare medicine in Canada ai suoi concittadini.

L'altro post viene dal blog di Chris Cillizza, al quale Rick Davis (campaign manager di McCain) dice che "This election is not about issues". Il contrario di quello che pensano i suoi colleghi di partito nel midwest. Siccome sui fatti della vita i repubblicani oggi perdono, il GOP vuole puntare tutto sulle personalità e il referendum anti-obamiano. Perché le cose vanno male e un repubblicano, in un mondo normale, non ce la dovrebbe fare: lo stesso Davis ammette che mai era stato così difficile promuovere un candidato repubblicano negli ultimi 35 anni.

2 settembre 2008

Due senatori del Gop, due modeste prese di distanze

Stamane all'università parlava il secondo senatore dell'Arizona, John Kyl, numero tre dei repubblicani al Senato. Stasera Bob Corker parlava alla stampa estera. L'impressione è che entrambi siano convinti della sconfitta e/o non in grande sintonia con il maverick e le sue scelte. Alla domanda di un colega australiano: se McCain morisse la Palin sarebbe pronta a fare il comandante i capo, il senatore Coker è riuscito a rispondere: "Non la conosco, questa settimana ero in Georgia e so oslo quello che ho letto. Ma è una donna eccezionale e la sue esperienza di potere escutivo è tale che con un po' di viaggi sarà pronta". Era imbarazzato e imbarazzante. Kyle, che è più amico di McCain, è un senatore anziano e moderato, ha invece detto: "Di certo, se eletto, Obama avrà migliori possibilità di lavorare con il Congresso, è amico della leadership democratica e avrà una maggioranza. Uno come McCain, che pure ha spesso lavorato con i democratici, è molto impulisvo e potrebbe perdere la pazienza". Non c'è molto da dire.

Incontri mattutini: think-tanks, gli esperti, i membri del Congresso a confronto

L'università del Minnesota ospita una serie di incontri paralleli alla conventione. Ieri era la volta di un convegno organizzato dal Council on Foreign Relations su Le sfide che aspettano il prossimo presidente. Energia, Iran e Russia, commercio internazionale sono i temi più trattati. Ecco il link al sommario della mattinata, chi vuole ed ha tempo può guardare queste discussioni on-line o, visto il fuso, guardare quello che è successo il giorno prima (il link è alla pagina sulla quale decidere cosa guardare). Ogni giorno si parla di un grande tema, poi si discute di politica con una serie di pundits e sondaggisti stranoti (una piccola comunità che si nutre di politica e nutre una comunità un po' più ampia di professionisti, studenti, giornalisti).
La discussione di ieri sui grandi temi impressionava per un particolare: c'è grande ansia per l'indipendenza energetica, un tema che si considera centrale anche per la sicurezza, ma non si discute MAI, di riduzione, anche minima dei consumi. L'altra cosa impressionante è l'attitudine verso l'Iran. Sia le domande che le risposte di alcuni panelists sono nette. Il problema è se è meglio bombardare direttamente, minacciare o lasciare il compito a Israele. Solo Richard Haass ha voluto ricordare cosa una bomba su Teheran significherebbe: più terrorismo, più caos in Iraq, ritardo ma non abbandono del programma nucleare e fine della possibilità di monitorarlo, crescita del consenso per il programma stesso in Iran e, magari, aumento della popolarità dell'ala estrema.

La bambina incinta e la convention. Fox e Cnn

Il messaggio è che tutti sono contenti perché non ci saranno aborti e la famiglia Palin è unita. La realtà è che la base conservatrice è un po' scossa. O almeno, parlando con qualche delegato, questa è l'impressione che se ne ricava. Dopo Gustav, anche questa vicenda - non politica - sembra cadere come una tegola sul campo McCain. Lo staff del senatore sostiene che la notizia non è nuova e non c'è ragione di non credere che questa sia la verità. Questo rende la scelta di McCain una scommessa più azzardata di quando non apparisse all'inizio: le posizioni conservatrici fanno a pugni con la maternità non voluta e fuori del matrimonio della figlia 17enne.
Tutta questa faccenda pesa perché è interna al campo che di solito usa questo tipo di argomenti bassi. Fox news ha tentato di dire che la notizia è stata fatta filtrare dalla gente di Obama e questi si è affrettato a dire che non è andata così e, che se così fosse, licenzierebbe chiunque usasse l'argomento. "La famiglia Palin è Off-limits" è la parola d'ordine.
Per capire quanto si giochi sporco nella politica americana vale un'intervista appena concessa da Tucker Bounds, portavoce della campagna McCain. Non la peggiore. La prima risposta è che i problemi personali sono e devono restare tali. Fantastico, ma non esattamente il comportamento dei gruppi legati al Grand Old Party durante la campagna elettorale. Non è lo stile di McCain, che ne è stato colpiti nel 2000, ma quello dei cagnacci che sta imbarcando per provare a vincere. Lo stesso vale per le credenziali internazionali di Palin. "Ha comandato la Guardia nazionale dell'Alaska, ha più esperienza di Obama". E qui siamo al ridicolo: il tema viene introdotto contro il senatore, ma non conta se la palla torna nel proprio campo. C'è da chiedersi dove sia il confronto politico.

Primo giorno moscio, entusiasmo relativo per le prime signore


Noioso e stanco. Il primo giorno della convention è così. La colpa potrebbe essere di Gustav, ma l'impressione è di un partito un po' disorientato, senza grandi prospettive (il partito, necessariamente John McCain), alla fine di una parabola. La comparsa di Laura Bush e Cindy McCain per spiegare quanto e come loro, le first ladies, siano preoccupate per gli Stati della costa, non ha funzionato da reagente. Applausi tanti, ma entusiasmo poco. Le due signore, poi, sembravano davvero due dame della carità, niente verve, niente idee, niente discorsi. Solo un po' di imbarazzo.
Ecco un Mark Penn, l'ex consigliere di entrambi i Clinton, che spiega come i repubblicani debbano rispondere a Obama e alla convention democratica con un'idea, un messaggio nuovo e diverso che non sembrano avere. Penn sostiene anche che Obama ha funzionato perché si è clintonizzato. Discutibile, altri analisti sostengono che il senatore abbia esagerato nei toni liberal.

1 settembre 2008

New Orleans regge, McCain dovrebbe venire a Minneapolis e la figlia 17enne di Palin aspetta un figlio fuori dal matrimonio

Queste sono le ultime notizie. Le altre sono che dieci senatori in cerca di rielezione non si faranno vedere, che la figlia 17enne di Palin è incinta (sposerà il marito, ma certo, non è un'immagine grandiosa per una famiglia religiosa, chissà la bambina avrà avuto la notizia della vicepresidenza e avrà tremato fino ad andare a raccontare il fattaccio a mamma).

Lost in Minneapolis

Che ne sarà della convention repubblicana? Ci piacerebbe saperlo, qui in un albergo su un'autostrada che porta verso l'Excel centre dove dovrebbe cominciare questo pomeriggio. Per ora i responsabili spiegano che oggi si sbrigheranno solo questioni formali. Insediamento delledelegazion e così via. Un paio d'ore e tutti a casa. Niente Bush e Cheney, niente discorsi. Più tardi sapremo altro.

PER FAVORE PUBBLICATE QUESTA FOTO


29 agosto 2005, John McCain festeggia in Arizona il suo 69 compleanno. Katrina sta già imperversando sulla Louisiana, e il presidente Bush è lì a guardare John - oggi impegnato in gare di solidarietà - spegnere le candeline (la foto è gentilmente offerta dal sito della Casa bianca - i soliti polli - e segnalata, tra gli altri, dal sempre encomiabile www.electoral-vote.com).

E l'Italia con chi sta?










Leggete questa intervista di oggi a Frattini (pubblicata dal Corriere) e l'articolo di Piero Fassino apparso sulle stesso giornale e capirete. La realpolitik è tornata regina del mondo e se ne fa largo uso, anche in Italia.

Gustav, l'America e le follie repubblicane


In differita su C-Span (la Tv publica degli US) mandano un filmato di un comizio di McCain in Missouri (che di solito vota come il Paese, chi vince qui, vince). Sul palco, McCain, Palin e poi i due contendenti credibili delle primarie repubblicane, Huckabee e Romney. L'ex governatore dell'Arkansas parla di Gustav spiegando che la risposta migliore non sarà quella del governo, ma degli americani. Che va bene parlando della solidarietà interna ad una società, ma che dopo Katrina è un po' indecente. Una mano dello Stato, un po' di organizzazione e un po' di competenza sarebbero state una buona cosa allora e serviranno oggi.
Romney parla di McCain come se non fosse quello a cui ne ha fatte di tutti i colori durante le primarie - che in confronto Hillary-Obama è uno scherzo - e spiega che il prossimo presidente è quello che il petrolio (proprio al largo della costa devastata), lo trivelleremo eccome. Nelle sue parole, Obama è come Bertinotti, uno che non vuole trivellare, non vuole il nucleare ma solo quello stupido solare. McCain spiega di essere fiero della leadership che il presidente sta mettendo in mostra sulla catastrofe ambientale. Poi presenta Sarah, "che credo che vada menzionato che ha 5 figli e un marito che è varie volte campione di guida sulla neve". Il tutto è imbarazzante, paesano, provinciale. Può darsi che piaccia. Altrettanto imbarazzante è l'idea che McCain e Palin siano i campioni della pulizia: "Se siete stanchi di come funziona Washington aspettate, Change is coming, il cambiamento arriva". C'mon, direbbero in Gran Bretagna, al potere da otto anni c'è il vostro partito e i nemici corrotti dell'Alaska sono i repubblicani (c'è un famoso ponte inutile costato miliardi che è un caso nazionale). La retorica anti Washington fatta dai due repubblicani, per carità, magari diversi dagli altri, suona più che fuori luogo.
La CNN trasmette via cavo da New Orleans, la città è vuota, le onde alte. Stamattina Gustav dovrebbe arrivare sugli Usa. Due milioni hanno lasciato le loro case.

31 agosto 2008

La Convention repubblicana è (quasi) rimandata

Per ora questa storia è all'insegna del cinismo generato dalla paura dello spettro di Katrina. Intanto domani i repubblicani, in sostanza, faranno saltare il primo giorno di Convention. Una coda di paglia lunga da Minneapolis alla Louisiana.

Gustav rovina la festa repubblicana (o forse no)

La drammatica situazione di New Orleans, che viene evacuata in queste ore, cambia il programma della convention di Minneapolis. Bush e Cheney rimarranno a Washington. Dopo il disastro e l'incompetenza di Katrina ci mancherebbe altro, farsi fotografare al party serale mentre a New Orleans si annaspa sotto l'acqua. Questa notizia potrebbe ritorcersi contro McCain - il ricordo della pessima figura e la constatazione che nulla è stato fatto per fermare l'acqua - oppure essere una manna dal cielo. L'assenza di Bush e Cheney renderà meno evidente la vicinanza tra il candidato e il presidente. E poi la giornata di domani, si dice, potrebbe diventare una specie di gara della solidarietà, McCain potrebbe tenere il suo discorso di giovedì dalle regioni colpite, in diretta sul grande schermo. Insomma, la tragedia potrebbe diventare un'ottima occasione di propaganda.

Il neoconservatore scontento della Palin

David Frum è l'inventore della locuzione "asse del male", che il presidente fece sua quando Frum lavorava come Special assistant e speechwriter del Presidente Bush. Oggi è uno scholar dell'American Enterprise Institute. Qui l'appunto sulla Palin apparso nel suo blog: non approva per nulla la scelta di McCain. E sostanzialmente fa sorgere il dubbio che l'abbiano scelta gli advisor, mica lui: "I'd guess that John McCain does not have a much better sense of who she is, what she believes, and the extent of her abilities". Possibile?

La piattaforma dei democratici...

...riassunta molto molto bene da Alessandro Coppola su Rassegna.it
E qui l'introduzione all'analisi dettagliata.

L'effetto convention e i sondaggi

Lo chiamano "bounce", è il rimbalzo positivo nei sondaggi provocato dalla Convention di partito. Per la Gallup le giornate di Denver hanno regalato a Obama 8 punti percentuale. Quanto è importante in vista della corsa finale? Il guru di Crystal Ball Larry Sabato fornisce lo storico di tutti i "bounce" del dopo convention di democratici e repubblicani, dal 1960 a oggi (utilizzando sempre la Gallup). Risultato? Impossibile dire quanto influisca realmente: per Sabato contano i fondamentali elettorali (l'importante è non steccarla la Convention, come avvenne per McGovern nel 1972). Dice Sabato:
The Crystal Ball's readers are hereby forewarned. Pretty propaganda shows can move polls temporarily, but it is the election fundamentals that determine the general election outcome.
Comunque vada alla fine i democratici hanno avuto quasi sempre un rimbalzo positivo maggiore dei repubblicani: in questo non c'è differenza tra Kerry e Clinton; la media del "bounce" in 40 e passa anni è stata del 6,8%. A leggere i numeri offerti da Sabato è evidente che non si può inferire in modo scientifico sull'effetto "bounce"; e lui lo snobba. Ne traiamo un'unica conclusione, alla Catalano: "meglio una Convention bella che una brutta". E allora a Obama è andata bene.